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Soltanto adesso che pale eoliche rotanti e trivelle petrolifere sono giunte a Potenza, si scuote la città. Una città assopita e strafottente al grido di aiuto che giunge da settori più attenti al territorio e dai giovani che non hanno avuto nemmeno il futuro lavorativo da operazioni imprenditoriali scellerate, con i territori contaminati da monnezza proveniente da altre regioni e reflui di petrolio. A Potenza, dove lo status “postofisso” imperava e tutt’ora impera come traguardo top da conquistare del cittadino. Il posto fisso è stato l’aspirazione collettiva e la debolezza esposta di una società che ha pensato di risolvere le cose a livello individuale e che perciò si è consegnata mani e piedi alla politica. Un posto di lavoro alla Regione, al comune, alla decaduta Provincia, in ospedale, in qualche ente dominato dalla politica, in banche, nella nettezza urbana, nelle scuole. Tutti posti di lavoro provenienti dall’alto , che ci siano concorsi o no. Fuori da questa schiavitù i pochi che lavorano in proprio,nei servizi o nelle attività artigianali, facendo sacrifici, per usufruire di un sostegno, a volte non sufficiente nemmeno per il bisogno familiare o personale, Tutto con sbocchi del “si vive alla giornata” non essendoci a Potenza industrie capaci di dare lavoro a quella che sarebbe la richiesta lavorativa effettiva della città. Ci sono sussulti di cultura nuovi, ma i sussulti sono episodici, a volte velleitari . E allora si va all’estero, a cercare fortuna così la Potenza del posto fisso si svuota, i residenti diminuiscono come in tutta la Lucania. Quì si è nati per migrare, raccontavano i poeti…ma si era poveri, a quei tempi… Ora si estrae l’oro in questa terra, ma non è oro per i lucani. E quell’atavico emigrare dei lucani, è ripreso. Niente valigia di cartone questa volta, ma una Laurea in tasca, ed il viaggio inizia…. Invece di voltare pagina tutti quanti e darsi da fare per far rivivere noi stessi e la nostra regione.
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GIOVENTÙ IN ESILIO
Poveri ragazzi lucani
germogli, tornati per le ferie.
Ormai coscienti di un fallimento
politico adagiato sul loro domani.
Storia protrattasi da anni e anni,
tra poco andranno via di nuovo.
Partenze amare, struggenti
tra pianto e sorriso consolante
del tutto falso, ma amorevole,
che mai riuscirà
a lenire quel forte dolore cupo,
che nel materno è tragico distacco.
Giovani da ammirare,
instaurarono corrispondenza spossante
su internet, in inglese
appreso male, scritto peggio
cercando e trovando il meglio
lontano da amori spezzati
e dagli affetti più cari,
ma non per colpe loro.
Colsero l’ultimo bricciolo di speranza,
varcando problematiche enormi
cercando nel lontano orizzonte
l’appiglio giusto, valido,
con la volontà e mente
pronte per l’occasione propizia.
L’angoscia da superare
per sentirsi vivi,
ed essere esemplari,
senza dover sbagliare
e come germoglio, crescere,
per porre una primavera
nel proprio cuore.
Vai, vai: giovane lucano !
E tu politico: zittisci parole
dalle inutili promesse
nel tentativo di ricamare parvenze
per carpire compiacenze prossime:
anche i tuoi figli, hanno compreso
e passo dopo passo calpesteranno
per sempre, la tua parola ambigua.
by Domenico Friolo
