L’EBBREZZA DI TROVARSI AD UNA FINALE MONDIALE DI START-UP

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“SE LO PUOI SOGNARE LO PUOI FARE”

DI FAUSTO VILLANI *

Sembrava quasi impossibile, eppure è successo, in 8 mesi dalla nascita della start-up Tboxchain, alla finale mondiale della Creative Business Cup (CBC) a Copenaghen #cbcup2018, dopo aver superato la selezione nazionale. Un’avventura fatta di tante emozioni e di tante lezioni di vita, che rendono vera l’affermazione di Walt Disney “se lo puoi sognare lo puoi fare”.

Il nostro gruppo era formato, oltre che da me, da Michele Cignarale, Filippo Santarcangelo, Giuseppe Pace e Giovanni Scaramuzzo, a Copenaghen la delegazione italiana si è rinforzata con la presenza di Paolo Montemurro e Carlo Magni, in rappresentanza di MateraHub, partner nazionale di CBC.

Appena sbarcati dall’areo, la sera del 25 novembre, accesi i cellulari, arriva subito la prima sorpresa, una email che ci avvisa di essere stati sorteggiati per fare il primo “pitch” della giornata del 26. Sarà un vantaggio? Sarà uno svantaggio? Certo è che questa notizia non ha contribuito a far passare una notte tranquilla.

La mattina del 26 sveglia quasi notturna per arrivare presto nel luogo dell’evento. Durante il breve percorso a piedi rimaniamo ammirati dal fiume di biciclette che percorrono le strade, dalla conseguente aria pulita, dalle strade perfettamente asfaltate (impossibile trovare una buca), dai bei  palazzi perfettamente tenuti e dal freddo pungente anche per dei montanari come noi.

Arriviamo al KEA Copenhagen School of Design and Technology, dove si svolgeva la CBC, moderna e funzionale ben incastonata in mezzo ad edifici con almeno un secolo di storia. Con il cuore in gola assistiamo all’arrivo di tutti i partecipanti e, ben presto, i luminosi e comodi spazi dedicati all’evento, diventano un brulicare di tanti colori con una sola lingua (l’inglese ovviamente) e tutti i volti hanno la stessa espressione di chi cerca di capire cosa fare e cosa succederà.

Ore 9.30, Rasmus Wiinstedt Tscherning, il Direttore della CBC, sale sul palco e descrive il programma della giornata. L’emozione dei volti era proporzionata all’orario in cui si doveva tenere il proprio “pitch” e noi eravamo i primi.

Ore 10.00 si parte, Giovanni con il suo splendido inglese tiene il pitch perfettamente nei tre minuti a disposizione, poi 6 minuti di domande serrate interrotte solo dal tempo scaduto. Come erano gli sguardi dei giurati? Incuriositi, interessati, scettici, sorridenti.

Da quel momento, scaricata la tensione, abbiamo cominciato girare da un’arena all’altra (erano quattro in tutto) per assistere agli altri pitch, riempirsi di idee, suggestioni o semplicemente ascoltare storie, scambiarsi sorrisi. Tanti incontri e tante interlocuzioni, dalle energiche e simpaticissime ragazze del Botswana di Just-Ginger che distribuivano cocktail a base di ginger per tutti; a farsi un “giro” con il visore di realtà aumentata dei polacchi di ArtApp; ad ammirare il pedale al plasma per chitarra elettrica di Gamechanger Audio; al plantare con sensori dei rappresentanti di Miomove della Repubblica Ceca; fino scoprire che il rappresentante Brasiliano di Gigoia Studios è in contatto con imprenditori Lucani per la realizzazione di gallerie d’arte in 3D e poi i tanti altri che non possiamo tutti citare qui.

Quello che non manca mai, quando vai all’estero, è di incontrare altri connazionali, al deck di registrazione c’era Valeria; più tardi abbiamo incontrato Gioia Arieti, entrambe partecipavano come volontarie all’organizzazione. L’incontro più sorprendente è stato sicuramente quello con Alessandra, italiana di Roma che vive in Cina e rappresentava proprio la delegazione cinese.

Giorno 27, ore 9.00, si arriva al KEA con l’ansia di conoscere se fossimo acceduti alla fase successiva e con la tranquillità di arrivare in un posto noto e di incontrare facce già conosciute, sembrava quasi di frequentare quel posto e quelle persone da sempre.

Ore 10.00, Tboxchain non è nella lista di chi ha passato il turno, un normale momento di delusione seguito da un fiume di domande che ci siamo fatti, fino a quando, uno dei tanti amici che ci contatta dall’Italia ci dice: voi non dovete pensare -non siamo arrivati in finale-, dovete pensare -siamo arrivati fin lì-. Questa frase ci ha fatto riflettere ed abbiamo ricominciato il nostro percorso di bellissima contaminazione, abbiamo incontrato il Consigliere di Ambasciata Stefano Salmaso; abbiamo applaudito i primi tre classificati: 6degrees da Israele, con un sensore di movimento che permette a disabili di utilizzare computer e smartphone; Gamechanger Audio, dalla Lettonia, con un pedale al plasma per convertire un segnale audio in una scarica elettrica e terzo ThinkOutside, dalla Norvegia con un sensore da applicare sugli sci in grado di misurare i parametri della neve in funzione antivalanga.

A seguire, con la tensione oramai completamente scaricata da parte di tutti, party con fiumi di birra offerti dalla Carlsberg e dall’Ambasciata Estone. Volti distesi e sorridenti, immersi in un presente che è già futuro, pieno di domande come: quali i prossimi passi? Troverò qualche investitore? E poi l’apoteosi dello scambio di contatti, pochi bigliettini da visita, pochi indirizzi email e tanti Instagram, WhatsApp, Linkedin e Facebook.

Con la voglia che quella giornata non finisse mai, siamo andati a festeggiare le vincitrici di Israele, insieme alle ragazze del Botswana, al rappresentante del Kenya, ad Alessandra, Maria e Gioia dell’organizzazione ed altri. E, indovinate un po’ dove siamo andati ottimamente consigliati? Da “Pizza Calabrese”, gestita naturalmente da due calabresi di Reggio Calabria, emigrati 35 anni fa. Abbiamo avuto il piacere di avere a tavola anche il Direttore di CBC Rasmsussen, che per un po’ si è unito alla brigata.

Siccome il tempo non può essere fermato ma solo vissuto, anche questa giornata è finita ed è arrivata l’ora di tornare a casa.

Alcune considerazioni.

Ce lo insegna la storia,  laddove ci sono popoli e nazioni che si chiudono in se stessi in nome della salvaguardia di un’inesistente purezza di razza o superiorità culturale, ne consegue un rapido impoverimento e degrado di quel popolo e di quella nazione. L’innovazione (e la cultura del rispetto degli altri) invece nasce proprio dall’incontro di culture e popoli diversi. Iniziative del genere dovrebbero essere maggiormente favorite e finanziate.

In Danimarca viene concesso un visto di soggiorno per tre anni a cittadini extraeuropei che hanno un’idea imprenditoriale innovativa. Nessun finanziamento, nessun contributo.  Credo che sia questa la strada giusta, favorire le condizioni per lo sviluppo creando un ambiente favorevole dal punto di vista regolatorio e normativo; agevolare la mobilità e l’immigrazione dei cervelli; creare reti efficienti di incubatori, centri di ricerca ed investitori.

Con la nostra Tboxchain stiamo cercando di costruire una comunità di fiducia, fatta da cittadini temporanei, consapevoli del valore sociale di condividere informazioni affidabili.

Questo concetto di fiducia e di comunità lo abbiamo praticamente “respirato” nei giorni vissuti a Copenaghen, sia all’interno della manifestazione CBC che camminando per le strade, dove migliaia di biciclette sono parcheggiate senza lucchetto e dove quando scatta il verde per i pedoni, puoi attraversare senza neanche girarti a guardare.

Arrivederci Copenaghen, è stato bello sentirsi parte di un mondo senza frontiere e lasciarsi contaminare.

 

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#Tboxchain

 

 

 

 

P.S: non accettate sogni dagli sconosciuti.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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