IL FUTURO DELLA BIBLIOTECA DEI BAMBINI

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Parlo con tante persone. Per la prima volta, sento il bisogno di capire se la nostra visione di città è solo nostra, o se è almeno condivisa dalle persone che stimo. Fra queste, c’è Luigi Catalani, funzionario della Biblioteca Provinciale che proprio in questi giorni si sta trasferendo dalla sede provvisoria alla magnifica sede nuova, un edificio a Santa Maria che condividerà con la Biblioteca Nazionale (e già l’idea di aver trovato un accordo per mettere nello stesso spazio due amministrazioni ha del miracoloso): un edificio reso antisismico con le più moderne tecnologie, in grado di resistere  a terremoti disastrosi. L’idea che in un futuro che speriamo lontanissimo la città potrebbe crollare, ma resterebbe in piedi l’edificio che contiene la nostra storia e la nostra cultura è una idea formidabile, per la sua potenza evocativa e per il suo significato.

Ma non è di questa biblioteca che mi parla Luigi Catalani. Esiste, in un angolo abbastanza nascosto del quartiere Santa Croce, una Biblioteca comunale per l’infanzia, di cui colpevolmente ignoravo l’esistenza. Luigi mi invita ad andare a visitarla, e a parlare con le persone che la gestiscono. Ci vado in un piovoso lunedì mattina. Il direttore, Mimmo Mancusi, e le sue collaboratrici me la fanno visitare e mi raccontano i punti di forza della struttura: apertura anche pomeridiana 3 pomeriggi su 5, visite di scolaresche da tutta la provincia, corsi di scrittura creativa per ragazzi delle scuole superiori, oltre 20.000 volumi di letteratura di ogni genere per l’infanzia e l’adolescenza, oltre 2.600 tesserati, un sistema di prestiti ai bambini come in una biblioteca per adulti, salette per laboratori e letture collettive. Il prefabbricato che la ospita è un dono arrivato dopo il terremoto del 1980, e quindi sono almeno 30 anni che la Biblioteca funziona.

Poi mi raccontano anche le note più dolenti. Le difficoltà principali riguardano le risorse umane. Le tre colleghe del Direttore stanno per andare in pensione tutte insieme, e stanno per andare via anche le giovani tirocinanti e tesiste che per qualche tempo hanno “lavorato” nella struttura, e non sembrano esserci programmi noti di rimpiazzo. Mimmo teme che destinare personale alla Biblioteca finisca con l’essere una preoccupazione secondaria, che alla fine non avvenga affatto, o che lavorare fra i libri per bambini diventi una sorta di limbo per dipendenti alle soglie della pensione, o in soprannumero in qualche altro ufficio, o simili. Insomma, che ad aiutarlo non venga inviato nessuno, o nessuno con una specifica competenza. “Se resto solo” racconta Mimmo “mi sarà difficile continuare a fare tutte le attività che faccio oggi, e la Biblioteca fatalmente finirà per ridurre gli orari, e poi per chiudere, quando andrò in pensione io“. Inoltre, non si fanno da tempo investimenti in acquisizioni importanti; né si investe in collaborazioni con gli operatori culturali della città, in particolare librerie, che potrebbero portare idee nuove e linfa vitale ad un posto nel quale si formano culture, coscienze, amore per la lettura e tutto di quanto di buono si riesce ad immaginare in una biblioteca destinata ai bambini.

Esco un po’ triste fra le pareti di libri di avventure e fumetti. Non me la sento di dare la croce addosso a nessuno, ma mi stupisco ogni volta di come riusciamo a correre sempre il rischio che le cose belle e buone della nostra città chiudano o vengano depotenziate fino a sparire. Mi viene in mente anche il Ponte Musmeci con i ferri scoperti, con la falsa immortalità del cemento armato che balza drammaticamente alla nostra attenzione. Mettere la Biblioteca comunale per l’infanzia fra le cose di cui bisognerà occuparsi dovrebbe essere impegno di tutti.

 

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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