by JERRY LUCANO
– Gentile architetto Quinto Piano, oggi vorremmo un suo commento sulle scale mobili della città di Potenza.
– Beh le scale mobili, come dice la parola stessa, non possono stare immobili, poiché questo contrasterebbe con la funzione stessa per la quale sono state create.
– Quindi lei dice che dovrebbero stare sempre aperte?
– Mi risulta che più che aperte, la vostra città le abbia chiuse per diverso tempo.
– Lei è sempre ben informato, ma da poco sono state riaperte.
– Quindi sono tornate mobili, dopo un periodo di immobilità forzata?
– Si esatto. Ma adesso la polemica è un’altra.
– Quale?
– Senta ma le domande le faccio io a lei o lei a me?
– No, siccome stava spiegando, allora coglievo l’occasione per saperne di più.
– Ah giusto. La polemica che da tempo è insorta in città, le dicevo, è che le scale mobili dovrebbero fermarsi se non c’è il passaggio della gente, perché questo abbasserebbe i consumi per il loro funzionamento.
– Ah ecco, adesso capisco cosa vuole dire. E parli chiaro, no? Quindi esiste un modo per bloccarne il funzionamento quando non c’è nessuno a usarle?
– Ma veramente l’architetto è lei, è lei che dovrebbe dirmelo.
– Senta, io faccio i progetti, mica il tecnico.
– Sì, ma nel progetto non prevede anche la possibilità di tenere bassi i consumi per un’opera nuova?
– Mah sa, i consumi.. che terminologia antiquata. Cosa è il consumo al confronto di un immenso servizio a favore del cittadino? E poi un’opera così imponente si regge con il contributo dei cittadini.
– Ma guardi che per molti anni non era previsto nemmeno uno straccio di biglietto.
– In che senso?
– Che non si pagava.
– E come si reggeva?
– Ha ripreso a fare le domande.
– Lo so, ma lei mi ha detto qualcosa che non potevo conoscere.
– Non si reggeva, infatti dopo un po’ l’amministrazione ha alzato bandiera bianca. E anche per questo, la città è entrata in default. Adesso posso farle io una domanda?
– Si certo.
– Lei le scale mobili come le avrebbe fatte?
– Facile. Più che collegare la periferia di .. come si chiama? – Potenza – Ah, si. Più che collegare la periferia di Potenza al centro, che tanto non serve a niente, io avrei fatto un tapis rulant.
– In che senso, scusi?
– Lei lo sa cos’è un tapis rulant?
– E certo, ma per andare dove?
– A Matera. Capitale della cultura del 2019.
– Un tapis rulant fino a Matera?
– Perché non va bene?
– Non lo so, l’architetto è lei.
– Appunto. Si un tapis rulant che da Potenza si colleghi direttamente a Piazza Vittorio Veneto a Matera, da percorrere in poco più di due ore, con servizio catering e newspaper per ingannare l’attesa.
– Ma quanto costerebbe quest’opera?
– Lei si preoccupa troppo dei costi. Guardi all’obiettivo. Si concentri sull’obiettivo. Valuti l’obiettivo. La città di Potenza che futuro ha?
– Non lo so.
– Glielo dico io. Nessuno. Il futuro è ad est, è a Matera, è alla Cultura. Ma non avevate anche voi il simbolo Città Cultura?
– Mi ha fatto un’altra domanda. Comunque si, ce l’avevamo. Ma adesso non se lo ricorda più nessuno.
– Ha visto? Quindi come al solito ho ragione io. E lei, mi faccia il piacere, la prossima volta sia più preparato. E meno male che è la sua città.
– Grazie architetto Quinto.
– Quinto Piano, prego. Se no non si coglie il senso.