LUCIA SANCIO, LA MAESTRA DEI DUE MONDI

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

Perché dedicare una strada a una maestra di inizio ‘900, per “La maestra dei Due Mondi”  Per Lucia Maria Sancio parlano la vita e la lunga missione di insegnante  nella campagne lucane  di una terra povera e lontana dal mondo e per questo lanciamo anche un appello al sindaco di Avigliano a farlo, essendo stata un tassello importante nell’attività pedagogica a Lagopesole.

Cartolina di Lagopesole negli anni 50 del secolo corso

Poi perché essere donne e insegnanti in quel periodo non era facile, anzi per nulla. Invece di una via qualcuno proponeva un altare della Patria per le maestre di fine ‘800 e inizi  ‘900, artefici della lotta all’analfabetismo dilagante in Italia, specie nel Mezzogiorno, bistrattate, senza mezzi,  anche socialmente poco considerate. L’Altare lo proponeva Marino Raicich , uno dei grandi intellettuali italiani del ‘900 e insigne storico delle istituzioni scolastiche. “Le maestre italiane erano  Eroine in quel periodo  –  mi spiega il ricercatore e storico  Tommaso Russo –  erano sottopagate, soprattutto  le novizie, in un sistema estremamente gerarchizzato: vi erano tre classi di maestri e c’era la distinzione di genere anche negli  stipendi e le donne erano pagate di meno, stipendi quasi miseri. Anche ricattate, fin  quando la scuola elementare nel 1911 con la legge Daneo-Credaro passò dai Comuni alle dipendenze del Governo del Regno”. Facciamo una digressione storica per cercare di spiegare cosa poteva significare essere maestre elementari in una Italia povera e sottolineiamo anche  un aspetto poco conosciuto e  tenuto nascosto, vi erano ricatti anche di natura sessuale, perché le maestre erano alle dipendenze dirette dei sindaci: secondo la Legge Coppino del 1877 si doveva  istituire una scuola in ogni consistente frazione del loro territorio: il consiglio comunale deliberava le assunzioni, ma in pratica le maestre venivano scelte dai sindaci, che potevano rinnovare o disdire gli incarichi.

Italia Donati

Tommaso Russo mi spiega la tragedia che di cui fu vittima Italia Donati (Cintolese, 1º gennaio 1863 – Porciano, 31 maggio 1886) , giovane maestrina in Toscana, dove,  come spesso capitava , fu costretta a essere “ospitata”  nella villa del sindaco del paese – ricco proprietario terriero che viveva con moglie, amante , ed ebbe avance sessuali ma che rifiutò. Ma la gente mormorava, prima le voci, poi le lettere anonime, poi l’accusa che fosse incinta e il pericolo di perdere il posto per immoralità. Poi la depressione; la giovane maestra di 23 non resse, si suicidò.  Camminò nel buio fino alla gora del vecchio mulino ad acqua sul fiume Rimaggio, poco fuori dal paese, fermò le sottane con due spille da balia (voleva scongiurare l’umiliazione di venire trovata con le gambe scoperte), e si lanciò nelle acque con un salto. L’autopsia confermò – uso un termine usato nel referto -che era morta vergine.  Nel biglietto Italia chiedeva di essere seppellita nel paese in cui era nata e non a Porciano, «Chiedo questo perché le ragazze che mi hanno odiata e biasimata in vita non vengano a burlarsi ancora di me per la via del sepolcr”» ( Graziella Gaballo, Enciclopedia delle donne, s.d..).  Il   “Corriere della Sera”, cui il corrispondente da Pistoia aveva inviato un breve resoconto sull’accaduto,  diede ampio risalto alla notizia del suicidio della maestra, promuovendo un’inchiesta affidata al giornalista Carlo Paladini, che dedicò alla sua vicenda l’articolo Le sventure di Italia Donati. La storia suscitò scalpore e anche la grande  Matilde Serao pubblicò un articolo sul “Corriere di Roma” in cui denunciava la terribile condizione delle maestre di scuola mentre il Corriere della Sera documentava le lettere di solidarietà alla giovane donna che pervenivano da tanti insegnanti elementari. Questa era la situazione in cui molte lavoravano e le giovani maestre – come si legge nell’enciclopedia delle donne – si trovarono spesso a insegnare in località isolate lontane dalle loro famiglie, confinate in aule indecenti, prive di materiale didattico,  tra gente diffidente e ostile all’istruzione, che sottraeva i bambini al lavoro dei campi. La vita di queste giovani donne era inoltre vincolata al rispetto di rigide regole di comportamento, pena il mancato rilascio da parte del Sindaco dell’attestato di moralità, necessario per insegnare. Per questo eroine e la situazione economica e le difficoltà non cambiarono di certo anche con la nazionalizzazione delle scuole.

Tra queste eroine vi è una maestra, che insegnò in un ambiente poverissimo ma moralmente ricco, a Lagopesole,  storica frazione di Avigliano, ai piedi del Castello di Federico II. La possiamo definire la  “Maestra dei Due Mondi” Lucia  Maria  Sancio nacque il 10 febbraio 1886 a Mercedes (Argentina), in quegli anni terra di emigrazione per tanti Lucani, da genitori aviglianesi: il padre Paolo e la madre Carriero Angela Maria. La storia ce la racconta il nipote Nicola Catalano nato a Potenza il 6 dicembre 1957 da madre aviglianese, Beatrice Galasso Sangio, attualmente residente in Toscana ma legato ai ricordi più cari della fanciullezza trascorsi a Lagopesole, a casa di nonna Lucia, luogo in cui ogni anno ritorna per una breve visita.

“Proprio il ricordo di mia nonna, della stima e considerazione di cui godeva in vita e della memoria ancora viva nelle persone che l’hanno conosciuta, mi spinge a sottoporre alla Sua cortese attenzione la possibilità di un’eventuale intitolazione di una via in quel di Lagopesole all’insegnante Lucia Sancio – spiega Catalano .

Tornati in patria con la famiglia, lei e la sorella Vita Crescienza nel 1907 si diplomarono presso la Scuola Normale Femminile Principessa Clotilde di Savoia di Potenza.    Nello stesso anno conseguì il Diploma di Abilitazione all’Insegnamento elementare al quale si dedicò per 45 anni ininterrotti fino al 1952, anno del pensionamento.  “Nei primi del novecento non era facile il lavoro degli insegnanti, oltre insegnare a leggere e scrivere avevano anche il compito di “formare gli Italiani” e lei con il suo operato ha contribuito e non poco alla formazione degli scolari ed alla storia di Lagopesole – spiega Nicola Catalano – Non pochi suoi ex alunni divennero affermati professionisti, ricordo il Professore di lettere Nicola Bochicchio, il Generale dell’Aeronautica Vito Claps, la farmacista Santarsiero che si trasferì in Toscana e tanti altri che presero parte al suo funerale”.

Con i nipoti

Il ricordo della “Maestra Sancio”, così come veniva chiamata, non è mai scemato nelle persone che hanno avuto modo di conoscerla ed apprezzarla per il lavoro svolto come insegnante, dedicandosi a diffondere la cultura della vita, dell’educazione, delle nozioni, dell’apprendimento, della conoscenza e del rispetto, in un particolare momento storico travagliato dell’Italia, attraversato da due guerre mondiali, ed in quello successivo, post bellico, della rinascita e della riscoperta dei valori umani e sociali.

Infatti a distanza di anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 3 agosto 1969, in diverse occasioni, il Circolo Sociale “il Falco” di Lagopesole riportò nelle sue pubblicazioni articoli in cui veniva ricordato il suo operato, il Falco del 10 aprile 1986, Annuario 2015 e Annuario 2017. Ricordiamo che  il suo fattivo contributo all’istruzione popolare alla maestra Sancio Lucia Maria furono concessi:

– con Decreto del Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, il Diploma di Benemerza di terza classe con facoltà di fregiarsi della Medaglia di Bronzo “per non comuni e gratuite prestazioni” a vantaggio dell’istruzione primaria e dell’educazione infantile, in data 9 ottobre 1942; – con decreto del Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il Diploma di Benemerza di seconda classe con facoltà di fregiarsi della Medaglia d’Argento per l’opera particolarmente zelante ed efficace svolta a favore dell’istruzione popolare, in data 16 settembre 1947; – con decreto del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, il Diploma di Benemerza di prima classe con facoltà di fregiarsi della Medaglia d’Oro per aver conseguito l’assegno vitalizio di benemerenza, in data 19 giugno 1951.

È sepolta nel cimitero di Filiano, all’epoca Lagopesole era sprovvista di un cimitero,  sulla lapide c’è scritto: “Ricca di bontà, consacrò la sua vita alla scuola per il bene unico degli alunni, infondendo in ciascuno il seme del suo fulgido esempio”. Ha ragione Nicola Catalano quando ha chiesto al sindaco di Avigliano Giuseppe Mecca l’intitolazione di una via potrebbe risultare quale tributo alla memoria dell’insegnante Lucia Maria Sancio,  persona di grandi doti morali e umane, per il suo impegno civile, per l’importanza del suo ruolo nell’attività scolastica espressa, con estrema dedizione, nei confronti di intere generazioni di alunni nonchè da esempio per chi oggi svolge il delicato compito di docente nelle scuole di vario ordine e grado. Lo stesso storico Tommaso Russo, in sue ricerche ha trovato spesso negli archivi il nome di questa “Maestra dei Due Mondi”, una figlia dell’emigrazione lucana, in una Basilicata povera, quando il miraggio di una vita priva di stenti allora erano le Americhe, anche quella del Sud e poi ritornata ad Avigliano, a Lagopesole per insegnare in un Regno di Italia dove l’analfabetismo delle classi popolari era una vera piaga sociale.

 

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