MATERA E LA SUA LINGUA: UN ENIGMA DA SCIOGLIERE (2)

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LA FESTA DELLA BRUNA: STORIA, LEGGENDA, TRADIZIONE… LINGUA

Il 2 luglio si è tenuta a Matera la seicentoventottesima edizione dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Bruna, protettrice della Città dei Sassi. Il dottor Antonio Montemurro ci ha raccontato, nel corso di un’interessante chiacchierata, gli aneddoti e le usanze più particolari legate al 2 luglio nella città dei sassi. Il nome Madonna della Bruna, Bbrinё [ ꞌb:rinə], dovrebbe derivare da un antico colorito scuro della statua. La festa ha origini antichissime: risalirebbe, infatti, al XIV secolo, il ritrovamento da parte di alcuni pastori di un quadro raffigurante la Madonna nei pressi della località Piccianello; da quel momento il quadro venne portato in giro per la Città, ogni anno, in occasione del giorno del ritrovamento, su un carro trainato da muli, mélё [ꞌmelə] e asini, ciddё [ꞌʧid:ə]. A cavallo tra XV e XVI secolo, il conte Tramontano, avrebbe promesso alla cittadinanza la costruzione di un carro nuovo ogni anno per giustificare l’eccessiva pressione fiscale. I materani per assicurarsi che ciò avvenisse, avrebbero introdotto l’usanza di distruggere il carro ogni anno alla fine dei festeggiamenti. Da quel momento sarebbe partita l’usanza di fare del carro, u cuòrrё [u ꞌkwɔr:ə], una vera opera d’arte, adornata di sculture di cartapesta. Dalla tradizione di distruggere il carro ogni anno, nasce il detto a mògghjё a mògghjё agnё ònnё [a ꞌmɔɟ:ə, a ꞌmɔɟ:ə ꞌaɲ:ə ꞌɔn:ə]‘di meglio, in meglio ogni anno’, che riflette il proposito di rifare ogni anno un carro sempre più bello del precedente.

La Festa Oggi

Il 2 luglio è il giorno più lungo per i materani, la giornata comincia alle 4:00 del mattino, quando i pastori si radunano presso il rione Piccianello, dove, come abbiamo detto, si ritiene sia stato trovato il quadro raffigurante la Madonna, e danno vita alla prёgёssjònё dii pastérё [prədʒəꞌs:jɔnə di: paꞌsterə] ‘processione dei pastori’. Ci sono due statue della Madonna, una viene portata sul carro e fa tre giri della Cattedrale: Chiasjё Irònnё [ꞌkjasjə ‘irɔn:ə] ‘Chiesa Grande’. Questa statua prende il nome di Mariё Cammёnònnё [ma’riə kam:əꞌnɔn:ə] ‘Maria che va camminando’. L’altra prende il nome di Mariё chё s’astrònnё [ma’riə kə s_a’strɔn:ə] ‘ Maria che si nasconde’, poiché non viene utilizzata in processione. Il carro viene scortato dai cavalieri che praticano la tradizionale chёvёlchétё [kəvəlꞌketə] ‘cavalcata’, indossando costumi folkloristici: vёstutё [vəꞌstutə] e armatiirё [armaꞌti:rə] ‘vestito’ e ‘armatura’. Dopo aver lasciato la statua di Mariё cammёnònnё [ma’riə kam:əꞌnɔn:ə], il carro si dirige dalla Cattedrale fino in piazza Vittorio Veneto la chjèzzё [la ꞌkјɛt:sə], seguendo un percorso adornato da splendide luminarie licё [ꞌliʧə]. Qui viene accolto da tutta la cittadinanza in un abbraccio ideale di congiunzione tra Matera e la sua Santa Protettrice e viene assaltato da baldi giovani uagninё [waꞌɲ:inə] che cercano di accaparrarsi i pezzi che compongono l’opera d’arte, mettendo a repentaglio anche la propria incolumità per amore di Matarё [maꞌtarə] ‘Matera’ e della Bbrinё [ꞌb:rinə] ‘Bruna’. La fine degli eventi è tradizionalmente accostata alla tristezza, tanto che un detto popolare recita simё rumanutё kèmё u déjë dё ligghjё [ꞌsimə rumaꞌnutə ꞌkɛmə u ꞌdejə də ꞌliɟ:ə] ‘siamo rimasti come il due di luglio’, ad indicare la tristezza della cittadinanza per la fine dei festeggiamenti, in particolare delle ragazze uagnéddё [waꞌɲ:ed:ə] che spesso avevano il permesso di uscire solo il 2 di luglio. Il clima è coinvolgente, inebriante, tanto da richiamare per le strade fiumi di gente, provenienti dalla città e dalla provincia, oltre che numerosissimi turisti. Per Matera, il due luglio rappresenta il momento di condivisione dello spirito religioso e del campanilismo cittadino e incarna l’esaltazione dei valori antichi della città e dei tratti più arcaici della sua lingua.

LINGUA È CULTURA: STUDI LINGUISTICI E DIZIONARI DEL DIALETTO MATERANO

Uno dei primi studi scientifici completamente dedicato ad un dialetto della Basilicata riguarda proprio la parlata della Città di Matera. Era il 1917 quando Giovanni Battista Festa pubblicava sulla rivista internazionale «Zeitschrift für romanische philologie» un articolo intitolato Il dialetto di Matera. All’inizio del contributo, dopo aver tracciato una breve storia della città, l’autore informa del fatto che già Ascanio Persio (1554-1610), noto intellettuale nativo di Matera, nella sua opera Discorso intorno alla conformità della lingua italiana con le più nobili antiche lingue, e principalmente con la greca, aveva inserito un breve elenco di vocaboli in uso nel dialetto materano. Sempre in questa prima parte Festa sottolinea come altri cenni riguardanti fenomeni o termini dialettali materani si trovano negli scritti di importanti linguisti quali Graziadio Isaia Ascoli, Wilhelm Meyer-Lübke, Pier Gabriele Goidànich e Clemente Merlo.

Il contributo, poi, passa alla descrizione linguistica vera e propria esaminando l’ambito fonetico, l’ambito morfologico e quello lessicale.

Negli anni venti del secolo scorso, invece, il dialetto materano è oggetto di studio di un altro dei padri della dialettologia italiana, Gerhard Rohlfs, incaricato di svolgere i rilievi linguistici per la compilazione dell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale (AIS), che sarà pubblicato in otto volumi tra il 1928 e il 1940. Nell’AIS Matera è contraddistinta dal numero 736 e rappresenta uno dei sette punti di rilievo indagati in Basilicata.

Questo atlante rappresenta un’impresa grandiosa sia per i tempi in cui fu condotta, quando le condizioni infrastrutturali e tecnologiche erano ben lontane da quelle attuali, sia per l’ampiezza del questionario somministrato che ha portato alla redazione di oltre 1700 carte linguistiche riguardanti gli elementi principali della vita dell’epoca.

Alcuni dei dati linguistici materani sono utilizzati dal Rohlfs per la compilazione della sua monumentale opera intitolata Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, che ancora oggi rappresenta uno dei testi imprescindibili nell’ambito degli studi dialettologici.

Accanto a questi studi realizzati da specialisti del settore, il dialetto materano conta ben quattro dizionari. Il primo in ordine di tempo è quello compilato da Gennaro Giaculli nel 1909 e intitolato Dizionarietto comparativo dialettale-italiano per gli alunni delle scuole elementari di Matera.

Nel 1924, invece, Francesco Rivelli pubblica Casa e patria ovvero il dialetto e la lingua. Guida per i materani, affiancando alla sezione lessicografica una breve grammatica e una raccolta di narrazioni dedicate agli usi e ai costumi cittadini.

Cronologicamente più vicina a noi è l’opera di Antonio D’Ercole, intitolata Voci di Sassi: racconti di vita quotidiana, proverbi, personaggi e soprannomi, il primo dizionario della lingua materana, pubblicata in prima edizione nel 2001. Il lavoro si compone di due parti, nella prima l’autore, sulla base di ricordi personali, descrive la vita dei Sassi prima dello spopolamento avvenuto nel 1953, ricostruendo gli ambienti, i personaggi, le tradizioni e le ricorrenze. Egli inserisce numerosi brani dialettali riportandone anche la traduzione a fronte. La seconda parte del testo, invece, è dedicata alla raccolta dei termini dialettali.

Successiva di un decennio è la raccolta lessicale di Angelo Sarra, intitolata Dialetto di Matera – dizionario “na chèdd” di parole in disuso, pubblicata nel 2013. La particolarità di quest’opera risiede nel fatto che il testo cartaceo è accompagnato da un cd-rom contenente le tracce audio di tutti i termini riportati all’interno del volume.

Le parole contenute in questi lavori conservano il ricordo di quella che doveva essere la vita degli antichi rioni materani, nei quali, uno degli elementi centrali, era certamente il ‘vicinato’ vicënònzë, su cui affacciavano le porte delle abitazioni, una testimonianza raccolta da D’Ercole riporta che u vicënònzë jérë u pirtónë dë tuttë lë kèsë ‘il vicinato era il portone di tutte le case’. Questo modello abitativo si traduceva in un modello sociale dove le difficoltà economiche imponevano la necessità di aiuto reciproco. Un proverbio evidenzia bene uno degli aspetti fondamentali di questo mutuo soccorso, cioè la reciprocità: finë ca la salvièttë va i vvénë l’amëciuzzië së mandénë ‘finché i tovaglioli (nei quali si avvolgeva il cibo) vanno e vengono l’amicizia si mantiene’. Tuttavia questa reciprocità era affiancata dal sentimento opposto, ovvero la paura di ricevere bbònammirtë ‘ingratitudine’, infatti un altro proverbio recita nan pliggè, nan mbristè, nan fè piacérë, pë nan avé dispiacérë ‘non fare avalli, non prestare, non fare piaceri, per non aver dispiaceri’.

I cortili del vicinato così come i vicoli dei Sassi erano animati da una moltitudine di persone, tra le quali i più rumorosi erano i vari commercianti ambulanti che praticavano numerose attività oggi scomparse. C’era ad esempio u cònzapiòttë, cioè l’artigiano che riparava i piatti e le brocche di terracotta, u cangiastròzzë, che raccoglieva gli stracci barattandoli con oggetti d’uso domestico, l’ammilafurcë ‘l’arrotino’ e la mastë dë la kèpë, una donna che a domicilio lavava e pettinava i lunghi capelli delle donne dell’epoca. Un’altra figura caratteristica era u scèttabbònnë ‘il banditore’ il quale dava notizia delle merci in vendita nei mercati cittadini.

Tra i prodotti che rendono la Città di Matera famosa un posto di rilevo è occupato dal pane u ppènë. C’è da dire che le abitazioni dei Sassi erano quasi tutte sprovviste di forno domestico e per ‘infornare’ mbirnè si ricorreva ai forni pubblici. La preparazione di questo prodotto, basilare per l’alimentazione dell’epoca, era vissuto dalle donne come un vero e proprio rituale che cominciava un giorno prima, quando all’interno di una piccola coppa di terracotta detta maiustrë si preparava il lievito madre. La mattina successiva, fin dall’alba, le donne preparavano l’impasto all’interno della ‘madia’ tavëlirë, e una volta lievitato e diviso in ‘pagnotte’ šcanètë veniva riposto su una tavola di legno detta tòvëlë du ppènë. Il fornaio all’ora stabilita passava casa per casa, annunciandosi con una trombetta di rame tròmbë dë rèmë, per ritirare queste tavole e portarle al forno. Allo scopo di riconoscere il proprio pane ogni donna vi apponeva un segno distintivo tracciato col coltello oppure impresso con uno stampo di legno mòrchië ‘marchio’.

Agli studi linguistici e alle raccolte lessicali visti finora, va ad aggiungersi anche l’Atlante Linguistico della Basilicata (A.L.Ba.), un progetto di ricerca, avviato nel 2010, ideato e coordinato dalla Professoressa Patrizia Del Puente, docente di Glottologia e Linguistica presso l’Università degli Studi della Basilicata, che rappresenta ad oggi l’unico esempio di Atlante Linguistico esaustivo, visto che si occupa di tutti e 131 i paesi della Basilicata.

La raccolta di materiale linguistico condotta sulla base di moderni criteri scientifici e confluita finora in quattro volumi, contribuisce ad arricchire e ad aggiornare la panoramica relativa alla lingua materana, permettendo anche un confronto tra questa e le altre parlate lucane.

Il patrimonio dialettale materano, così come quello degli altri dialetti della Regione, infatti, costituisce un tesoro prezioso in buona parte ancora da scoprire.

La salvaguardia di questa ricchezza attraverso una raccolta ragionata e capillare si configura come un aspetto imprescindibile e come un elemento caratterizzante, al fine di arricchire l’offerta culturale della nostra Regione, che può ritrovare nelle sue lingue quel trait d’unione per saldare il passato al presente, in vista della costruzione di quel futuro ormai prossimo che vedrà con Matera 2019 la Città e la Basilicata proiettate sul palcoscenico continentale.

PROGETTO DI DIVULGAZIONE DIALETTI LUCANI   GRUPPO A.L.BA

PROF. PATRIZIA DEL PUENTE 

 

Curatori:

  1. Il dialetto materano: una lingua “particolare”_ Gruppo A.L.Ba.
  2. Uno sguardo all’ A.L.BA.: carta 24 volume I sezione II “I polsi”_ Giovanna Memoli
  3. La festa della Bruna: storia, leggenda, tradizione… lingua_ Potito Paccione
  4. Lingua è cultura: studi linguistici e dizionari del dialetto materano_ Francesco Villone

File interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani: Matera_ Anna Maria Tesoro

Scarica qui l’Alfabeto dei Dialetti Lucani

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