MATERA2019: PROCESSO ALLA FONDAZIONE

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Che i rapporti tra Comune di Matera e Fondazione Matera-Basilicata 2019 non fossero idilliaci, era già noto.

A chi non se ne fosse accorto, sarebbe bastato aprire un qualunque giornale in questi giorni per intuirlo: conferenze stampa annunciate, contestate, poi annullate; nomine effettuate e poi surgelate; note incrociate di esponenti della maggioranza contro la Fondazione e della Fondazione contro Comune e Regione; articoli sulla stampa anche nazionale dettati da ambienti della destra vicina all’amministrazione comunale, che sempre più esplicitamente dipingono Matera come un luogo grigio nel quale si sta consumando un terribile delitto pubblico: il fallimento del sogno collettivo di Matera 2019.

Il consiglio comunale di ieri non poteva quindi che trasformarsi in un processo, a beneficio di telecamera, al Direttore Verri e alla Presidente Sole. Il tenore degli attacchi della maggioranza alla Fondazione sono stati così autolesionisti e violenti da sfociare nel paradossale; visto e considerato (ma non è sembrato interessare a nessuno) che sia il sindaco De Ruggieri che il presidente del Consiglio Tortorelli fanno parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione stessa, per statuto organo posto in posizione superiore a quella del Direttore, e che quindi avrebbe potuto, se non fosse solo un pretesto, rispondere o accogliere molto facilmente le pur legittime osservazioni proposte: poca trasparenza, poca spinta sui media, poco coinvolgimento della città, poca chiarezza sulle iniziative da svolgere. 

E invece niente. Un anno é passato inutilmente dall’ultimo Consoglio Comunale su Matera 2019, perchè i temi sono ancora quelli: poltrone e nomine, progetti e meccanismi di distribuzione dei soldi. 

Verri e la Sole sono stati gli unici imputati di una Inquisizione inquietante e imbarazzante. In buona sostanza si vorrebbe, raccogliendo la perplessità di tutta la comunità materana, limitarsi a scaricare le responsabilità dello stallo (finalmente ammesso e non più negato) sulle spalle dei due stranieri. Facile, comodo, zero impegno. Come se a promettere mari e monti fosse stato qualcun altro, come se a stendere tappeti rossi ai potenti di Potenza non fosse stato il nuovo sindaco, come se cambiare le regole dello Statuto fosse stata una necessità di altri.

Invece, al di là di racconti pleonastici che fanno comodo, la causa del possibile fallimento era plasticamente evidente a chiunque avesse avuto occhi per coglierla: un’amministrazione comunale che gira in larga parte in senso contrario alla Fondazione, ne deliggitima l’azione, ne contesta ogni singola scelta, chiedendo se si fa così perchè non é Pomì, e se si fa Pomì perchè invece non si è pensato di far così.

Sfiducia. Quello che è il sentimento maggioritario che i materani rivolgono oggi al loro Comune, è il legame più forte del Comune con quello che dovrebbe essere il suo braccio armato nella prossima battaglia 2019.

Eppure, al termine delle relazioni del Rettore Sole e del Direttore Verri, il titolo di questo articolo sarebbe potuto essere: “Matera 2019: finalmente si riparte!”. Perchè entrambi hanno effettuato una lucida analisi della situazione, così riassumibile:

  1. La Fondazione non è un organo politico, non decide cosa fare, perchè cosa fare è già stato deciso nel Dossier premiato dall’Unione Europea; e non è però nemmeno un organo esecutivo, perche non si occupa di realizzare direttamente il Dossier, ma ha il compito di stimolare la città, le associazioni, i singoli cittadini, ad attivarsi per rendere operative le direttive del dossier stesso. Per stessa ammissione dei consiglieri della maggioranza, questo è stato ben fatto fino al 17 ottobre 2014 (chiedetevi cosa è cambiato allora); e ancora, la Fondazione non ha competenze per il capitolo infrastrutture, corollario fondamentale ma interamente a carico di Comune e Regione, che su questo tasto avrebbero dovuto battere più forte con il Governo centrale;
  2. Per realizzare il suo obiettivo la Fondazione necessita di risorse. E nel 2016 dei 4,5 milioni promessi, ne sono arrivati meno della metà. Per il 2017 dei 7,1 milioni messi a bilancio, sono in cassa solo i fondi del Ministero. In pratica Regione e Comune non stanno facendo la loro parte. E senza soldi, non ci potranno essere le iniziative elencate ed esposte nel cronoprogramma di tutto il 2017.

Su questo Verri è stato chiaro e ultimativo. Rivelando che durante il percorso di candidatura, per far fronte al ritardo nell’erogazione dei fondi regionali lo stesso Verri e l’allora sindaco Adduce decisero di garantire personalmente per un prestito ponte bancario, ipotecando le loro case. Che stavolta però non basterebbero per coprire i fabbisogni, e né sarebbe gusto chiedere.

Ma se questo è chiaro a chiunque, chiaro non lo è stato affatto ai consiglieri comunali di maggioranza, sordi nell’attaccare Verri e Sole (ma curandosi di non schizzare troppo fango su Tortorelli e De Ruggieri, e con attento e leccato ossequio istituzionale verso Pittella e il presidente della provincia De Giacomo) su tutto, meno che sui punti esposti nelle due relazioni. Nessuna critica costruttiva insomma, volta a individuare e risolvere gli evidenti problemi sul tavolo. E nemmeno nessuno della maggioranza si è assunto la responsabilità, diretta o indiretta, di quanto sta accadendo a Matera. Anzi più d’uno ha evocato ed auspicato di voler passeggiare in piazza Vittorio Veneto senza più essere aggredito dai cittadini delusi e frustrati.

Un consiglio comunale imbarazzante, dunque, per la Capitale della Cultura, e che non lascia presagire il cambio di rotta auspicato e sempre più necessario. Uno scenario surreale, in cui la maggioranza sembra l’opposizione, e all’opposizione viene chiesto di fare qualcosa, come se avesse a disposizione le leve in mano alla maggioranza. 

La confusione, la più totale. La situazione peggiore in cui operare. 

Il nodo è qui, in una politica che non sa gestire nulla, ma che pretende presuntuosamente di gestire e controllare tutto. Anche quello che non sa, o non capisce, senza sforzarsi nemmeno di ammetterlo e di capirlo. Legando mani e piedi di chi potrebbe e vorrebbe fare.

E quindi l’appello a lavorare insieme, a ricominciare a fidarsi reciprocamente, lanciato da Verri e da Sole e da tanta opinione pubblica locale, è stato ignorato e sepolto sotto quintali di diffidenza e negatività

L’orologio fa tic tac. Manca poco al Capodanno 2019, ma gli ingranaggi sembrano andare ancora ognuno per conto loro, bloccando il prezioso e delicato meccanismo, che ormai segna l’ora esatta solo casualmente, di tanto in tanto.

E il tetro ticchettio dell’inesorabile passaggio del tempo, assomiglia sempre più a una bomba a orologeria pronta a esploderci in faccia, se non ci si decide a disinnescarla, finalmente.

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Sull' Autore

Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

1 commento

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    Giuseppe S. Di Lecce il

    Forse, a voler essere intellettualmente onesti, sarebbe stato più opportuno dividere equamente le responsabilità. A partire da chi ha dato il via a questo tipo di percorso, inizialmente ed apertamente affascinante. Per continuare con chi ha proseguito nell’ampliare, come i predecessori, lo spazio del potere di un uomo solo al comando effettivo, quello del Direttore della Fondazione, dotato di una sconfinata autonomia gestionale ed un incontrastato potere decisionale, controbilanciati da blandi e formali controlli amministrativi !

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