Un post arguto , mi sembra di Michele Macchia, evidenziava la fatica mentale di alcuni personaggi del Pd che vanno in giro per propugnare le ragioni del Si mentre in cuor loro sarebbero contenti se vincesse il no, lasciando le cose immutate e quindi più agibilità per le carriere personali. Ma la considerazione, a ben vedere, può leggersi allo specchio e valere per il suo contrario. Una sconfitta di Renzi oggi, dopo quello che è successo in America, avrebbe una lettura diversa sullo scenario europeo e mondiale e già i mercati fanno sentire la loro preoccupazione per un nuovo fronte di instabilità che si fa strada in Europa. Volete che uno come Renzi possa dire all’interno del suo partito: scusate, ho sbagliato? Farà il contrario e cioè tirerà la riga per azzerare i conti all’interno e ripartire senza la sinistra. O meglio con una sinistra che dopo aver affrontato la fase di ludibrio, e di fronte al fatto che ognuno si deve giocare la poltrona, sarà terreno di incursione di chi non lesina mezzi per dividere, per distinguere, per magari fare quella seconda fase della rottamazione che il premier ha sempre avuto in testa di fare ma che non ha mai portato a termine. Ecco allora che molti di quelli che oggi vanno in giro per il No, in realtà sono preoccupati delle conseguenze di una loro vittoria, che sarebbe per alcuni di loro l’inizio di un calvario. Qui non prendiamoci in giro: di ideologico, di diritto di coscienza c’è poco o niente: tanto di cappello a chi quelle riforme non le ha votate o a chi quella legge elettorale non ha votato; ma come si fa a legittimare una posizione di chi quelle cose le aveva votate e oggi va in giro per il No, senza minimamente giustificarsi di averlo fatto?. Il quesito centrale del 5 dicembre riguarda , in caso di vittoria del No, solo il modo in cui Renzi deciderà di procedere nella sua nuova avventura, che è quella di preparare un partito nuovo che tagli definitivamente i ponti con la sinistra, anche con quelli che dicono che dal partito non usciranno neanche con le cannonate. Il problema è che, non potendo andare a votare subito, perchè sarebbe come stendere un tappeto rosso davanti a palazzo Chigi per l’arrivo dei 5 Stelle , deve trovare una ruota di scorta in Parlamento, soprattutto al Senato,capace di annullare l’apporto della minoranza Pd. Magari con un nuovo Governo , con facce diverse, e con l’apertura di un nuovo mercato. No , comunque la si guardi, questa storia , nata malissimo, con una riforma che non vale una mazza e con un gioco che non è valsa la candela, segnerà la fine del Pd come lo conosciamo e l’inizio di una nuova avventura i cui effetti ci sono ignoti. r.r.
pd poco festeggiare