PERCHE’ POTENZA NON ODIA!

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di ROCCO PESARINI

 

 

Era da molto che non riscontravo un’unione così forte del pensiero della cittadinanza potentina su una singola tematica.

E l’occasione (anche se tutti o molti avrebbero preferito che questa “occasione” non ci fosse) è stata la mozione approvata dalla maggioranza consiliare al governo della città di Potenza contro l’approvazione sul Disegno Di Legge Zan contro l’omotransfobia in discussione in Parlamento.

Tralascio la frase becera “L’omosessualità è contro natura” che ha fatto il giro di social, giornali, blog, sedi di partito, offrendo ancora una volta, qualora se ne sentisse il bisogno, di far parlare (o “sparlare” fate voi) della nostra città e sulla quale gli organi di partito o i diretti interessati trarranno le proprie conclusioni (che né mi riguardano, né mi interessano).

Sulla vicenda c’è stata la pressoché unanime condanna di tutti. Eppur la mozione è ancora lì, intonsa, approvata.

Come ripetuto ampiamente, sul disegno di legge ognuno la pensasse come crede: se quell’opinione è civile e rispettosa dei sentimenti, dei modi di essere e degli orientamenti altrui va rispettata in toto; se qualcuno ritiene che il DDL leda il diritto (legittimo) di pensiero, senza ovviamente scadere in pensieri medievali, di odio o da Ku Klux Klan, le sue argomentazioni giuridiche vanno contrastate sul piano del diritto e dei diritti.

Io ritengo che il DDL non sia lesivo di alcuna libertà di pensiero e che vada quindi approvato. Esistono la Costituzione e la Corte Costituzionale per vigilare sulle leggi e sui presunti vizi di costituzionalità. Ma è il mio pensiero e tale rimane.

Ma un Comune, un’amministrazione comunale, non può e non deve assumere posizioni ideologiche su questioni afferenti diritti civili di cittadini e cittadine. Un Comune ha altri compiti, altre prerogative, altre funzioni e a quelle deve pensare.

Per le “battaglie” politiche esistono il Parlamento e le segreterie di partito: è in quella sede che si può e ci si deve confrontare su di esse. Non in un consesso comunale, espressione di una cittadina di 60mila abitanti, già divisa su molte cose.

Un Consiglio Comunale non può sentir pronunciare una frase come quella sopra citata e poi approvare una mozione che quasi “avvalora” quella frase. Al netto delle precisazioni nei termini sopra citati su funzioni e prerogative, il sentir pronunciare quella frase avrebbe dovuto stoppare qualsiasi dibattito, qualsiasi determinazione, qualsiasi decisione, consapevoli che ci si era buttati in un tunnel pericoloso e brutto da percorrere fino in fondo. Quella frase doveva far suonare il campanello d’allarme e che era giunto il momento di non andare oltre. Invece si è andati oltre, la si è approvata e poi sono partite le scuse, le interpretazioni giurisprudenziali o meno, mentre la comunità LGBT rimaneva offesa, maltrattata, lesa nei suoi sentimenti (perché questo è successo, nonostante le vostre scuse o i vostri colpevoli silenzi).

Ma ieri sera la Potenza che non odia (tanti fisicamente, tantissimi con il cuore) erano in piazza a manifestare il proprio dissenso alla mozione.

Perciò, chiosando, alla luce di tutte le considerazioni finora svolte, un’unica parola mi sovviene dalle viscere: RITIRATELA!!!!!!!!!!!!!!!

Perché Potenza non odia.

 

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Rocco Pesarini

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