PERCORSI D’ARTE SACRA. SAN FELE

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTEsebaste puglia riconoscente

carella

 

 

Alcuni graffiti, ritrovati nelle grotte di Santa Croce, di Pierno e di Civita, attestano che il territorio fu abitato, nel III-II millennio a.C., dagli Ausoni. San Fele nasce nel 969 come Castrum, voluto da Ottone I di Sassonia per difendersi dagli assalti bizantini, ma la fortezza divenne pure luogo di prigionia di personaggi celebri: Enrico di Baviera, Enrico, figlio di Federico II ed Ottone di Brunswich.

Nel Catalogo dei Baroni del XII secolo è Sanctus Felix e Sanctus Felis, mentre nelle carte angioine è Terra S. Felicis, dal nome del santo vescovo africano di Tibari, venerato a Venosa, da dove si suppone siano venuti i primi abitanti, che costruirono le loro case a ridosso del castello.

1 CASA JACOBIS

Durante la dominazione angioina si chiamò San Felì e sotto gli aragonesi San Fele. Secondo il Racioppi, il nome d’oggi è la pronuncia italica popolare della pronuncia francese San-Feìl.

I signori che si avvicendarono dall’XI al XV secolo nel possesso del feudo, ambito per la sua impenetrabile posizione e come punto strategico di tutta la Valle di Vitalba, godevano dei fa vori dei re dell’epoca. Federico II nel 1240 e Carlo d’Angiò nel 1270 fecero ampliare il castello. Nel 1613 il feudo fu acquistato dalla famiglia Doria, cui rimase in possesso fino all’eversione feudale. Attualmente restano alcuni ruderi.

Il paese è noto per aver dato i natali (fig.1) a Giustino de Jacobis, missionario in Africa, beatificato da Pio XII e annoverato nell’elenco dei Santi da Paolo VI.

2 monumento Jacobis

In Piazza Garibaldi si può ammirare (fig. 2) il Monumento di S. Giustino De Jacobis a lui dedicato dai suoi concittadini. Nell’opera bronzea si nota la modulazione della luce attraverso sottili e gradualissimi passaggi di piani in una visione che non è più plastica, ma pittorica. Il gioco del contrasto, tra la superficie levigata del viso e delle mani e la ricchezza delle pieghe dell’abito, trova una grande espressione comunicativa. L’immagine s’immerge così nella struttura architettonica della piazza, creando intorno a sé una poetica risonanza spaziale. Salendo una bella scalinata si giunge (fig. 3) alla Chiesa Madre di Santa Maria della Quercia, costruita nel 1514 da artisti del luogo. La cupola fu edificata tra il 1754 e il 1757 da allievi della scuola del Vanvitelli ed è dominata dall’imponente campanile. L’interno è a tre navate a croce greca. Nel presbiterio, di stile barocco, si nota l’altare maggiore in marmo policromo impreziosito dal Tabernacolo cesellato a sbalzo che evidenzia Gesù Risorto e un Sole.

Sull’altare c’è (fig. 4) un prezioso Crocifisso ligneo del Seicento, dalla sofferta struttura volumetrica del corpo di Cristo che costruisce una forma entro uno spazio aperto.

4 Crocifisso

L’interno della chiesa mostra sei altari di marmo policromo del Seicento, belle statue lignee del Settecento, tra cui S. Vito, (fig. 5) l’Immacolata, S. Donato, S. Giustino. Conserva pur

5 Immacolata

e diverse tele dipinte ad olio, come quella del Seicento, raffigurante Santa Rosa da Viterbo, attualmente presso la Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici di Basilicata per il restauro.

A destra dell’ingresso si nota (fig. 6) un grande fonte battesimale in pietra lavorata e legno intarsiato.

6 fonte battesimale

Il centro storico è un intreccio di modeste case e palazzi signorili. I portali decorati con stemmi di famiglia e balconi arricchiti da elaborate rin-hiere di ferro battuto testimoniano l’abi- lità dell’antico artigianato locale. Le strade strette evidenziano vicoli, vicoletti e scalinate, che s’intersecano fra loro, producendo particolari effetti di luce.

7 PALAZZO FRASCELLA

Caratteristici sono i suppòrtë, (portici), adibiti allo scolo dell’acqua piovana e a collegare strade e case. L’irregolarità del- le case è dovuta ai dislivelli naturali del terreno (le abitazioni si sviluppano lungo le ripide pendici dei monti Torretta e Castello) ed è accorgimento per spezzare la forza dei venti invernali e difendersi dal calore estivo. Tra le residenze signorili si citano: Casa natale di S. Giustino de Jacobis in Piazza Marconi, (fig. 7) Palazzo Frascella in Via Francesco Stia (che si caratterizza per la sua monumentalità e perché riproduce la facciata dell’antica chiesa di S.  Giacomo), Palazzo Caputi in Corso Umberto, (fig. 8) Palazzo Stia-D’onofrio (abitato da Francesco Stia, generale della Guardia Nazionale, che si distinse nella lotta contro i briganti), Palazzo Cioffariin Via Masaniello (abitata nell’Ottocento dalla nobile famiglia Cioffari che fu sterminata dalla banda dei briganti di Michelangelo Natale).

8 palazzo Stia-D’Onofrio

In contrada S. Vito è da notare (fig. 9) il Monumento ai Caduti (1923), fatto erigere dalla colonia sanfelese residente in America.

Nella Contrada Pierno si trova (fig. 10) il Santuario della Madonna di Pierno, fondato dall’eremita Guglielmo da Vercelli, in seguito al

9 monumento ai Caduti

 ritrovamento della statua lignea della Madonna, nascosta in una grotta del monte Pierno dai monaci romiti Basiliani del Monte Santa Croce, quando furono messi in fuga dai pirati saraceni.

 

La primitiva cappella, divenuta piccola per l’affluenza dei fedeli, fu ingrandita tra il 1187 e il 1197 in stile romanico-normanno, sotto la direzione dell’architetto Sarolo, il più prestigioso dell’epoca, che fu scelto da Giliberto II di Balvano il quale intendeva farne luogo di sepoltura per la sua famiglia.

10 Madonna di Pierno

Per ricordare quest’opera il signore fece scolpire un’iscrizione che si legge sul portale della chiesa. Il nuovo tempio fu consacrato dal Papa Onorio III che, in tale occasione s’incontrò con Federico II per discutere sul problema delle discordie fra i due poteri. Il santuario subì gravi danni per i vari terremoti e, dopo di quello del 1980, l’opera di ristrutturazione non è ancora completata. La facciata è in stile romanico e il portale presenta decorazioni a  mosaico con pietre bianche e lava tipiche di diverse culture: da quella araba a quella bizantina, da quella romanica a quella normanna.

11 interno

L’interno è (fig. 11) d’impianto basilicale: a tre navate, divise da due filari di colonne e un pilastro collegati da archi a tutto sesto. Ha volta a botte e soffitto ligneo. Le colonne, che reggono gli archi a tutto se

12 mensole

sto, mostrano capitelli di vario stile.

Fra le arcate ci sono (fig. 12) interessanti mensole con meravigliose decorazioni barbare, di tematica plastica bizantineggiante la cui matrice cade nella vasta produzione di mostri alati, tipica dell’arte orientale, persiana e mesopotamica, diffusa in occidente dai Bestiaria, manuali per miniature, avori e stoffe e per sculture. La navata centrale è sopraelevata e il presbiterio è stato aggiunto in un periodo successivo. Sull’altare maggiore in pietra locale c’è in una nicchia (fig. 14) una statua lignea della Madonna di Pierno del Settecento. Le figure della Madonna e del Bambino sono solide, volumetriche e si  scalano  entro uno spazio ben definito; la scultura è perfettamente plausibile in relazione alle modalità della visione ottica, come se lo scultore avesse trasferito nella materia un episo- dio cui fosse stato presente.

Durante i recenti lavori di scavi per il ripristino della piazza anistante la chiesa, effettuati dalla Sovrintendenza ai Monumenti della Basilicata, sono venuti alla luce i resti di un monastero (probabilmente quello di San Guglielmo) e, tra i muri perimetrali, uno scheletro umano in perfetto stato di conservazione, appartenente ad un monaco vissuto nel XIII secolo.

Bibliografia

 

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica
  • M. Pascale, S. Fele nella storia delle dominazioni sassone, normanna e sveva, Napoli, Laurenziana, 1988.
  • M. Pascale, La valle di Vitalba e S. Fele nella storia della Dominazione Angioina e Aragonese, Napoli, Laurenziana, 1989.
  • Regione Basilicata, Potenza Matera City Business, Torino, Stamperia Artistica Nazionale,
  • Angelo Lucano Larotonda e Rosario Palese, Potenza una provincia di cento comuni,Milano, Motta Editori p.A., 1999.

Scuola Media Statale “Faggella”, Alla scoperta di un Paese Lucano…, Rionero in Vulture, La Grafica Di Lucchio, 1994.

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Sull' Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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