DI DINO DE ANGELIS
Secondo una recente analisi delle “smart cities” italiane, i risultati vedono il capoluogo Potenza al 68mo posto su 115. È del tutto casuale che la nostra beneamata sia in coda a quasi tutti gli indicatori che misurano la qualità della vita. Ad esempio, sulla raccolta differenziata, sull’efficienza del servizio mobilità e trasporto pubblico e, ovviamente, nella altissima percentuale di automobili rispetto ai residenti, per non parlare delle piste ciclabili dove, in pratica, la città non ha neppure un chilometro destinato a tale scopo. Per tornare all’uso della tecnologia, la città di Potenza , nel passato, aveva iniziato un certo cammino che doveva assestarla tra le città maggiormente rivolte all’uso della tecnologia. In principio fu il wi-fi libero per il centro storico. Un’iniziativa che fu accolta benissimo dai cittadini e presentata in pompa magna dall’amministrazione. Finalmente – si disse – i cittadini potranno connettersi gratuitamente alla rete appena metteranno piede nelle strade principali del centro. Un nuovo ottimismo prese il posto del solito scoramento e centinaia di giovani camminavano curvi sui loro smartphones da piazza Pignatari a piazza Sedile fino a via Pretoria a cercare la connessione gratuita che avrebbe loro finalmente permesso di navigare gratuitamente sul web. Ma ben presto, tra problemi di identificazione di accesso, password non riconosciute e linee balbettanti, l’illusione si trasformò in delusione, con grande giubilo dei negozi di telefonia rimasti che videro innalzare notevolmente i loro fatturati in termini di acquisto di piani tariffari che vendevano tariffe per linee dati come mai si era visto prima. Qualcuno disse che l’idea del wi-fi libero era una politica commerciale subliminale per stimolare il desiderio di internet e quindi di aumentare il fatturato delle suddette attività commerciali. Astuzie commerciali! E gli altri progetti tecnologici? Presto detto. Si prese in esame un software di gestione per le offerte di tutti i negozianti del centro, a cui gli utenti sarebbero stati interessati via cellulare al solo passaggio di qualche centinaio di metri dal negozio che praticava quell’offerta. Orde di commercianti si affrettarono ad inviare al cervellone centrale i loro saldi per tutta la stagione, i loro menu turistici e le loro offerte imperdibili di 3×2, ma anche 4×2, che dico 5×2 in un tripudio di felicità e sconti mai visti prima che avrebbero visto incrementare a dismisura la loro clientela. Ma anche questo piano non si portò a compimento. Questione di segnale, dissero. E poi la pioggia. A Potenza piove spesso e la pioggia non permette al segnale di arrivare con chiarezza. Se ci fossero stati i Blues Brothers, avrebbero invocato anche l’invasione delle cavallette. Infine si ideò il QR code. Con un semplice click, le orde di visitatori avrebbero avuto accesso alle informazioni di ben 48 siti di interesse storico, religioso e architettonico della città. Ancora oggi gli edifici della città sono forniti di queste targhettine che, inquadrate dai cellulari di ultima generazione, possono offrire notizie storiche su quel determinato palazzo di pubblico interesse. E allora come mai questa classifica appena uscita vede la città agli ultimi posti anche in campo tecnologico? La solita invidia. La città di Potenza è all’avanguardia nel campo della tecnologia smart, ma a causa dei soliti invidiosi e mistificatori, finisce con il pagare un alto prezzo per la disinformazione e le malelingue. La città, in barba a tutte le classifiche e la disinformazione corrente, vive e respira tecnologia ad ogni livello, tanto è vero che a breve ci sarà anche l’infomobilità e mille altre iniziative che la proietteranno nell’olimpo delle città italiane maggiormente tecnologiche. Se non ci credete, chiedete ai digital champions. Chi sono? Ma vi dobbiamo spiegare proprio tutto! Collegatevi sul web. Diamine!

1 commento
Purtroppo paghiamo lo scotto di amministrazioni (passate e presenti) ignoranti in tema di tecnologia. Amministrazione che hanno cercato di “apparire” piuttosto che “essere” . Su tutti……. … a cui dobbiamo, tra le altre cose, opere come il Ponte di Via di Giura e mostre come “Il Realismo Russo”. Orde di “segaioli mentali” che hanno ridotto la nostra città ad una bidonville.