POTENZA, IL DECORO PRIMA DI TUTTO

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By Dino De Angelis

 

Esiste un regolamento sulla tutela del decoro ?. Esiste a tal punto che se, casualmente, sei una città inserita nel patrimonio mondiale dell’Unesco e non ti attieni ad una serie di indici di decoro e pulizia urbana, puoi dire addio al titolo nobiliare. Così sta accadendo a Firenze, proprio in questi giorni. Il capoluogo toscano, culla della cultura e delle belle arti, ha ricevuto un formale ammonimento dall’Unesco che la esorta a valutare tutta una serie di parametri, primi fra tutti le vendite del patrimonio immobiliare, in particolare alcuni palazzi storici che insistono in Piazza Brunelleschi. Nella lettera che l’Unesco invia al Sindaco di Firenze, si sostiene che tale trasformazione degli edifici potrebbe avere un impatto negativo sull’integrità degli edifici stessi e del paesaggio urbano della città, andando ad intaccare uno dei criteri per cui Firenze è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco, ossia quello di essere espressione di una `produzione artistica unica’. È andata peggio alla città tedesca di Dresda, che non avendo osservato determinate prescrizioni, è stata dichiarata non più facente parte dello stesso patrimonio. Sorprende constatare che certe cose non capitano solo in Italia. Nardella, solerte sindaco di Firenze succeduto al Premier, per evitare il rischio fuoriuscita da città patrimonio dell’Umanità (che avrebbe un contraccolpo disastroso sulla città, sotto numerosi punti di vista), corre ai ripari: non più botteghe ritenute di scarsa qualità, niente più venditori di kebab, cineserie e supermarket al di sotto dei 40 mq. Messi al bando entro tre mesi i pannelli luminosi con le scritte “aperto”, “chiuso”, “pizza” etc., pubblicità di alcolici sulle vetrine e slot machine. Sull’ultimo provvedimento nulla questio, ma ci si domanda se sia il caso di invitare a delocalizzare attività commerciali ritenute “scarsamente qualitative”. A questo punto scattano una serie di interrogativi di natura commerciale: quali sono le attività qualitative? Chi ne stabilisce gli indici? Chi dice che i turisti non gradiscano anche quel genere di economie? In che modo si attuerà una delibera che vieta a determinate categorie commerciali di aprire un’attività nei centri storici? Tutte cose molto distanti dal centro storico della nostra beneamata città capoluogo di terra lucana, dove il problema non si pone. Non siamo patrimonio mondiale dell’umanità e per quanto riguarda le attività del centro storico, non c’è nessuna necessità di delocalizzarle, perché o lo hanno già fatto, oppure (nella maggior parte dei casi) hanno chiuso per sempre e buonanotte ai suonatori. Quel che sorprende è che, tranne rarissimi e insufficienti tentativi di dare delle risposte ad un problema gigantesco della beneamata, non c’è nessun – dico nessun – provvedimento che miri a d approfondire il problema della crisi commerciale e dei servizi del nostro centro storico ed attui un progetto per una sua rivalutazione prima che si spengano le luci di altre vetrine ed il passeggio sulla via principale e sui suoi vicoli sia caratterizzato più saracinesche abbassate che alzate. Infine il problema del decoro e della pulizia urbana. Ma davvero c’è bisogno di far parte dell’Unesco per poter avere l’ambizione di averne uno, magari con tanto di controlli affinchè venga rispettato? O dobbiamo continuare ad assistere impotenti a scene da città post atomica con rifiuti di ogni genere accantonati anche sulle strade centrali di una città che sembra aver perso qualsiasi forma di amore per sé stessa?

 

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