POTENZA………. QUE SERA’, SERA’

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DINO DE ANGELISDino De Angelis potenza que sera sera

Tanto tuonò che piovve. A Potenza nel breve volgere di pochi mesi, dopo un paio di anni di amministrazione sonnolenta ed alla continua ricerca dell’Arca perduta, ecco che d’improvviso, metti una sera a cena e si aprono la struttura megagalattica trascendentale e anche un po’ Losangeliana del Nodo Complesso di Gallitello ed alcune altre opere considerate secondarie ma che magari poi qualche problema lo risolveranno davvero.

Parlo della riqualificazione sotto il Ponte Nove Luci e dell’ormai imminente apertura del sottopasso di Via Angilla Vecchia.

E dopo la lunga stagione dei tuoni, sembra finalmente arrivata la stagione delle piogge, a dispetto del gran caldo che fa. Si tratta di due opere di indubbio valore delle quali sottolineo la valenza strategica  (sì, perché anche una opera dal carattere meramente estetico ha una valenza strategica e non soltanto funzionale per una città totalmente bistrattata per lustri dal punto di vista del decoro).

Come sempre però occorre fare qualche riflessione a voce alta. Non mi dilungo su episodi veramente da far accapponare la pelle a cui ho assistito sui social network (ormai diventati un mezzo di confronto politico al pari delle aule consiliari – non che questo sia necessariamente un male, anzi). Ebbene sui social, proprio in occasione dell’inaugurazione della riqualificazione dell’area del rione Betlemme (Ponte Nove Luci), è stato piuttosto stucchevole assistere ad una polemica tra maggioranza e opposizione su chi avesse dato la scintilla a tale operazione di restyling urbano, in quanto ciascuno tirava l’acqua al proprio mulino per rivendicare la paternità dell’intervento.

Dato per scontato che bisognerebbe dare meriti a chi fa, oltre che a chi stimola o solleva il problema  e, pur salutando positivamente l’avvio di una stagione di soluzioni urbanistiche per la città capoluogo, vengono in mente alcune domande che, al solito, saranno lette con una certa nonchalance da qualche lettore, e con il solito senso di supponenza da parte degli amministratori (“ecco qua, il solito solone a cui non va mai bene niente”).

Il primo: la soluzione del sottopasso non sarebbe stata la migliore (sotto notevoli punti di vista) anche per il famigerato incrocio del Gallitello, senza 10 anni di lavori ed incroci che manco a Hollywood?

Il secondo: ok, adesso ne inaugureremo altre (ad esempio: sottopasso di Rione Mancusi) e la città avrà, assieme a nuove opere infrastrutturali, anche una serie di soluzioni ad alcuni dei suoi problemi.

E fin qui “va tutto bene” (lo dico serio, anche se l’espressione si presta ad interpretazioni perfino ironiche). Ma, al di là delle nuove “opere”, si è per caso capito di questa città, questa benedetta città che è stata diverse cose, da “città dei servizi” (che non si capisce mai bene quali siano), alla “città cultura” (frettolosamente cancellato dai loghi e dalla memorie locali), dalla “città verticale” (con la soluzione delle scale mobili) alla “città metropolitana” (di cui non si parla ormai se non a spizzichi e a bocconi); di questa città, insomma, si è capito una volta per tutte cosa si vuol farne?

No, perchè la sensazione prevalente è che si va avanti un po’ a tentoni, una rotonda qua, un sottopasso là, a seconda dei finanziamenti che piovono e ai quali bisogna dare attuazione (“altrimenti si perdono”), ma poi tutti quelli che gravitano attorno alla città, da quelli che vengono da fuori (e sono tanti, lo sappiamo), e anche i turisti (sì, anche quelli che dritto o storto ci vengono), fino a questi bistrattati cittadini residenti, lo sanno tutti questi dove vuole andare questa città?

Da dove arriva più o meno lo sappiamo, ma che cosa vuole diventare si può capire?

La verità è che dovremmo spendere un po’ di tempo per capire la rotta. E per capire meglio questo concetto, cito letteralmente Jules Verne, uno che di rotte se ne intendeva: “Alcune strade portano più a un destino che a una destinazione”.

Sarebbe interessante sapere che destino hanno in mente coloro che stanno progettando il futuro di questa città. Poi che rotonde e sottopassi siano. Purchè inseriti in una logica che unisca tutto sotto lo stesso destino: non improvvisare. Ma a proposito: voi un destino per questa città ce l’avete?

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