“Potevamo esserci anche noi in questo Mondiale in Russia?”

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“Potevamo esserci anche noi in questo Mondiale in Russia?”

E dove sono i Totti di una volta………….

La leggenda di Francesco Totti: una lunga storia d’amore con la ROMA

di Vittorio Basentini

Prima di rispondere alla domanda che circola in questi giorni in tutti gli ambienti, non solo sportivi, ovvero “l’Italia perché non è andata al Mondiale in Russia” oppure l’esclamazione di tutti “Potevamo esserci anche noi in questo mondiale così livellato”, preme raccontarvi la storia di Francesco Totti per far capire cosa significa essere calciatore di talento o come diventare un calciatore della Nazionale.

Viene spontanea la domanda? Ma Totti era più forte di Messi? Io dico assolutamente sì.

Trovare oggi un aggettivo originale per descrivere la storia e la vita sportiva di Francesco Totti è un esercizio destinato probabilmente a non produrre risultati.

Straordinario, eccezionale, stratosferico, favoloso, infinito, eterno? Tutto già detto, tutto già scritto. Unico? Anche, e fu lui ad anticiparci tutti, come nella scelta impensabile del cucchiaio su rigore, definendo così, al femminile, la donna a cui stava dichiarando il suo amore: Ilary. “Sei Unica”, recitava la maglietta sotto la casacca da gioco.

Per lui, romano di Porta Metronia, un tatuaggio, una seconda pelle: indossata per la prima volta nel 1989, a 13 anni, sentendo da subito che non l’avrebbe tolta mai più.

Ed è questa la leggenda di Totti, che lo rende imparagonabile a qualsiasi altra bandiera vogliate pensare.

Tutti grandissimi, ma la magia di questa storia d’amore nata e vissuta in una città, Roma, eterna come questo suo straordinario campione, assegna alla passione, al sentimento, al cuore, indici impareggiabili se li volessero misurare.

Perché Roma amplifica certe emozioni: e questa è un po’ la sua magia.

Venticinque anni insieme, ventotto con quelli di settore giovanile, numeri da brividi: dalle presenze, ai gol che lo hanno visto primeggiare davanti a tutti tra i calciatori in attività e dietro solo al grande Silvio Piola nella classifica di sempre.

Uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane.

E la Nazionale: Campione del Mondo con la Nazionale di Marcello Lippi al Mondiale in Germania nel 2006.

Lo voleva il Milan da bambino, lo ha voluto ancora durante la sua carriera. E né Berlusconi né Galliani ne hanno fatto mistero.

Ma Francesco ha sempre anteposto la Roma a qualsiasi altra scelta.

Lo voleva il Real Madrid : No anche al Grande Real Spagnolo.

Ha detto no a Milano come a Madrid.

E lì la tentazione sarebbe stata ancora più forte. Avrebbe vinto di più, certo.

Ma più bello di qualsiasi altro trofeo, per dirne una, è stato trovare il modo per mascherarsi e non farsi riconoscere raggiungendo in motorino la festa tra la gente di Testaccio, uno dei cuori del tifo giallorosso a Roma, nel tardo pomeriggio del 17 giugno del 2001, mentre aveva vinto da poco il suo primo scudetto battendo il Parma all’Olimpico: e respirare la città, i tifosi come lui e sentirsi parte viva di quella gioia.

Questo è Totti, questo è Francesco. Il ragazzo divertito e divertente che ha la Roma nel cuore, che con la Roma è stato Pupone ed è diventato uno straordinario campione.

E da campione può dividere con Bruno Conti, altra grande bandiera giallorossa, il traguardo di uno scudetto e di un Mondiale: perché nel 2006, in Germania, Lippi lo aspettò fino all’ultimo nonostante venisse dall’unico grande infortunio della sua carriera, e lui ripagò quella fiducia andandosi a prendere quel pallone al 95’ per calciare con coraggio il rigore magistrale, angolatissimo, rasoterra, grazie al quale l’Italia superò in extremis l’Australia e lui portò per mano i compagni ai quarti di finale del Mondiale poi vinto contro la Francia di Zidane.

E lui, Francesco. Rispettato dai compagni di squadra sfilati per Trigoria e da quelli trovati lì, quando cominciò, lungo questa favola di 25 anni.

Amato alla follia dai tifosi giallorossi che lo hanno sempre sentito vicino e lo hanno sempre vissuto come un compagno di viaggio. Li ha fatti sognare, ci ha fatto spellare le mani per applaudirlo.

Campione anche nella vita oltre che sul campo: simbolo dell’Unicef, ha legato in gran segreto il suo nome a una infinità di iniziative benefiche.
Questa leggenda della Roma dei giorni nostri ci dà una certezza: Totti resterà Totti per sempre. Ed è fantastico che sia così. «C’è solo un capitano» non è uno slogan qualunque. È un atto d’amore eterno.

 Riporto la lettera letta da Totti allo stadio Olimpico ill 28 maggio 2017, ovvero il giorno del suo ritiro da calciatore:

La lettera di addio del Capitano

«Grazie Roma, grazie mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici. Grazie a mia moglie e ai miei tre figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste righe prima di scoppiare in lacrime. È impossibile raccontare ventotto anni di storia in poche frasi.

Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scrivere e ho cercato, in questi anni, di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice, sin da bambino. A proposito, sapete quale era il mio giocattolo preferito? Il pallone ovviamente! Lo è ancora. Ma a un certo punto della vita si diventa grandi e così il tempo ha deciso. Maledetto tempo. È lo stesso tempo che quel 17 giugno 2001 avremmo voluto passasse in fretta: non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare tre volte. Mi viene ancora la pelle d’oca a ripensarci. Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: “Dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e gli scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare”. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello… e vostra madre vi sveglia mentre volete continuare a dormire… e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai… Stavolta non era un sogno ma la realtà. E adesso non posso riprenderlo più, il filo. Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che ormai sono cresciuti e forse sono diventati padri e a quelli di oggi che magari gridano “Totti gol”.

Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso guardare attraverso i buchi della rete e vedere cosa ci sarà “dopo”. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre mostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura. Ora è il momento di ringraziare tutti i compagni di squadra, i tecnici, i dirigenti, i presidenti, tutte le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni. I tifosi e la Curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti.

Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre la mia vita: smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni d’amore. Vi amo».

 Francesco Totti / 28 maggio 2017

 Parole queste che hanno fatto piangere tutti dalla gioia, credetemi.

Anche i miei figli davanti alla TV hanno pianto, anche io mi sono commosso guardando le lacrime di Totti, perché tutti noi abbiamo capito che Totti era un ragazzo semplice e di sani principi. Di queste cose ha bisogno la nostra società.

 Chiudiamo rispondendo alla domanda iniziale: Perché l’italia non è andata al Mondiale in Russia?

L’italia non è andata al mondiale in Russia perché la Nazionale di Ventura era una Nazionale mediocre, perché in Italia non ci sono più i campioni, non ci sono più giocatori come Totti, Buffon, Del Piero, Cannavaro, Nesta, Gattuso,Grosso ed altri, calciatori questi che hanno vinto tutto perché avevano talento, avevano il calcio nelle vene e avevano volontà di fare sacrifici; senza parlare oggi delle dinamiche e dei forti interessi che gravitano intorno al nostro calcio e che passano su tutto.

La verità è tutta qui.

Lasciamo perdere. Questa volta va cosi’. Saluti a tutti. Vittorio Basentini

 

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