Russia 2018: Le squadre africane eliminate dagli ottavi del Mondiale.

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Russia 2018: Le squadre africane eliminate dagli ottavi del Mondiale.

di Vittorio Basentini

Nessuna squadra africana agli ottavi del Mondiale è il peggior risultato dal 1986 ad oggi, figlio in un paio di casi di situazioni sfortunate ma anche di un appiattimento generale del continente.

Chi non ricorda il mondiale ’82 vinto dall’Italia e la partita contro il Camerum o la Nigeria che battemmo di misura nel ’94 in Usa grazie all’estro di Roberto Baggio o addirittura la sonora sconfitta ai giochi olimpici a metà anni ottanta della nostra Nazionale Olimpica strapazzata per 4-0 dello Zambia.

Agli ottavi di finale del Mondiale di Russia 2018 sono passate 10 squadre europee (Spagna, Francia, Inghilterra, Belgio, Croazia, Portogallo, Russia, Danimarca, Svezia, Svizzera), 4 sudamericane (Brasile, Argentina, Uruguay e Colombia), una nordamericana (Messico) e una asiatica (Giappone).

La realtà del campo dice che il Sudamerica ha mandato avanti l’80% (4 su 5) delle sue squadre, la vecchia Europa il 71,4% (10 su 14), il Nordamerica il 33,3% (1 su 3) l’Asia il 20% (1 su 5) e l’Africa lo 0% (0 su 5).

Non contiamo l’Oceania, perché l’Australia si era qualificata giocando le qualificazioni asiatiche.

Insomma, ogni girone ha avuto la sua storia ma è evidente che a uscire con una brutta immagine da questo Mondiale è soprattutto il calcio africano.

Malissimo l’Egitto di Cuper in un girone dove in teoria poteva giocarsela, male la Tunisia, buono il Marocco, sfortunato con l’Iran e davvero pericoloso contro Portogallo e Spagna, a testa alta la Nigeria eliminata dal gol di Rojo e il Senegal che aveva iniziato bene il girone ma poi contro la Colombia ha giochicchiato in una partita stranissima.

Storie diverse, che non si possono ridurre ai numeri: in rapporto alle aspettative ci è piaciuto molto soprattutto il Marocco di Renard, mentre il Senegal ha fatto il suo.

Nel giochino del senno di poi inseriremmo anche l’Egitto, forse Salah andava rischiato nella partita d’esordio con l’Uruguay.

Il risultato è però che l’Africa non presenta nemmeno una squadra agli ottavi e questo da quando ci sono gli ottavi di finale dopo i gironi, quindi dal 1986 (con le squadre che oltretutto erano 24), non era mai successo.

Più che sfogliare gli almanacchi meglio analizzare il presente.

Qualcuno sostiene che le squadre nordafricane e dell’Africa francofona siano squadre francesi di serie B, ma nessuno dei 23 egiziani gioca in Francia (e solo 8 in Egitto), mentre lo fanno 2 (per quanto buoni, come Mendyl e Ait Benasser) marocchini, 7 tunisini e 7 senegalesi.

È quasi banale osservare che soltanto un nigeriano gioca in patria, uscendo dal mondo francofono. Insomma, non si può parlare di ‘scoperte’ a proposito almeno del 90% dei giocatori di queste 5 nazionali.

Il punto è proprio questo: in un mondo interconnesso, almeno per quanto riguarda il calcio, non ha molto senso che rimangano a casa nazionali europee medie come Italia e Olanda, a beneficio di squadre che non hanno molto di diverso dalle nostre né come qualità dei giocatori né, purtroppo, come stile di gioco.

Nessuno può sostenere che in serie A ci debba essere obbligatoriamente una squadra lucana, molisana o trentina… Stiamo ovviamente estremizzando, perché il bello del Mondiale è che tutte le zone del pianeta siano rappresentate, ma in vista del torneo a 48 squadre il fatto che ci saranno 16 europee e 9, forse 10 (dipende dal playoff) africane fa pensare a una profonda ingiustizia calcistica, terzomondismo degno di miglior causa.

E l’Italia? Tavecchio ha detto ieri in una intervista che ha sbagliato perché doveva lasciare Conte come allenatore e che avrebbe dovuto dargli più soldi per trattenerlo.

Caro Tavecchio sei fuori binario nettamente. Ci vuole una riforma del calcio italiano, resettare tutto e partire dai giovani, perché così non può continuare, ma soprattutto ci vuole il rispetto delle regole anche nel calcio come in qualsiasi altra cosa.

La verità è tutta qui.

Saluti a tutti. Vittorio Basentini

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