Gli echi della tradizione nel dialetto di Ginestra.
La lingua
Come già scritto nello scorso appuntamento raccontando di Barile, nella seconda metà del XV secolo, a seguito dell’avanzata turca, numerosi gruppi di esuli albanesi approdarono sulle coste ioniche incoraggiati dalla politica di ripopolamento messa in atto da Alfonso I di Aragona. Ciò accadeva dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderbeg, il condottiero che aveva combattuto affianco a Ferdinando II di Aragona. Queste nuove comunità ripopolarono la zona del Vulture insediandosi nei comuni di Barile, Ginestra e Maschito e raggiunsero anche altri comuni due sul Pollino, altri, come Brindisi di Montagna, sempre nel Nord della Regione, ma alcuni, come quest’ultimo, oggi non conservano più alcun segno nella lingua locale della presenza albanese.
L’immigrazione albanese contribuì con le altre, a fare della Basilicata quel crocevia di genti e quindi di lingue diverse. Proprio dalle lingue, oggi, viene la testimonianza più forte delle diverse etnie che, in tempi e in luoghi diversi, in Lucania hanno trovato dimora.
Ginestra (p.d.r. 7), in arbëresh Zhura, conta 700 abitanti ed è situato sul Vulture.
Purtroppo la parlata originaria è fortemente in perdita soprattutto nei giovani che nel migliore dei casi conservano solo una conoscenza passiva, ossia, capiscono, ma non usano la lingua e tale situazione è l’anticamera della morte di un idioma.
La lingua di Ginestra aveva, e se ne riscontrano ancora tracce, un sistema casuale come il latino, distingue quindi il soggetto dal complemento oggetto per esempio cambiando la desinenza chieni “il cane” soggetto, chienin “il cane” complemento oggetto. I giorni della settimana, per quanto leggermente modificati rispetto alla loro veste fonetica originaria, sono conservati nella parlata dei pochi interlocutori che ancora usano attivamente l’arbëresh, forse perché formano una catena coesa.
Të hënë “lunedì”
Të marr “martedì”
Të mërkurë “mercoledì”
T’ëntèn “giovedì”
Të prëmtë “venerdì”
Të štunë “sabato”
Të dièlë “domenica”
Lo stesso non si può dire, invece, dei termini che designano i mesi che hanno subito fortemente l’influenza dei dialetti circostanti e dell’italiano.
Interessante la struttura dei numerali che sono costituiti in maniera differente rispetto a quella utilizzata dai nostri dialetti. Infatti per i numeri che vanno da undici a diciannove abbiamo la sequenza uno su dieci gnëmb(d)it, due su dieci dimb(d)it, tre su dieci trèmb(d)it e così via; per “trenta” si userà il tipo tre dieci ossia tri(d)it, “quaranta” due venti disèt, “cinquanta” sarà pès(d)it ossia cinque dieci e così per sessanta, settanta, ottanta e novanta ossia sei dieci, sette dieci e così via.
Anche in questo caso i termini resistono perché incardinati in un sistema coeso.
In conclusione diremo che la lingua di Ginestra conservata ancora dagli anziani dovrà essere protagonista, se la si vuole conservare, di un intervento urgente di salvaguardia.
Uno sguardo all’A.L.Ba.
Come abbiamo visto nell’articolo precedente su Barile, numerose sono le interferenze fra le lingue arbëresh e quelle romanze. Tuttavia, si è anche detto che il lessico di base è costituito per la maggior parte da parole che i coloni albanesi hanno portato con sé dalla terra d’origine. Si tratta di parole che fanno riferimento, ad esempio, ai numeri e al tempo non meteorologico. Consideriamo il campo lessicale dei numeri: qui troviamo per Ginestra tutta la serie dei numerali arbëresh. Si osservi la tabella che riporta i numerali ordinali fino a dieci, confrontandoli con quelli registrati nel vicino dialetto romanzo di Venosa:
| numerali | Ginestra | Venosa |
| ‘uno’ | gnë
[ɲə] |
ùnë
[ˈunə] |
| ‘due’ | di
[di] |
dùië
[ˈdujə] |
| ‘tre’ | tri
[tri] |
trè
[trɛ] |
| ‘quattro’ | càter
[ˈkater] |
quàttë
[ˈkwat:ə] |
| ‘cinque’ | pèsë
[ˈpèsə] |
céngë
[ˈtʃengə] |
| ‘sei’ | ghiàšt
[gjaʃt] |
séië
[ˈsejə] |
| ‘sette’ | štàtë
[ˈʃtatə] |
sèttë
[ˈsɛt:ə] |
| ‘otto’ | tètë
[ˈtɛtə] |
òttë
[ˈɔt:ə] |
| ‘nove’ | nënd
[nənd] |
nóvë
[ˈnovə] |
| ‘dieci’ | (d)it
[ðit] |
dìcë
[ˈditʃə] |
Come si può osservare, l’intero sistema dei numerali arbëresh è stato conservato dai parlanti. Le somiglianze che si possono osservare in alcuni casi sono da imputare non al contatto fra i due sistemi linguistici, bensì al fatto che le varietà albanesi e quelle romanze sono tutte lingue indoeuropee: esse derivano, cioè, da un unico progenitore, la lingua indoeuropea.
Al lessico di base di una lingua appartengono però anche i nomi che indicano parentela. In effetti anche in questo campo semantico, A.L.Ba. ha registrato lessemi di origine albanese: gliàglië [ˈʎaʎə] ‘zio’, bìglia [ˈbiʎa] ‘figlia’, etc. Tuttavia, per alcuni termini di parentela sono stati registrati a Ginestra lessemii di chiara origine romanza. Osserviamo a tal proposito le carte ‘nonno’ (I volume, I sezione, c. 12) e ‘nonna’ (I volume, I sezione, c. 13) dell’A.L.Ba.:
Come si può notare, Ginestra (punto di rilievo 7) presenta i termini tatarànnë [tataˈran:ə] ‘nonno’ e mamanòna [mamaˈnɔna] ‘nonna’. Questo dimostra che il contatto fra i due sistemi linguistici coinvolge non solo campi lessicali nei quali è più facile che si verifichino prestiti (come quello degli arredi e degli utensili domestici che abbiamo analizzato nel precedente numero su Barile), ma anche campi semantici che contengono termini propri del lessico base di un parlante.
Postilla etnolinguistica
La società contemporanea ha accolto cambiamenti radicali negli ultimi decenni, questo ha comportato la scomparsa di gran parte del mondo contadino e della cultura tradizionale.
L’allontanamento dalle tradizioni si percepisce con maggiore forza quando esso implica un allontanamento fisico dal luogo d’origine, un abbandono della Patria. È questa la condizione vissuta dai parlanti delle comunità arbëresh.
Nella lingua, però, si conservano e possono riemergere i tratti della tradizione soprattutto quando la trasmissione di immagini, sensazioni, ricordi della cultura avviene quasi esclusivamente oralmente.
In Basilicata le colonie arbëresh sono cinque, tra queste vi è Ginestra. Il dialetto di Ginestra ha mantenuto parte delle peculiarità linguistiche arbëresh, e alcune ne ha perse per influenza dei dialetti limitrofi e dell’italiano. Il dialetto rimane dopotutto il binario unico su cui viaggia il senso d’appartenenza e d’identità della comunità, esso così assurge ad una funzione antropologica ineccepibile che è quella di mantenere vivo l’orizzonte culturale d’appartenenza.
Il dialetto di Ginestra veicola, quindi, gli echi della tradizione e della cultura arbëresh. Echi che si fanno ancor più tangibili quando la lingua incontra la musica, e il legame con la tradizione è sancito dal canto popolare.
La società contadina e il mondo arbëresh emergono in questo canto corale tipico di Ginestra:
| Bonasera Zonja!
Oh bonasera zonja e ndi nëng a gjene, berr vesha nore e prirrë na ktena. Nesër eshtë aj Buker shen Janje. e gra e burra jme gjth nje vella. Oj zonja, mirre ti, çe do na besh? Dhjete dhukate rrie nje shoshe vej. Adhë keshtu te rrofte Aj buker burre çe kej! Nesër eshte Krishte; gjth vjen e bakon me nje gjsht. Vjen e bakon vaj Dhe gruare shume e vere befshe sa mburronj nje lume! Ngreu, zonja ti Çe te ndreft Krshti, ez n azere ate pulë per bisht. |
Buonasera oh signora!
Buonasera oh signora e se non lo puoi trovare aguzza bene l’orecchio. Domani (24 giugno) ricorre la festa di quel bel San Giovanni, e donne e uomini ci troviamo in fratellanza. Oh signora, prendilo tu, che cosa vuol farci? Un cestino di uova vale solo dieci ducati. Pertanto ti possa vivere lungamente quel bell’uomo che hai per compagno! Domani è la festa di Gesù, venga a benedirci tutti Venga a benedire olio e tanto grano e tanto vino abbondante come fiume. Alzati e che ti aiuti Cristo e vacci ad acchiappare quella gallina per la coda |
File Interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani_Ginestra
Curatori:
La lingua_ Giovanna Memoli
Uno sguardo all’A.L.Ba._ Teresa Carbutti
Postilla etnolinguistica_ Anna Maria Tesoro
File interattivo A.D.L. Ginestra_ Francesco Villone



