I RACCONTI NEL CIRCOLO DI Q : NOI E….. COME CI VOGLIONO

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racconto di

Valeria Iannuzzi

 

Di solito poggiava la testa sulla sua spalla destra, fermandosi a scrutare la sua fronte sudata, come se fosse possibile convincerla che ce l’avrebbero fatta. La prima volta che venne a trovarla fu durante un verde pomeriggio. Lui rideva, tanto fino quasi a soffocare. “Salve, sono il signor Feign. Piaceremo a tutti, signorina Ardor. Vedrà!”, disse mentre si sbottonava l’angusto colletto della camicia. Lei era tremendamente disorientata da riuscire solo a pronunciare un debole sì, pervaso da un filo di tristezza e rassegnazione. D’altronde, sapeva da un pezzo che qualcuno dell’Handler Team l’avrebbe raggiunta. Essi studiavano ogni persona con estrema attenzione, e, se qualcosa non procedeva secondo le regole, intervenivano immediatamente. Ma oramai erano decenni che la Rational Machine non produceva uomini difettosi. Era tutto così monotono. Perciò la signorina Ardor fu notata immediatamente. Durante una fatua discussione, se ne stava in disparte, con lo sguardo rivolto al di là del vecchio campanile, come se dalla grande piazza potesse davvero scorgere lì, in fondo, qualcosa. Una luce borgogna si rifletteva sul suo orologio. Doveva tornare a casa, ma avrebbe aspettato la fine del tramonto. “Ma cosa fa? Che parli!”, borbottarono impazientemente al di là dello schermo del Guild Palace. Si decise poi di intervenire quando la videro emozionarsi. Non credevano ai loro occhi, questo era davvero troppo! Cosa diamine era successo? Nessuno aveva controllato la Rational Machine quel sabato mattina? Decisero allora di consultarsi tra loro. “Uccidiamola!”, disse un gruppo. “È ancora piccola,  siamo in tempo per rimediare!” esclamarono altri. Forti di quest’ultima affermazione, scelsero di mandare il migliore: il Signor Feign, che, dall’umido angolo della stanza, aveva prima optato per la morte di quella, allora poco più che bambina. Era un signorotto con due lunghi baffi, rigidi alla punta, e due mani livide che, solo a guardarle, si sarebbe potuto ghiacciare, per un istante, il sangue. Qualcuno una volta disse che il nostro aspetto rispecchia la nostra personalità. Un pomeriggio la interruppe bruscamente mentre, intrepida, aspettava il tramonto. Era il momento della giornata che lei preferiva: le sfumature di quello spettacolo combaciavano perfettamente con il suo animo, come in un puzzle di serenità. Era da tempo che il signor Feign non lavorava, ormai la tecnologia era così avanzata, che quasi non c’era più bisogno di lui e di tutti quelli dell’Handler Team. La maggior parte delle volte i due s’incontravano di notte. Lei appuntava sul suo taccuino ogni cosa che lui, severamente, tentava di insegnarle: “sorridere; fare battuta; fingere interesse” e ancora “le foto; gli auguri; la moda.” Lui, nel frattempo, la scrutava attentamente. Gli parve da subito così ricettiva, che quasi pensò che il suo lavoro sarebbe finito a breve. “Addirittura una riunione generale nel Guild Palace”, sospirò, “sarebbe bastato un discorso del signor Sheperd, è un tipo così persuasivo che l’avrebbe convinta con poche parole.” Dopo le prime lezioni del signor Feign, la signorina Ardor cominciò a ripetere solennemente il suo copione davanti allo specchio. Lui l’ascoltava sedendo sulla poltrona in pelle, e applaudiva compiaciuto: “Piaceremo a tutti, glielo avevo detto, signorina!” Arrivò l’atteso giorno: lei avrebbe dovuto dimostrare tutte le cose apprese nel corso delle lunghe lezioni tenute dal signor Feign. Le avevano fatto bere molta acqua e messo talmente tanto fard che aveva la sensazione di indossare una maschera. Era pronta, o almeno era quello che le avevano fatto credere. La lingua d’improvviso le si impastò, e le parole che uscirono dalla sua bocca diedero lei la sensazione di trovarsi in un lago di fango, dal quale, con fatica, tentava di uscire. Le sue mani cominciarono a vibrare istericamente, e, dalla punta delle sue dita, il suo odio scorreva come il sangue di una ferita troppo profonda. Le sue gote s’infiammarono d’improvviso, come quella volta che la Bora spinse inaspettatamente la candela sulla tovaglia del suo salotto, provocando un terribile incendio. La signorina Ardor scappò via, inciampando tra il chiacchiericcio e lo stupore generale. Non si voltò neppure una volta, sebbene si sentisse inseguita dagli sguardi indignati della gente. Ma lei correva più veloce: uscì illesa per ben due volte da un incendio.  Ella continuò a vivere, mimetizzandosi nei colori della natura, indossando il mantello cangiante delle sue emozioni. Un giorno era ghiaccio, perché si sentiva fragile; un altro nuvola, perché aveva voglia di sognare; un altro ancora orchidea, perché sentiva di poter conquistare mille primavere. Non fu mai più trovata dall’Handler Team. In fondo, chi non conosce i colori, non è in grado poi di riconoscerli.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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