IL BUIO OLTRE IL 2019

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Giorno speciale, questo, per la città di Matera e per la Basilicata tutta. Dobbiamo parlarne, e conta parlarne proprio oggi, nel quale ricordiamo con comprensibile affetto e commozione quel momento nel quale una intero territorio ha sognato un futuro diverso.

Proprio qualche giorno fa Mr. Steve Green ha pubblicato un post sul suo blog personale. Per chi non lo sapesse o ricordasse, Steve Green era il presidente della commissione di valutazione delle ECOC nel 2014. E’ quel signore alto e magro che si vede affianco al Ministro Franceschini al momento della proclamazione, e pochi secondi prima ha scritto su un tablet il nome della città vincitrice e lo ha passato al Ministro. E’ un funzionario europeo di lunga e vasta esperienza, ed il suo post prende le forme di una pacata serie di consigli per Galway 2020, Capitale Europea della Cultura dopo Matera. Di tutto il post, preziosissimo per chiunque voglia capire cosa significa Capitale Europea della Cultura, un passaggio mi ha particolarmente colpito:

The local arts scene often think an ECOC is an opportunity for more money for them to do what they are doing now.   Wrong.  An ECOC is strategically instrumental.  It is not a marketing exercise for the city, although the tourist business will pick it up.  It is an opportunity to change the city.  And over time, not over one year. 

Già. Una opportunità di cambiare la città a lungo termine, non solo per un anno. E’ a questo che abbiamo pensato, sempre, ossessivamente, nel nostro quotidiano lavoro dal 2011 ad oggi, pur in presenza delle non poche gravi sbavature probabilmente inevitabili in un programma così vasto, così lungo, così complesso, con obiettivi così ambiziosi. Spesso il lavoro è stato “portato avanti in condizioni ostili” (credits: Gaetano Lionetti, fra i pochissimi influencer cittadini a riconoscerlo e dichiararlo senza paura di essere giudicato buonista). Uno sforzo immane e corale per saltare oltre una invisibile asticella ed atterrare in Europa.

La scena creativa lucana, ad esempio: 27 operatori con esperienze diversissime chiamati a lavorare per oltre due anni con mezzi contatti strumenti e risorse irripetibili, chiamati a sognare in grande e realizzare l’inimmaginabile. E’ soprattutto su di loro, oltre che su tutti noi interni alla Fondazione, che si è scaricato il peso maggiore dello sforzo creativo e professionale a cui siamo stati chiamati.  In molti casi con risultati di gran lunga superiori alle aspettative, forse anche delle loro. E poi il capillare coinvolgimento dei cittadini, della gente comune in tutta la Basilicata, “costretta” a lavorare e contaminarsi con grandi artisti, con registi e direttori d’orchestra, con poeti del verde, con attori e tecnici, obbligata e quasi forzata ad entrare in un percorso che li portasse sullo stesso piano di nomi internazionali, che gli regalasse la gioia di un contatto irripetibile, la sicurezza di una competenza acquisita e di una passione da coltivare in futuro. Si chiama engagement, costruire un pubblico per domani. E poi le centinaia di volontari, venuti da tutto il mondo, e il vasto complesso universo che in questi lunghi anni ha generato una mole immane di COSE.

Già, cose. Quali cose? Non abbiamo prodotto automobili, purtroppo, né barili di petrolio, né scaldabagni. Niente che possa essere contato, se non in mondo effimero e strumentale: i turisti, gli eventi prodotti, i cittadini coinvolti, le reti tessute con tutta Europa. Niente che si possa mettere in un deposito o in un piazzale, caricare su bilici o autobotti e portare altrove, per venderlo. Abbiamo generato invece una mole immane di prodotti immateriali, impalpabili, eppure vitali per lo sviluppo di un territorio “per gli anni a venire” come scrive Mr. Green: le competenze artistiche, produttive ed amministrative, i contatti e le istituzioni, i modi nuovi ed europei di lavorare, la capacità di alzare lo sguardo oltre la siepe di casa propria e avere una visione di futuro, capire che esistono correnti artistiche, mondi produttivi, gruppi di lavoro con i quali si possono scambiare contatti e LAVORO; i fornitori di service e di materiali e strumentazioni che hanno potuto lavorare con la RAI, con operatori e produzioni internazionali, con registi dei quali hanno dovuto imparare la lingua.

Questa è l’asticella che abbiamo saltato, tutti insieme.

Tutto bene? Beh, no. Il problema è che atterriamo sulle sabbie mobili, invece che in braccio ad un sistema solido sul quale puntare i piedi per il salto successivo. Perchè alla fine gli unici che non hanno spostato neppure un piede da qui a lì sono le istituzioni. La Regione Basilicata, interlocutore naturale di quanto potrà accadere dopo il 2019, non ci è ostile: semplicemente, non sa che esistiamo, o non sa cosa fare, presa com’è dal bilancino assetato di potere dei nuovi assetti  e presa com’è dallo sforzo di nascondere dietro paraventi fragili una colossale assenza di visioni e perfino di competenze. Il grande lucente pacco di tonnellate di fallout immateriale che portiamo in dono resterà poggiato sullo zerbino di Viale Verrastro, e il vento se lo porterà. E’ roba leggera, vista da fuori. Il Comune di Matera, più attrezzato,  certo non può reggere l’impatto di un organismo che nei nostri sogni era destinato ad operare per programmare e gestire le politiche culturali regionali, o magari del Sud Italia. Il Comune di Potenza ricambia con sdegnosa indifferenza – e altrettanta colossale assenza di visione – il sostanziale disinteresse con il quale è stata trattata nel 2019 e negli anni precedenti. Gli sponsor privati si defileranno al primo scricchiolìo. Il MiBAC, boh.

Il mio terrore, che non mi fa dormire la notte, è che non resti niente.

Il mio terrore è che il 2019 si spenga, cali il silenzio e il buio e tutto il lavoro di otto lunghissimi anni venga presto dimenticato. Gli operatori andranno altrove, tutti noi finiremo col trovare altre strade, i semi piantati forse attecchiranno ma chissà come e dove, in mancanza di un piano organico di cura.

Vorrei poter chiamare a raccolta tutti, i Project Leader (che meglio di altri capiscono di che sto parlando), i cittadini di tutta la Basilicata, tutti quelli che hanno cantato anche una sola nota, avvitato anche un solo bullone, portato in macchina anche un un solo artista, offerto anche una sola cialledda. Vorrei chiedere loro di formare una folla, e urlare a gran voce, scardinare le porte, PRETENDERE CON RABBIA un futuro per questa regione che somigli anche solo un po’ al 2019. Che non sia stato solo un sogno. Ma sono veramente stanca di combattere contro i mulini a vento.

La foto di gruppo, oggi, fatevela voi.
Io me la sono fatta il 17 ottobre 2014.
Il giorno più bello della mia vita.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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