L’ASSALTO ALLA FONDAZIONE MATERA 2019

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nino-carella  NINO CARELLA

È una storia triste, quella cui stiamo assistendo – impotenti – in questi mesi. Una storia con un finale già scritto, probabilmente, quando nel luglio 2015 il risultato elettorale premiò la coalizione di tutti quelli che erano contro Matera 2019. E non a caso rappresentati da quel Raffaello De Ruggieri che si dimise polemicamente dall’allora Comitato per Matera 2019 perchè non ne condivideva metodi e leadership. Nonostante si fosse vinto, e dunque non doveva esserci, in teoria, null’altro da dimostrare. Ma, credo, lo ricordiamo tutti: si voleva raccontare allora che Matera avesse vinto solo per la sua bellezza. E non, come si è forse capito bene solo dopo, per aver realizzato, proposto e venduto ai malcapitati commissari europei, un Dossier che raccontava una città culturale che ancora non c’era, ma che si sarebbe potuta creare. E che avrebbe fatto da volano per il riscatto dell’intera Basilicata. Simboli (Matera e la Basilicata) di un Sud che si apre, che dialoga, che non si piange addosso. Che sceglie insomma un’altra strada. La scommessa era questa, e l’Unione Europea aveva puntato su di noi.

Preistoria. 

Le cronache più recenti raccontano ben altro. Dal luglio 2015 è iniziato infatti l’infaticabile assalto alla diligenza (o al carro, per fare un suggestivo quanto improprio parallelo con la grande Festa materana): l’attuale maggioranza ha da subito tentato di provocare le dimissioni di Verri per cercare di insinuarsi in quella che è la cassaforte del 2019, ha costantemente alimentato polemiche e gossip, ha cambiato lo statuto (che peraltro non ha ancora ricevuto l’avallo della Prefettura, lasciando la Fondazione in un limbo di indeterminatezza assai dannoso per la Fondazione stessa), ha nominato un Consiglio di Amministrazione amico e, ancora più grave, ha di fatto bloccato e/o delegittimato tutte le iniziative della Fondazione che oggi dovrebbe essere già a metà percorso, ed è invece ancora al palo.

A dimostrare lo stallo e il ritardo accumulato è l’articolo del quotidiano Il Giornale, un paio di giorni fa. Che nelle sue pagine nazionali sferra un duro attacco alla Fondazione. Non è difficile capire chi è il mandante di quell’articolo, anche perchè lo ha rivendicato direttamente: Pasquale Di Lorenzo, animatore di Matera Si Muove, lista “civica” che ha vinto le elezioni insieme a De Ruggieri, e che siede comodamente negli scranni di comando del Comune. 

Siamo alla maggioranza che attacca sè stessa. Siamo al convitato che sputa nel piatto in cui mangia. Siamo al marito che si taglia le palle per far dispetto alla moglie. Ma quel che è peggio, siamo allo stesso punto di partenza del luglio 2015. Il ricatto sottinteso è: o consegnate le chiavi, o facciamo saltare tutto. E chi s’è visto s’è visto. Ed è iniziato da un mese e mezzo il 2017.

Ma le conseguenze, più o meno volute, sono anche altre. C’è il tentativo, evidente, di balcanizzare (ancora di più?) la città, scaricando ogni responsabilità sul malcapitato Verri, reo di non consegnare la cassaforte a chi se l’è democraticamente guadagnata. Si vorrebbe dividere (ancora di più?) la città tra buoni e cattivi. Si vorrebbe (ancora di più?) deresponsabilizzare giunta e maggioranza rispetto ai mancati obiettivi e ai passi indietro che la città sta registrando (immaginate solo un lettore che aveva in mente di passare qualche giorno a Matera quest’estate, quanta residua voglia possa averne dopo aver letto l’articolo del Giornale!).

Si vorrebbe insomma che la città si schieri: o sei contro Verri, che non si dimette nonostante il doppio incarico lucano-pugliese, che non molla l’osso nonostante i bastoni tra le ruote (e non solo) che si trova a dover quotidianamente sfilare; o sei con Verri, perché zerbino del vecchio potere o perché fai il tifo per l’eroe che non si piega, che resiste all’attacco, che difende da solo la diligenza dall’assalto della sempre affamatissima peggio-politica-locale.

Io non mi schiero. Il lungo braccio di ferro tra Fondazione e Comune produce uno stallo che non è sopportabile oltre. E poi, alla fine, a chi giova? 

Non a noi cittadini, di sicuro. Dica allora Verri se è in grado di assicurare una trasparente ed efficace gestione del percorso verso il 2019. E se non è in grado, rinchiudersi nel fortino aspettando che l’assedio abbia termine, non serve a nulla: dica chiaramente Verri cosa lo frena, quali sono i problemi che incontra ogni giorno, faccia i nomi e anche i cognomi. E poi magari, ci lasci da soli a fare i conti con i nostri errori. Pazienza. Sbagliando, si dovrebbe imparare, prima o poi.

Ma la città, tutta, ha il diritto di sapere. Basta frottole, basta strumentalizzazioni.

Non c’è più altro tempo da perdere: un altro articolo in prima pagina che recita “MATERA CAPITALE SENZA CULTURA” allargherebbe una ferita che non saremmo in grado di sopportare.

Della vostra guerra intestina, non ce ne frega nulla. Anche perchè come in ogni guerra, a pagare il prezzo più alto saremmo noi, cittadini innocenti. Che avevano un sogno. E che state tutti per trasformare in un incubo.

Prendetevi tutto. Ma fate qualcosa. 

Matera è una città che ha una storia millenaria. Sopravvivrà anche a questo, di certo. 

Però. 

Che occasione sprecata.

mtecoc2

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Sull' Autore

Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

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