LINGUA E CULTURA DELLA COLONIA GALLOITALICA DI VAGLIO.

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1.La lingua di Vaglio Basilicata

Già a partire dagli studi di Gerhard Rohlfs, il comune di Vaglio Basilicata è stato annoverato tra le varietà galloitaliche della regione che si localizzano nell’anfizona del capoluogo, insieme a Tito, Picerno, Pignola, Pietragalla e Albano di Lucania, a cui sono state aggiunte successivamente Perolla e Castellaro, due frazioni di Savoia di Lucania, e Arioso e Tintiera, due frazioni di Abriola. Si è qui spesso parlato delle peculiarità delle parlate galloitaliche, ma ognuna presenta tratti più o meno comuni alle altre. Gli studi riguardanti le varietà altoitaliane della Basilicata si sono negli anni sempre più perfezionati, fino a darci la possibilità di analizzare accuratamente ciascuna varietà.

Addentrandoci nella lingua di Vaglio, potremo notare subito la buona conservazione della lenizione delle consonanti occlusive sorde intervocaliche:

  • -P-> -v-;
  • -T- > -d- > -r-;
  • -K-> -ɣ-/ -k-.
  1. La lenizione dell’occlusiva bilabiale sorda è piuttosto costante, con poche eccezioni. Ne sono prova i seguenti lessemi: cavèglië [kaˈvɛʎ:ə] ‘capelli’, savé [saˈve] ‘sapere’, cuvirchië [kuˈvirkjə] ‘coperchio’, cëvòddë [ʧəˈvɔd:ə] ‘cipolle’.
  2. A Vaglio, come a Potenza e Picerno, l’occlusiva dentale sorda -T- subisce, oltre al processo di lenizione, rotacismo: frarë [ˈfrarə] ‘fratello’, nëvórë [nəˈvorə] ‘nipote’, (g)ummërë [ˈɣumərə] ‘gomito’, marirë [maˈrirə] ‘marito’.
  3. Per quanto riguarda l’occlusiva velare sorda si registrano co-occorrenze di forme lenite e forme non lenite: dëmmènë(g)ë [dəˈm:ɛnəɣə] ‘domenica’, fèrë(g)ë / fè(g)ërë [ˈfɛrəɣə/ ˈfɛɣərə] ‘fegato’ accanto a pècurë [ˈpɛkurə] ‘pecora’ e fichë [ˈfikə] ‘fico’.

Un altro tratto fonetico è la trasformazione, in posizione interna, della doppia laterale in doppia occlusiva dentale sonora: -ll- > -dd-.

Avremo quindi lessemi come: cërviddë [tʃərꞌvid:ə] ‘cervello’,  vëddëichë/ vëddichë [vəꞌd:əikə / vəꞌd:ikə] ‘ombelico’, pèddë  [ꞌpɛd:ə] ‘pelle’, spaddë  [ꞌspad:ə] ‘spalla’.

Ciò, però, anche se ormai sporadicamente, vale anche per la L- in posizione iniziale, ad esempio nella forma ‘lingua’ ddènguë [ꞌd:ɛŋgwə].

Come le altre varietà galloitaliche, anche la lingua di Vaglio mostra un esito diverso rispetto alle varietà meridionali per (-)G- davanti a vocale palatale (E/I).

Infatti, il risultato è (-)G- + E/I > (-)ʤ-: ggënòcchië [d:ʒəꞌnɔk:jə] ‘ginocchio’, ggènnërë [ꞌd:ʒɛnərə] ‘genero’, ggiòrnë [ꞌd:ʒɔrnə] ‘giorno’, ggëvërì [d:ʒəvəꞌri] ‘giovedì’.

Il caso del rafforzamento della vibrante R- è condiviso con altre varietà galloitaliche della regione. Questo elemento, insieme ad altri, fa pensare che le genti altoitaliane, prima di giungere in Basilicata, si siano fermate per un periodo in Sicilia. Infatti, un tratto simile è sconosciuto all’area liguro-piemontese, mentre si riscontra in alcune aree linguistiche siciliane.

Ne sono esempi: rrirë [ˈr:irə] ‘ridere’, rramë [ˈr:amə] ‘ramo’, rruspë [ˈr:uspə] ‘rospo’, rròssë [ˈr:ɔs:ə] ‘rosso,-a’.

Ci sono due caratteristiche che il vagliese non fa registrare, a differenza di alcune limitrofe parlate galloitaliche: l’apocope di -N- in sillaba finale e la palatalizzazione di S- preconsonantica.

È interessante la mancata palatalizzazione perché è un tratto pertinente solo ad alcune zone settentrionali, e quindi potrebbe anche localizzare meglio geograficamente la provenienza dei coloni vagliesi.

Per quanto riguarda l’apocope della sillaba finale in presenza di nasale, a parte l’eccezione di matì [maˈti] ‘mattino’, si registrano regolarmente forme complete come: bbénë [ˈb:enə] ‘bene’, canë [ˈkanə] ‘cane’, vinë  [ˈvinə] ‘vino, pulmónë [pulˈmonə] ‘polmone’.

Un aspetto molto interessante del dialetto di Vaglio riguarda la posizione degli aggettivi possessivi con i nomi di parentela. Questi dovrebbero essere di norma posti prima del sostantivo. Il vagliese, invece, nel singolare opera tendenzialmente una differenziazione a seconda del possessore.

L’aggettivo possessivo di prima persona singolare segue il nome di parentela:

u frarë mëi [u ꞌfrarə ˈməijə]  ‘mio fratello’, la sura mëi [la ꞌsura ˈməijə]  ‘mia sorella’, la figlia mëi [la ꞌfiʎ:a ˈməijə]  ‘mia figlia’.

L’aggettivo possessivo di seconda o terza persona singolare precede il nome di parentela:

ta ffrarë [ta ꞌf:rarə]  ‘tuo fratello’, ta ssirë [ta ꞌs:irə]  ‘tuo padre’, sa mammë [sa ˈmam:ə]  ‘sua madre’, sa ssirë [sa ˈs:irə]  ‘suo padre’.

 

2. Uno sguardo all’A.L.Ba.

Abbiamo passato in rassegna i fenomeni linguistici tipici del galloitalico vagliese, spaziando dalla fonetica alla morfosintassi. L’A.L.Ba. ci mostrerà visivamente un altro aspetto molto curioso, oltre a un esempio di lessico condiviso dalle colonie.

La carta “La testa” è interessante. Nelle nostre varietà, il lessema continuatore di testa è una delle spie di settentrionalità. Infatti, già Rohlfs notava che nel Meridione d’Italia il vocabolo più utilizzato è il continuatore di caput.

Vol. I, sez. II carta 1 “La testa”, Vaglio, pdr num. 35: [la ˈtɛstə]

Le carte “il miele” e “il fiele” sono importante testimonianza della galloitalicità vagliese e del suo buono stato di conservazione, poiché il genere femminile che caratterizza i sostantivi sal ‘sale’, mel ‘miele’, fel ‘fiele’ è prerogativa solo di alcune varietà settentrionali.

Vol. III, sez. IV carta 3 “Il miele” , Vaglio, pdr num. 35: [la ˈmilə]

Vol. IV, sez. IV carta 18 “Il fiele”, Vaglio, pdr num. 35: [la ˈfjelə]

3. Vaglio e l’antica tradizione della Uglia

Dal 1933 al 1955 ha assunto il nome di Vaglio Lucano, poi è tornato al nome odierno Vaglio Basilicata. Il Toponimo dialettale è ụ Vaglië [ʊ ˈvaʎ:ə] oppure ụ Uaglië [ʊ ˈwaʎ:ə]. Diverse sono le ipotesi che riguardano l’etimologia del nome Vaglio. Potrebbe derivare dal latino Valleus forma ampliata di vallis ‘valle’, ‘valloncello’. Ma data la posizione sita a 954 m.s.l.m. sembrerebbe un’improbabile circostanza. Più probabile è invece la derivazione da Baliòs, una razza di cavalli importata dalla Grecia, infatti sono stati numerosissimi i contatti tra la Magna Grecia e l’insediamento di Rossanë [rɔꞌs:anə] ‘Rossano’, antichissimo insediamento preromano situato nel territorio di Vaglio. Tuttavia le stratificazioni successive sono state numerose, tant’è vero che la lingua vagliese rientra tra i dialetti galloitalici di Basilicata, trapiantati sul territorio lucano con la migrazione di genti provenienti dall’area Settentrionale italiana. Il terzo fine settimana di Maggio, A Vaglio, si tengono i festeggiamenti in onore di Sandë Faustinë [ˈsandə fauˈstinə] ‘San Faustino’, protettore del Paese, che costituiscono un momento fortemente identitario e coinvolgente per tutta la cittadinanza.

I vagliesi, raccolti in prugëssiónë [prudʒəˈs:jonə] ‘processione’, portano in spalla per le vie del paese la miniatura della statua di San Faustino che prende il nome di Uglia [ˈuʎ:a] ‘guglia’, termine molto interessante, in quanto nei dialetti galloitalici designa generalmente l’ago di grandi dimensioni, oppure l’ago da calzolaio. La statua del Santo Protettore, dunque, prende il nome di Uglia, probabilmente perché ne richiama la forma, con la base larga e la sommità affusolata. I ragazzi che portano la Uglia indossano l’abito tradizionale, composto da: cammisa ianga [kaˈm:isa ˈiaŋga] ‘camicia bianca’, cavëzunë rë pèzzë [kavəˈtsunə rə ˈpɛt:sə] ‘pantaloni di pezza’, stëvalë [stəˈvalə] ‘stivali e cappòttë a rrutë [kaˈp:ɔt:ə a ˈr:utə] ‘cappotto a ruota’, mentre le ragazze che accompagnano il corteo indossano la vèstë andichë [ˈvɛstə anˈdikə] ‘veste antica’, composta da: cammisa ianga [kaˈm:isa ˈiaŋga] ‘camicia bianca’, vèsta nèurë [ˈvɛsta ˈnɛurə] ‘veste nera’, scarpë rë pèzzë e ddègnë [ˈscarpə rə ˈpɛt:sə e ˈd:ɛɲ:ə] ‘scarpe di pezza e legno’, maccaturë ndèstë [mak:aˈturə ˈn_dɛstə] ‘fazzoletto in testa’. Il corteo parte dalla Chiésa Madrë [ˈkjesa ˈmadrə] / Chiisa Madrë                        [ˈki:sa ˈmadrə ] ‘Chiesa Madre’, intitolata a Sandë Piétrë [ˈsandə ˈpjetrə] ‘San Pietro’ e si snoda per le vie principali del borgo, accarezzando i quartieri più antichi: u Casalë [u kaˈsalə]‘il Casale’ , u Cummèndë [u kuˈm:ɛndə]‘il Convento’, u Paschiérë [u  paˈskjerə]/ u Paschirë [u  paˈskirə] ‘la peschiera’, la Pòrta Vècchia [la ˈpɔrta ˈvɛk:ja]‘la Porta Vecchia’, effettua delle soste negli slarghi dei quartieri, dove vengono accesi dei fuchë [ˈfukə] ‘falò’ e allestiti dei banchetti.

I partecipanti beneficiano dei lauti buffet definiti  ‘mangiate’, dove si possono degustare i prodotti tipici della tradizione culinaria ed enogastronomica vagliese: la(g)ënë e cicërë [ˈlaɣənə e ˈt:ʃitʃərə] ‘tagliatelle e ceci’, pruvulónë appëcarë [pruvuˈlonə ap:əˈkarə] ‘provolone impiccato’,  ainë arrësturë [ˈainə ar:əˈsturə] ‘agnello arrostito’, carnë pë li paparulë a l’acitë  [ˈkarnə pə li papaˈrulə a l_aˈtʃitə] ‘carne con i peperoni sott’aceto’ e l’immancabile rucchëlë pë li frịttëlë [ˈruk:ələ pə li ꞌfrɪt:ələ] ‘focaccia con i cigoli di maiale’ ; di pregevole fattura sono i salumi e gli insaccati: prësuttë [prəˈsut:ə] ‘prosciutto’, sozịzzë [sɔˈtsɪt:sə] / sauzịzzë [sauˈtsɪt:sə]  ‘salsiccia’, sëbbrëssarë [səb:rəˈs:arə] / sëbbrëssatë [səb:rəˈs:atə] ‘soppressata’, pëzzèndë [pəˈt:sɛndə] ‘salsiccia pezzente’, cutëchinë [cutəˈkinə] / curëchinë [curəˈkinə] ‘cotechino’.  Naturalmente u vinë [u ˈvinə]‘il vino’ scorre a fiumi e si mischia con tutti i sapori, i colori e gli odori che inebriano l’atmosfera e riportano la mente al passato, quando la genuinità e la semplicità erano il vero ingrediente magico della quotidianità, quando il lavoro e i sacrifici scandivano le giornate dei vagliesi. Ogni banchetto è allietato da musicisti e suonatori di fësarmònëchë [fəsarˈmɔnəkə] ‘fisarmonica’ e ur(g)anèttë [urɣaˈnɛt:ə] ‘organetto’ che, tra tarandèllë [taranˈdɛl:ə] ‘tarantelle’ e musica popolare,  ritmano il tempo di affascinanti balli ancestrali, in cui ci si cimenta sempre al grido «viva la Uglia» [ˈviva la ˈuʎ:a] ‘viva la Uglia’, «viva  ụ Uaglië» [ˈviva ʊ ˈwaʎ:ə] ‘viva Vaglio’.

4. ADL_Vaglio

Curatori:

1.La lingua di Vaglio Basilicata: Vita Laurenzana;

2. Uno sguardo all’A.L.Ba.: Vita Laurenzana;

3. Vaglio e l’antica tradizione della Uglia: Potito Paccione;

4. ADL_Vaglio: Teresa Carbutti.

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