MURO LUCANO: STORIA DI UN PAESE ATTRAVERSO LA SUA LINGUA

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  1. La lingua di Muro Lucano

Murë Lucanë [ꞌmurə luꞌkanə] ‘Muro Lucano’, è un paese di circa 6000 abitanti situato nel nord-ovest della Basilicata, in provincia di Potenza, precisamente nell’area del Marmo Platano. I resti di un’antica muraglia farebbero pensare che una volta il centro fosse dotato di mura difensive di notevoli proporzioni e da qui deriverebbe verosimilmente il nome ‘Muro’ a cui un decreto regio del 1863 ha imposto la specifica ‘lucano’. Un’altra ipotesi, sicuramente suggestiva, propone che il nome del paese deriverebbe dalla particolare posizione del centro abitato che occupa la facciata orientale di uno sperone roccioso dando l’eccezionale sensazione visiva di una grande muraglia.

Muro Lucano presenta una situazione linguistica di particolare interesse. Tra i fenomeni linguistici più importanti del dialetto murese si annoverano:

– il rotacismo della (-)D- iniziale di parola o intervocalica: (-)D- diventa (-)r– [r]: rótë [ꞌrotə] ‘dote’, rèndë [ꞌrɛndə] ‘dente’, pérë [ꞌperə] ‘piede’;

– esito particolare del fonema -LL- all’interno di parola: -LL- diventa -gghi– [g:j]: capigghië [kaꞌpigːjə] ‘capelli’, cuógghië [ꞌkwogːjə] ‘collo’, stagghië [ꞌstagːjə] ‘stalla’, curtiégghië [kur’tieg:jə] ‘coltello’. La maggior parte dei dialetti della regione, invece, presenta l’esito ḍḍ- [ɖ:] o -dd- [d:].

– Indebolimento della (-)G- iniziale di parola o intervocalica: (-)G- diventa (-)(g)- [ɣ]: (g)rannë [ꞌɣranːə] ‘grosso/grande’, la(g)ënaturë [laɣənaꞌturə] ‘matterello’;

– la fricativizzazione della (-)B- iniziale o in posizione interna: (-)B- diventa (-)v– [v]: vrazzë [‘vrat:sə] ‘braccio’, vóttë [‘vot:ə] ‘botte’, vòcchë [‘vɔk:ə] ‘bocca’, varva [‘varva] ‘barba’, carvunë [kar’vunə] ‘carbone’;

– evoluzione di G+E/I iniziale di parola e all’interno di parola in (-)š- [ ʃ ]: šiénnërë [ꞌʃjen:ərə] ‘genero’, šënucchië [ʃəꞌnukːjə] ‘ginocchio’, šucà [ʃuꞌka] ‘giocare’;

– evoluzione di S in š [ ʃ ]prima della consonante occlusiva velare sorda /k/: questo fenomeno non si realizza in maniera categorica. Sono state registrate, infatti, le forme mašchë [ꞌmaʃkə] ‘serratura’, mušchë [ꞌmuʃkə] ‘clavicola’, šcarólë [ʃkaꞌrolə] ‘scarola’ ma scarpë [ꞌskarpə] ‘scarpa’, móschë [ꞌmoskə] ‘mosca’, scólë [ꞌskolə] ‘scuola’;

– metafonia: le vocali finali -I, -U determinano il cambiamento di timbro delle vocali toniche é/è ed ò/ó.

Il dialetto di Muro Lucano fa registrare l’indebolimento delle vocali finali, dunque la metafonia assume particolare importanza perché consente di distinguere il genere femminile da quello maschile o il numero singolare da quello plurale: surdë [ꞌsurdə] ‘sordo’/sórdë [ꞌsordə] ‘sorda’, muórtë [ꞌmwortə] ‘morto-i’/mòrtë [ꞌmɔrtə] ‘morta-e’, pélë [ꞌpelə] ‘pelo’/pilë [ꞌpilə] ‘peli’, rèndë [ꞌrɛndə] ‘dente’/riéndë [ꞌrjendə] ‘denti’;

– raddoppiamento fonosintattico (RFS) dopo articolo o determinatori femminili plurali: la consonante iniziale della parola che segue un articolo femminile plurale o altri determinatori femminili plurali si pronuncia raddoppiata: rë mmènnë [rə ꞌmːɛnːə] ‘le mammelle’ ma la mènnë [la ꞌmɛnːə]‘la mammella’; rë mmanë [rə ꞌmːanə] ‘le mani’ ma la manë [la ꞌmanə]‘la mano’, rë ffaccë [rə ꞌfːatːʃə] ‘le guance’ ma la faccë [la ꞌfatːʃə]‘la guancia’.

Il dialetto di Muro Lucano, oltre al genere maschile e al genere femminile, fa registrare anche la presenza del genere neutro. Il genere neutro viene marcato da articolo diverso rispetto ai nomi maschili ( i nomi maschili presentano l’articolo lu per ‘il/lo’, i nomi neutri presentano l’articolo ru) e il raddoppiamento fonosintattico (RFS) della consonante iniziale del sostantivo che segue: ru mmélë [ru ꞌmːelə]‘il miele’, ru ppanë [ru ꞌpːanə]‘il pane’, ru llattë [ru ꞌlːatːə]‘il latte’.

Come è stato precedentemente affermato la G- e la B- in posizione iniziale subiscono un indebolimento per cui G diventa (g) [ɣ] e B diventa b [b].

L’autrice della foto è Manuela De Leonardis

2. Uno sguardo all’A.L.Ba.

Volume I, Sez. II, Carta 10 – Muro Lucano, Pdr 25

Uno sguardo alla carta ‘I capelli’ ci consente di rilevare la distribuzione di alcuni fenomeni nei dialetti lucani. In particolare si può notare la presenza dei diversi esiti della laterale geminata etimologica in posizione intervocalica -LL-. L’esito più diffuso è -LL- > -dd- [d:], (i capiddë [i ka’pid:ə]) che si registra, tra gli altri, nei contigui dialetti di Balvano e Baragiano. L’esito più arcaico -DD- > -ḍḍ- [-ɖ:] (i capiḍḍë [i ka’piɖ:ə]) si registra, tra gli altri, nei dialetti dei vicini Castelgrande e San Fele. Il dialetto di Muro Lucano fa registrare l’esito peculiare -DD- > -gghi- [g:j], li capigghië

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    Inoltre in un’area compatta che presenta la forma dell’articolo maschile plurale i [i]‘i’ / ‘gli’, il dialetto di Muro Lucano conserva la forma più arcaica ‘li’.

    3. Usanze e termini legati al matrimonio

    Il lessico di una lingua ci fornisce informazioni importanti sulla sua storia e sulle sue tradizioni. Un esempio, per il dialetto di Muro Lucano, è costituito dal lessico del matrimonio e della famiglia.

    Esiste un unico termine per indicare tanto il fidanzato e la fidanzata quanto lo sposo e la sposa ed è zitë [ˈtsitə]. Il termine, che è assai diffuso in gran parte del meridione d’Italia, è una voce di origine vezzeggiativa, che richiama l’idea di piccolezza, forse in connessione con l’idea di giovinezza, propria di chi non è ancora sposato o di chi lo è da poco, e che si trova in connessione probabilmente con il tipo zicchë [ˈtsik:ə] ‘piccolo’, che si registra in altri dialetti lucani. Il medesimo termine viene utilizzato dai muresi anche per indicare una persona adulta non ancora sposata: la motivazione sta forse nel fatto che chi non si sposava non raggiungeva quella tappa fondamentale che segnava poi di fatto il passaggio all’età adulta, cioè il matrimonio. Se la persona celibe o nubile era di età avanzata si poteva anche dire che era zëtónë [tsəˈtonə], con l’aggiunta di un suffisso accrescitivo.

    Ma tornando al matrimonio, le nozze nel dialetto di Muro Lucano venivano definite spusalizië [spusaˈlid:zjə] e la cosa più interessante è che, mentre nell’italiano o in altri dialetti esiste un solo termine per ‘sposarsi’, nel dialetto murese esistono due termini, l’uno riferito all’uomo e l’altro alla donna: per il primo si usa il termine nzurarsë [ndzuˈrarsə], mentre per la seconda il termine marëtarsë. Le parole sono speculari perché così come marëtarsë [marəˈtarsə] significa ‘prendere marito’, nzurarsë [ndzuˈrarsə] significa ‘prendere moglie’, infatti deriva dal termine latino INUXORARE, nel quale si può riconoscere UXOR che in latino significava appunto ‘moglie’.

    Quando ci si sposava la famiglia della sposa preparava il corredo, il quale era costituito da biancheria per la casa, ecco perché il termine adoperato per esso era pannë [ˈpan:ə] o bbiangherija [b:jangɛˈrija]. A seconda delle possibilità economiche della famiglia, il corredo poteva essere particolarmente ricco o più povero, ma di certo doveva comprendere lo stesso numero di capi per ogni tipo. Se ad esempio il corredo era a sséië [a ˈs:ejə]‘a sei’, vi dovevano essere sei cupèrtë [kuˈpɛrtə] ‘coperte’, sei mandë [ˈmandə] ‘coperte imbottite’, sei lënzulë [lənˈdzulə] ‘lenzuola’ e così via dicendo. Le coperte erano fatte in cotone; una particolare lavorazione del cotone per confezionare coperte diffusa a Muro Lucano era quella a mmustacciulèttë [a m:ustat:ʃuˈlɛt:ə]. La coperta veniva però utilizzata quando faceva più caldo, per il periodo freddo era invece diffusa quella imbottita.

    Il corredo veniva poi conservato in canestri di vimini, pronto per essere portato in mostra per le vie del paese in un corteo. In uno di questi canestri, anticamente, veniva portato anche l’abito da sposa. Un tempo esso era denominato muta [ˈmuta] o mutanna [muˈtan:a]. Il termine è diffuso anche altrove, indica l’abito nuovo e deriva dal verbo mutà [muˈta] che vuol dire ‘cambiare’. L’abito da sposa veniva conservato in una cesta insieme ad un bastone sul quale poi venivano legati dei nastri che servivano a tenere insieme gingilli e oggetti preziosi da mettere in mostra.

    Se la famiglia era particolarmente benestante allora poteva fornire alla sposa anche beni immobili, come terre o case e addirittura denaro, in tal caso si parlava di rótë [ˈrotə] ‘dote’.

    4. ADL Muro Lucano

    Curatori:

    1. La lingua di Muro Lucano: Potito Paccione
    2. Uno sguardo all’A.L.Ba.: Potito Paccione
    3. Usanze e termini legati al matrimonio: Teresa Carbutti
    4. ADL Muro Lucano: Vita Laurenzana

     

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