Forenza
Risponde all’antica Ferentum in scritti di Orazio. Livio, Diodoro Siculo e Plinio la chiamano Forentum. Lo storico greco Diodoro Siculo parla di un borgo sannita, mentre Livio la definisce un agglomerato validum, una città forte che oppose tenace resistenza agli eserciti romani che la conquistarono nel 317 a.C. Questo sito era strategicamente importante per i Romani poiché consentiva loro il controllo della vallata e della fiumara. Secondo il Racioppi la terminologia moderna potrebbe derivare da Villa Forenta del basso latino, quando il paese cambiò di posto e d’importanza, salendo dal piano al colle. Nel qual caso la t sarebbe passata in z con esempio di promiscuità raro, è vero, ma non ignoto nell’italico. A tre chilometri dall’abitato ci sono alcuni resti di Forentum o Ferentum. È documentata per la prima volta nel 1084, quando Pagano, il signore di Forenza, donò un appezzamento di terra all’Abbazia della Trinità di Venosa. Nel periodo longobardo fece parte del gastaldato beneventano di Acerenza. Nel 1130 fu affidata a Guido da Venusio, poi appartenne a Manfredi di Gravina, a Roberto conte di Conversano.
Con gli Svevi e gli Angioini fu città regia; poi, infeudata, appartenne ai Caracciolo e ai Doria. Importante fu la Chiesa di S. Maria degli Armeni, o Madonna dell’Armenia di derivazione orientale, già esistente nel 1196 insieme ad un con vento. Una pergamena del 1202 atte sta la sua appartenenza alla badia benedettina di Montevergine. Fu monastero virginiano fino al 1596, poi divenne una semplice grancia .Restano ancora visibili ed imponenti (fig. 1) i muri perimet
rali dell’edificio, l’altare maggiore e l’arco trionfale.
La campanella originaria si trova nella cappella di S.Antonio al cimitero. Piazza Margherita
è alla sommità del paese e si raggiunge percorrendo una strada a spirale. Situata sul territorio dell’antico castello, è circondata da case e palazzi dell’epoca. Da Piazza Margherita si accede a Via S. Maria, dove sono ancora visibili (fig. 2) un portale e tre archetti del castello medioevale. Accanto si nota l’ex antica Chiesa dei Longobardi, attualmente adibita a scuola materna.
Il centro storico conserva l’antica struttura: intersecazione di gradinate ben pavimentate in pietra, vicoli, vicoletti, strade strette che evidenziano semplici case, piazzette e palazzi gentilizi. Particolarissimi sono i nomi dei (fig. 3) vicoli: Allegro, Curvo, Infedele, Catacumeno, Delle Tarpe ed alcuni portali in pietra di forma irregolare, con mensola destinata all’esposizione di prodotti commerciali.
Da notare i palazzi gentilizi con i portali (fig. 4): De Caro, Bochicchio Tufaroli, Veltri con lo stemma di famiglia, Casa Colle, Casa Cafora, il Palazzo del governatore e il palazzo Oppido.
Lungo le vie Tre Santi e Sant’Antonio si notano i resti di torri normanne, che facevano parte della cinta muraria. In Via S. Pietro c’è la settecentesca Chiesa di S. Pietro. Sempre nel centro storico è
la Chiesa dell’Annunziata che mostra il portale gotico in pietra con decorazioni, edificata nel XIII-XIV secolo. Custodisce la preziosa statua di Santa Maria dei Longobardi. La settecentesca Chiesa Madre di San Nicola (fig. 5), trasformata nei secoli, si presenta a tre navate. Conserva a destra e a sinistra dell’ingresso, due grandi acquasantiere in pietra locale, finemente decorate.
Nella navata sinistra si nota un busto in argento di Sant’Antonio del 1775, realizzata da Francesco Manzone. Accanto, in una nicchia, è sistemato il gruppo scultoreo della Madonna Incoronata. La Madonna dal viso nero è seduta sul tronco di un albero. È con le mani giunte spostate leggermente a sinistra e due angeli le pongono una corona sul capo.
Da visitare, a valle, (fig. 6) la Chiesa del Crocifisso, costruita nel 1684 e annessa al Convento dei Frati Minori. La facciata ha un gran de portale di pietra, un finestrone centrale e quattro simmetriche finestre laterali. È allineata alla facciata del convento che, nonostante le trasformazioni subite, dà al prospetto unità armonica. L’interno, di stile barocco, è a tre navate longitudinali, d’impianto basilicale. Le campate delle navatelle strette e lunghe sono aperte verso la navata centrale. Ogni ricca decorazione fu elaborata dagli stessi monaci francescani nei loro laboratori artigianali, situati nel complesso conventuale. Interessante è il coro ligneo ornato da tarsie, forme essenziali e sobrie decorazioni. Il dossale mostra disegni a festoni e intagli che dà vivacità alla rigorosa sobrietà del tutto. Sul dossale/pergula, abbellito da due colonne, da due torciglioni, da angeli, da colombe e da raffinati ed elaborati fregi, spicca in una maestosa cornice, (figG. 7
-8) il prezioso gruppo scultoreo in legno intagliato e policromato del Crocifisso affiancato dall’Addolorata e da San Francesco.
Il Crocifisso fu scolpito da Frate Angelo da Pietrafitta, allievo di Frate Umile da Pietralia (figura preminente della scuola calabro-sicula dei Crocifissi del Seicento), e fondatore di una scuola di scultori che coadiuvavano alla realizzazione dei famosi Crocifissi che infondono calore umano e afflato mistico. Il Crocifisso di Forenza (forse il più bello), anatomicamente perfetto e dalla coloritura vivace delle ferite sanguinanti pregne di intenso realismo, manifesta nella purezza della linea e nella serenità dolce e straziante del volto di Cristo l’umanità e la divinità del Messia. Le statue della Vergine Addolorata e di S Francesco d’Assisi, di chiara matrice devozionale, attribuite a Frate Umile, solo da tradizione orale, potrebbero essere opera di qualche discepolo di Frate Angelo.
In alto, sotto l’arco terminale, in un ampio drappeggio c’è un baldacchino con sotto una tela dell’Eterno Padre. A destra e a sinistra si notano due tele dipinte ad olio: (fig.9) la Deposizione, (la scena è palpitante e piena di pathos; nelle figure la delicatezza di colori e di luce trasfigurano le forme) e Gesù condannato a morte ( di scuola napoletana). Nelle due navate laterali ci sono custoditi otto altari lignei forniti di ricche cornici barocche in cui sono inserirete tele del Settecento, di scuola napoletana. La navata destra ha un altare frontale, decorato più degli altri su cui si venera (fig. 10
) una meravigliosa immagine della Madonna della Stella. Si tratta di un piccola tela, raffigurante il busto della Madonna (che ha in fronte una stella) col Bambino. È artisticamente perfetta, ma non è certamente quella dell’antica cappella del sec. XII. Anche i pannelli della Via Crucis sono oli su tela del Settecento. L’ex refettorio del convento è ora pinacoteca francescana e custodisce gelosamente una serie di tele dipinte ad olio nella prima metà del Settecento da Domenico Guarino: Nozze di Cana, S. Donato Vescovo, S. Cecilia, S. Barbara, (fig.14) Ultima Cena, S. Caterina d’Alessandria, Madonna con Bambino e S. Giovannino. Contiene ancora una Croce con i Simboli della Passione del Seicento e un Crocifisso ligneo del Settecento. Da visitare il Convento di San Biagio e la Chiesa rupestre di San Biagio. Di origine basiliana, fu scavata in una grotta da un seguace di San Vitale.
Bibliografia
- Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BM
- Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
- Angelo Lucano Larotonda e Rosario Palese, Potenza, una provincia di cento comuni, Milano,Arti Grafiche Motta, 1999.
- Padre Emilio Giugno, Forenza, Lavello, Edizioni tnv Rionero, 1989.
- Padre Emilio Giugno, Forenza Frammenti di storia lucana e francescana, Potenza, TipograficaCartotecnica Lucana, 1988.Padre Emilio Giugno, Il Crocifisso di Forenza, Potenza, Tipografia Masi & Sabia, 1996.
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