RAPONE: IL DIALETTO DELLE FIABE

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1_La lingua di Rapone

Rapone, p.d.r.  n.15 di A.L.Ba, è un piccolo comune di circa 997 abitanti situato nella parte nord-occidentale della Basilicata ai confini con l’adiacente Campania, nell’alto bacino dell’Ofanto a 838 m. s.m. e dista 76 km dal capoluogo di regione, Potenza. Il nome del paese è menzionato nel Catalogus Baronum (aa.1150-1168) «et Raponum» . Il toponimo deriva dal termine lucano RAPPA con l’aggiunta del suffisso –ŌNE che può essere collettivo, accrescitivo o anche diminutivo. Come già visto per Rapolla, Racioppi assegnava a tale voce il significato di “spina e luogo pieno di spine” ma si tratta, invece, più precisamente dell’appellativo lucano rappa “località coltivata a vigneto”. Il nome dialettale del paese, registrato durante le indagini svolte per la compilazione del primo volume dell’A.L.Ba, nel 2007, è Rapónë [ raˈponə] e il nome dei suoi abitanti è rapunisë [rapuˈnisə].

 Come per la maggior parte dei paesi lucani, anche il patrimonio linguistico di Rapone è stato messo in evidenza a partire dal 2007 con le ricerche svolte per la compilazione dell’Atlante linguistico della Basilicata. Tra gli elementi più interessanti di seguito se ne riportano alcuni:

come per la maggior parte dei dialetti lucani, anche nel dialetto di Rapone è presente il fenomeno della metafonia che interessa le vocali medio-alte /e/, /ɛ/ ed /o/, /ɔ/ che, influenzate dalla /i/ e dalla /u/ in posizione finale, subiscono mutamento.  Nei dialetti, come quello raponese, in cui si registra l’indebolimento delle vocali finali, la metafonia assume grande importanza in quanto permette di distinguere il numero singolare da quello plurale e il genere femminile da quello maschile :

 rèndë [ꞌrɛndə] “dente” e riéndë [ꞌrjendə] “denti”

pérë [ꞌperə] “piede” e piérë [ꞌpjerə] “piedi”

zuóppë [ꞌʦwopːə] “zoppo” e zòppë [ꞌʦɔpːə] “zoppa”

 Come vedremo anche nel paragrafo dedicato al commento linguistico di una carta dell’A.L.Ba, dai primi due esempi riportati possiamo notare un altro fenomeno linguistico del dialetto di Rapone che riguarda il consonantismo : il ROTACISMO. Il mutamento interessa la (-)D- iniziale di parola o intervocalica latina che diventa (-)r-: DIGITUS > riššëtë [ˈriʃ:ətə] “dito” e QUATTUORDECIM>  quattòrëcë [kwaˈt:ɔrəʧə] “quattordici”.

Sempre nell’ambito del consonantismo possiamo mettere in evidenza gli esiti della sequenza latina G+E,I che in Basilicata presenta tre diversi esiti: (-)š- [(-)ʃ-] , (-)g- [(-)ʤ-] e (-)i- [(-)j-]. Nel dialetto di Rapone ad esempio “genero” è šiénërë [ˈʃjenərə] , “ginocchio” è šënucchië  [ʃəˈnuk:jə] e quindi rientra ampiamente nella zona più estesa e coesa della regione che presenta l’esito (-)š- [(-)ʃ-]  in contrapposizione all’area dei comuni gallo-italici che presentano l’esito (-)g- [(-)ʤ-] e a gran parte dell’area meridionale della regione  che presenta invece (-)i- [(-)j-].

Altro tratto caratteristico di questa lingua è l’evoluzione di -LL- latina all’interno di parola in -ḍḍ- [ɖɖ]: capiḍḍë [kaꞌpiɖːə] “capelli”, kuóḍḍë [ꞌkwoɖːə] “collo”, pèḍḍë [ˈpɛɖːə] “pelle”.

Ricordiamo poi l’evoluzione di (-)S- in (-)š- [(-)ʃ-] prima della consonante occlusiva velare sorda (-)c- [(-)k-] che non si realizza in maniera categorica. Sono state, infatti,  registrate le forme:

mašchë [ˈmaʃkə]“serratura”, mušchë [ꞌmuʃkə] “clavicola” ma scarpë [skarpə] “scarpa” e scannë [ˈskan:ə] “grande panca”.

La palatalizzazione di (-)S- è assente quando essa è seguita da occlusiva bilabiale sorda (–)p- che in altre parlate della Basilacata si verifica quando la parola ha un senso dispregiativo : a Rapone abbiamo sputë [ˈsputə] “tu sputi” e non šputë [ˈʃputə] come altrove si registra.

Il Raponese, inoltre, è tra i dialetti lucani che presenta il fenomeno dell’enclisi del possessivo con i nomi di parentela ossia gli aggettivi possessivi vengono posti dopo il nome di parentela. Vediamo qualche esempio:

attanë [aˈt:anəmə] “mio padre”

fratë [ˈfratəmə] “mio fratello”

figlië[ˈfiʎ:əmə] “mio figlio”

cugginë[kuˈd:ʒinəmə] “mio cugino”

sòrë [ˈsɔrəmə] “mia sorella”

Il dialetto di Rapone si caratterizza anche per la presenza del genere neutro. La nostra lingua nazionale presenta solo due generi: maschile e femminile. Il raponese, come altri dialetti lucani,  oltre a questi, presenta anche il neutro che marca soprattutto alcuni sostantivi che designano materie e minerali. Il neutro si distingue dal maschile per il rafforzamento della consonante iniziale di parola: rë ppanë [rə ꞌpːanə] “il pane”, rë mmélë [rə mːelə] “il miele” rë llattë [rə ꞌlːatːə] “il latte” e per la presenza di un articolo diverso (è l’articolo neutro mentre lu è l’articolo maschile singolare).

Ancora tanti altri fenomeni  potrebbero essere elencati ed analizzati e questo dimostra come la ricchezza linguistica della Basilicata è un tesoro da custodire , preservare e salvaguardare.

2_Pillole dall’A.L.Ba.

Il dialetto di Rapone è caratterizzato dalla presenza  del rotacismo. Questo fenomeno è facilmente percettibile , e consiste nella trasformazione di tutte le D- iniziali in /r-/, come per esempio avviene nei lessemi ruménëchë [ru’menəkə] ‘domenica’, ruië [‘rujə] ‘due’, riecë [‘rjetʃə] ‘dieci’, riššëtë [‘riʃ:ətə] ‘dito’.

Il fenomeno si registra anche all’interno delle parole  come in rurëcë [‘rurətʃə] ‘dodici’, sirëcë [‘sirətʃə] ‘sedici’ , oppure in lunnërì [lun:ə’ri] ‘lunedì’, martërì [martə’ri] ‘martedì’ , ecc…

La carta del lessema “Dodici”, estratta dal II^ volume dell’Atlante e proposta qui sotto, rappresenta bene la diffusione areale di questo fenomeno sia all’inizio che all’interno di parola.

A Rapone anche l’articolo neutro e l’articolo femminile plurale sono colpiti dal rotacismo, e infatti si registrano le forme ru [ru](come in ru mmelë [ru ‘m:elə]‘il miele’) e [rə] ‘le’ (come in rë ggammë [rə ‘g:am: ə] ‘le gambe’). Questo cambiamento è dovuto al fatto che la L- dell’articolo prima di mutare in una /r-/ sicuramente ha conosciuto una trasformazione intermedia, che l’ha vista realizzata inizialmente come dentale /d-/ e poi rotacizzata in /r-/ (L- > /d-/ > /r-/).
Una situazione singolare si registra per il plurale di l’ognë [l_’oɲ:ə] ‘l’unghia’ che nel dialetto di Rapolla è rë ddognë [rə ‘d:oɲ: ə] ‘le unghie’. Il sintagma nominale plurale mette in evidenza i due stadi della trafila che ha visto L- dell’articolo diventare prima /d-/ e poi /r-/. Infatti, vi è la realizzazione rotacizzata dell’articolo femminile plurale rë [rə] ‘le’, e all’inizio del lessema vi è anche la realizzazione in dentale (ma non rotacizzata!) del medesimo articolo, unito alla parola ‘unghie’. Nel sintagma ‘le unghie’ l’articolo è presente, sostanzialmente, due volte, sia da solo che unito, assimilato, al lessema; una volta rotacizzato e l’altra dentalizzato. Questo fenomeno di raddoppiamento di un elemento (nel nostro caso dell’articolo) è chiamato anadiplosi, e la sua presenza all’interno del sintagma ‘le unghie’ rappresenta una caratteristica tipica del dialetto di Rapone.

3_Il paese delle fiabe

 Rapone è il paese lucano delle fiabe: di generazione in generazione si tramandano racconti popolari e leggende che si avvicinano al mondo fiabesco.

L’amministrazione comunale ha cercato, attraverso il PIOT (Progetti Integrati di offerta Turistica) approvato dalla Regione nel 2010, di dar risonanza ai racconti popolari, valorizzando, contemporaneamente, i luoghi del paese. È stato progettato e realizzato un vero e proprio percorso delle Fiabe. Il percorso comincia presso il Centro di Educazione Rurale e Ambientale (C.E.R.A. una volta…), un museo multimediale e interattivo che racconta Rapone dal punto di vista etno-antropologico, e continua nel Parco delle Fiabe, lungo il paese, dove sono state installate cinque postazioni multimediali che raccontano dei personaggi fiabeschi:

  • Lupu cumunalë [‘lupu kumu’nalə]: Calvario
  • Scazzamauriéddë [skatːsamau’rjedːə]: Villa comunale
  • Scórciamanë [skorʧa’manë]: Fontana Vecchia
  • Manalònga [mana’lɔnga]: Fontana Vecchia
  • Mašara [ma’ʃara]: Neviera

U lupu cumunalë è il lupo mannaro.

Si narra che chi nasce tra la notte del 24 e del 25 dicembre subisce il maleficio trasformandosi in lupo mannaro durante le notti di luna piena.

Durante le notti di luna piena, infatti, non bisogna raggiungere due luoghi del paese: il Calvario e il miézzë cólë [‘mjetːsə ‘kolə] per evitare di imbattersi nel lupu cumunalë. Perché proprio questi due luoghi? Il primo perché è l’ingresso del paese, il secondo perché in passato era il luogo dove si gettava l’immondizia, munnézzarë [munːe’tːsarə]. Qui il lupo comunale andava a rotolarsi e si trasformava in una bestia.

I raponesi raccontano che questa credenza era così radicata nel paese che coloro che erano nati la notte tra il 24 e il 25 cercavano di cambiare la data di nascita all’anagrafe.

U Scazzamauriéddë è uno spirito con un cappello rosso, cappiéddë russë [ka’pːjedːə ‘rusːə], che ha le sembianze di un folletto o di un nanetto.

Questo spiritello si incontra di notte nella villa comunale, con le sue monete d’oro, intento a scegliere la prossima vittima da colpire, poi, nel sonno. U Scazzamauriéddë entra in casa della vittima e, quando questa dorme con la pancia in sù, si mette sul suo petto e cerca di soffocarla.

Se il malcapitato riesce a prendergli il cappello rosso allora lo spiritello, pur di riaverlo, gli dona le sue monete.

U Scórciamanë è un serpente immaginario che mangia la pelle delle mani dei bambini.

Gli adulti per evitare che i bambini si allontanino da soli raccontano loro di questo serpente mostruoso con i denti affilati.

A Manalònga è un serpente immaginario che vive nei pozzi.

Gli adulti per evitare che i bambini si avvicinino ai pozzi raccontano della presenza di questo mostro che li afferra con la sua mano lunga e li tira giù.

A Mašara è una strega.

Si narra che questa strega të uastë [tə ‘wastə] ‘ti rovina’ se le fai un torto.

Quando si incontra una mašara per strada occorre soddisfare le sue richieste altrimenti questa si vendica o attraverso un maleficio o attraverso una punizione fisica: durante la notte potrebbe pizzicare o legare la persona che le ha fatto un torto. Esiste, però, un modo per togliere il maleficio: recarsi presso la sua abitazione e portarle quanto aveva richiesto.

4_File interattivo: ADL_RAPONE

 

Curatori:

1_La lingua di Rapone: Teresa Graziano.

2_Pillole dall’A.L.Ba.: Anna Maria Tesoro.

3_Il paese delle fiabe: Giovanna Memoli.

4_File interattivo ADL_RAPONE: Irene Panella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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