RIPACANDIDA: FRA TRADIZIONI RELIGIOSE E CARATTERISTICHE LINGUISTICHE

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  1. Ripacandida: un piccolo comune con un grande dialetto.

Ripacandida è situato nel nord della Basilicata e si estende su un territorio di circa 34 kmq.
Il nome del paese è menzionato nel Catalogus Baronum (aa. 1150-1168) e molto probabilmente deriva dal latino RIPA CANDIDA. Nel dialetto locale il paese si chiama [rub:wa’kan:ə] rubbuacànnë, che, come raccontano gli abitanti sembrerebbe essere una rivisitazione dell’antico nome del paese, Candida, in riferimento all’elemento geografico della rupe montuosa su cui il paese è stato costruito in epoca successiva.
Il nome dialettale del paese sembra molto lontano dalla forma italiana, e risulta alquanto strano… vediamo quali fenomeni linguistici lo caratterizzano:
la -bb-  rubbuacànnë  non è altro che la realizzazione sonora e rafforzata della consonante -P-, presente nella prima parte del nome latino.
Subito dopo notiamo una /u/ rubbuacànnë, che sembrerebbe in più rispetto al toponimo latino. Si tratta di un’influenza esercitata dalla vocale /u/ presente nella sillaba precedente, che non esaurisce la sua forza vocalica all’interno della propria sillaba, ma si espande, si propaggina sino a portarsi nella sillaba successiva.
Questo fenomeno è detto, per l’appunto, propagginazione e si riscontra in numerosi termini del dialetto di Ripacandida, come [lu ‘nwasə]lu nuàsë e [lu ‘vrwat:s]lu vruàzzë.
Sempre nel nome dialettale del paese troviamo la doppia -nn- rubbuacànnë che rappresenta l’evoluzione del nesso latino -ND- presente nella seconda parte del toponimo CANDIDA. La -D- è stata assimilata alla -N- precedente, che quindi si è rafforzata, esattamente come è avvenuto anche nella parola dialettale [‘munnə] mùnnë ‘mondo’ evoluzione del latino MUNDU(M).

Un altro fenomeno che caratterizza in maniera inequivocabile il dialetto ripacandidese è la realizzazione della -LL- latina nel suono /ɟ:/ gghi, come raccontato di seguito nel paragrafo di commento alle carte dell’A.L.Ba.

Questi sono alcuni dei fenomeni linguistici presenti nel dialetto di Ripacandida che si notano subito, già solo osservando il nome del paese.

Un altro esempio della ricchezza linguistica di questo dialetto è offerto dal repertorio di articoli che esso presenta, eccone alcuni esempi:
[la ‘kɔt:səa]la còzzë ‘la testa’; [u ‘frɔndë]u fròndë ‘la fronte’; [lu ‘b:wɛk:ə]lu bbuècchë ‘il mento’; [i ka’pig:jə]i capigghië ‘i capelli’; [rə t:ʃə’lɛb:rə] rë ccëlèbbrë ‘le tempie’; [l_’wok:jə] l’uocchië ‘l’occhio’; [ʎ:_ ‘wok:jə] gli’uocchië ‘gli occhi’; [g:j_ ‘oɲ:ə] gghi’ógnë ‘le unghie’.

Il dialetto di Ripacandida per queste, e per altre, peculiarità linguistiche rappresenta bene, seppur in piccolo, l’importanza del tesoro linguistico della Basilicata. Esso è capace di esprimere una ricchezza linguistica che è assai più grande di quanto l’estensione territoriale ridotta su cui è parlato lascerebbe immaginare.

  1. Uno sguardo all’A.L.Ba.

Nei dialetti meridionali, e in particolare lucani, la laterale latina geminata -LL- può evolvere in vari modi. Si vedano a tal proposito le carte A.L.Ba. ‘collo’ < lat. COLLU(M) c.11, I volume, sez. 2 e ‘capelli’ < lat. CAPILLU(M)  c. 10, I volume, sez. 2.

Per visualizzare in modo più chiaro i dati, si osservi la tabella sottostante:

 

Avigliano

(p.d.r. 28)

Abriola

(p.d.r. 62)

Calciano

(p.d.r. 46)

Ripacandida

(p.d.r. 10)

Collo

 [ˈkwoɖ:ə]

cuóḍḍë

 [ˈkwol:ə]

cuóllë

 [ˈkuddə]

cùddë

 [ˈkwog:jə]

cuógghië

Capelli [kaˈpiɖ:ə]

capìḍḍë

[kaˈpil:ə]

capìllə

 [kaˈped:ə]

capéddë

 [kaˈpig:jə]

capìgghië

 

Dunque, accanto a dialetti nei quali -LL- si conserva, come quello di Abriola, vi sono parlate nelle quali si è trasformata in -[ɖ:]- –ḍḍ-, come ad Avigliano, o in -[d:]- –dd-, come a Calciano. Accanto a questi esiti, che sono i più diffusi, vi è infine l’esito presente a Ripacandida, -[g:j]- –gghi-, che è una vera e propria particolarità: esso è presente, infatti, solo nel dialetto di Ripacandida e nel dialetto di Palazzo San Gervasio (p.d.r. 8).

A Ripacandida inoltre, questo sviluppo fonetico si registra anche per l’articolo femminile plurale che si adopera davanti a parole inizianti per vocale, come si può osservare per [g:j_ˈoɲ:ë] gghi’ógnë ‘le unghie’. Invece per l’articolo maschile plurale si registra il tipo più diffuso [l_]l’, come per [l_ˈan:ə] l’ànnë ‘gli anni’.

 

  1. Ripacandida: la terra dei santi

 Ripacandida, Rubbuacànnë [rubːwaꞌkanːə] in dialetto, è un paese di circa 1.700 abitanti della provincia di Potenza. L’economia è basata sull’agricoltura con circa 400 aziende a conduzione familiare e sull’artigianato con circa 13 aziende. In paese sono presenti anche due aziende cooperative frantoiane e vinicole che si occupano della produzione di olio extravergine e di vino Aglianico.

Ripacandida è nota per la presenza sul suo territorio comunale del santuario di San Donato Sàndë Runàtë [ꞌsandə ruꞌnatə], meta di pellegrinaggio delle contadine lucane che individuarono in San Donato il Santo guaritore dell’epilessia che fu per questo chiamata “male di San Donato”. Antica usanza per richiedere la grazia era quella dello “strascino” straššìnë [straꞌʃːinə]: le madri dei bambini affetti da epilessia strofinavano la lingua per terra dalle scale della chiesa fin sotto la statua del Santo.

San Donato D’Arezzo è il patrono di Ripacandida, ma qui sono nati e hanno vissuto anche molti altri uomini di Chiesa: San Donatello, San Mariano, San Laviero, il Venerabile Giambattista Rossi.

Oltre al già citato santuario di San Donato sul territorio di Ripacandida si trovano anche la Chiesa di Santa Maria del Carmine, la Chiesa di San Giuseppe e la Chiesa di San Bartolomeo. Si contano anche numerosi palazzi: Palazzo Baffari, Palazo Lioy, Palazzo Anastasia-Musto, Palazzo Maroscia, Palazzo Laraia, Palazzo Sapio, Palazzo Alamprese e Palazzo Virgilio; un bel castello Ducale troneggia sulla cittadina.  A Ripacandida è presente il Bosco Grande che si sviluppa su una superficie di 870 ettari ed è ricco di Cerri, sorgenti d’acqua e aree pic-nic.

Ripacandida ha anche un’importante tradizione gastronomica: la cucina ripacandidese mostra la capacità della popolazione di utilizzare in maniera magistrale le materie che hanno a disposizione.

Tra i piatti si annoverano:

panëcuóttë [panəꞌkwotːə]: pane raffermo, rape o cavoli, patate, aglio, peperoncino piccante, olio d’oliva locale, sale;

cauzùnë [kauꞌʦunə] con la ricotta: calzoni con la ricotta;

agnello a cutturìddi [kutːuꞌridːi]: agnello cotto in paiolo a fuoco lento.

4, File interattivo: ADL_Ripacandida

Curatori:

1-Ripacandida: un piccolo comune con un grande dialetto: Anna Maria Tesoro

2- Uno sguardo all’A.L.Ba.: Teresa  Carbutti

3- Ripacandida: la terra dei santi: Giovanna Memoli

4-File interattivo: ADL_Ripacandida: Francesco Villone

 

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