San Fele, lingua e cultura dialettale

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Care lettrici e cari lettori,

con questo numero la rubrica Dialettando sospende le uscite. I lavori riprenderanno a settembre con nuove e interessanti pillole linguistiche sui dialetti lucani. 

Il Gruppo A.L.Ba. vi augura buone vacanze!


SAN FELE: LA LINGUA

San Fele, Sandë Félë [ꞌsandə ꞌfelə] in dialetto locale, è un paese di circa 3000 abitanti sito nel nord della Basilicata, in provincia di Potenza.

San Fele presenta una situazione linguistica di particolare interesse. Tra i fenomeni linguistici e i tratti morfologici del dialetto sanfelese si annoverano:

l’indebolimento della (-)G- iniziale di parola o in posizione intervocalica: (-)G- diventa (-)(g)-:

(g)rannë [ꞌɣranːə] ‘grosso/grande’, i (g)ranziḍḍë [i ɣranꞌdziɖːə]‘la grandine’, la(g)ënaturë [laɣənaꞌturə] ‘matterello’;

l’indebolimento della (-)D- iniziale di parola o in posizione intervocalica: (-)D- diventa (-)(d)-:

(d)ótë [ꞌðotə] ‘dote’, (d)èndë [ꞌðɛndə] ‘dente’, pè(d)ë [ꞌ pɛðə] ‘piede’;

l’evoluzione di -LL- all’interno di parola in ḍḍ: capiḍḍë [kaꞌpiɖːə] ‘capelli’, kuóḍḍë [ꞌkwoɖːə] ‘collo’, staḍḍë [ꞌstaɖːə] ‘stalla’;

l’evoluzione di G+E/I iniziale di parola e all’interno di parola in š: šiénërë [ꞌʃjenərə] ‘genero’, šënucchië [ʃəꞌnukːjə] ‘ginocchio’, šënnàrë [ʃəꞌnːarə] ‘gennaio’;

l’evoluzione di S in š prima della consonante occlusiva velare sorda /k/: questo fenomeno non si realizza in maniera categorica. Sono state registrate, infatti, le forme mašchë [ꞌmaʃkə] ‘serratura’, mušchë [ꞌmuʃkə] ‘clavicola’, šcarólë [ʃkaꞌrolə] ‘scarola’ ma scarpë [ꞌskarpə] ‘scarpa’, móschë [ꞌmoskə] ‘mosca’, scólë [ꞌskolə] ‘scuola’;

la metafonia: le vocali finali -I, -U determinano il cambiamento di timbro della vocale tonica. Nei dialetti, come quello sanfelese, in cui si registra l’indebolimento delle vocali finali la metafonia assume particolare importanza perché consente di distinguere il genere femminile da quello maschile o il numero singolare da quello plurale: surdë [ꞌsurdə] ‘sordo’ e sórdë [ꞌsordə] ‘sorda’, (g)ruóssë [ꞌɣrwosːə] ‘grosso di corporatura’ e (g)ròssë [ꞌɣrɔsːə] ‘grossa di corporatura’, pélë [ꞌpelə] ‘pelo’ e pilë [ꞌpilə] ‘peli’, (d)èndë [ꞌðɛndə] ‘dente’ e (d)iéndë [ꞌðjendə] ‘denti’;

il raddoppiamento fonosintattico (RFS): la consonante iniziale della parola che segue un articolo femminile plurale o altri determinatori femminili plurali si pronuncia raddoppiata:

rë mménnë [rə ꞌmːenːə] ‘le mammelle’ ma a ménnë [a ꞌmenːə]‘la mammella’,

rë mmanë [rə ꞌmːanə] ‘le mani’ ma a manë [a ꞌmanə]‘la mano’,

ffaccë [rə ꞌfːatːʃə] ‘le guance’ ma a faccë [a ꞌfatːʃə]‘la guancia’,

si raddoppia anche la consonante iniziale di una parola che segue l’articolo neutro o altri determinatori neutri: rë mmèlë [rə ꞌmːɛlə] ‘il miele’, rë ppuanë [rə ꞌpːwanə] ‘il pane’, rë lluattë [rə ꞌlːwatːə] ‘il latte’.

Come si nota dagli ultimi due esempi, nel dialetto di San Fele, è presente anche la propagginazione in sillaba iniziale ovvero la proiezione nella prima sillaba della vocale velare originaria -U dell’articolo o di un determinatore. Questi esempi non ci consentono una comprensione immediata del fenomeno in quanto l’articolo neutro oggi è e non più ru. Immediatamente visibile è, invece, la propagginazione con l’articolo maschile: u cuanë [u ꞌkwanə]‘il cane’.

PILLOLE DALL’ ALBa

Come si evince dall’A.L.Ba, a San Fele l’articolo determinativo femminile singolare è a [a]: /a/ léngë [a ‘lengə]“La lingua”.

L’articolo  maschile singolare presenta due forme: possiamo trovare sia u [u], /u/ félë [u ‘felə]“Il fiele” che lu [lu], /lu/ pè(d)ë [lu ‘pɛðə]“Il piede”.

Per quanto riguarda l’articolo plurale, il maschile presenta forma diversa rispetto al femminile: registriamo /i/ figlië mijë [i ‘fiʎ:ə ‘mijə]“I miei figli”, ma // ffiglië mijë [rə ‘f:iʎ:ə ‘mijə] “Le mie figlie”.

Come si evince dall’esempio riportato, il femminile plurale non solo presenta un articolo differente rispetto al maschile, ma è marcato anche dal Rafforzamento Fonosintattico (RFS); quest’ultimo, in una sequenza di due parole, determina, per effetto della consonante finale latina della prima parola, il rafforzamento della consonante iniziale della parola successiva: rë mménnë [rə ‘m:en:ə] “Le mammelle” , rë ppòrchië [rə ‘p:ɔrkjə] “Le lentiggini”.

Anche i sostantivi neutri, come quelli femminili plurali, presentano unitamente all’articolo [rə] il Rafforzamento Fonosintattico. È in tal modo che i neutri si differenziano dai sostantivi maschili singolari: u kwóḍḍë [u ‘kwoɖ:ə]“il collo”, ma rë mmélë [rə ‘m:elə] “il miele”.

LE CASCATE DI SAN FELE : UN ANGOLO DI PARADISO

  Il toponimo San Fele ha origine agionimica da S. Felix-icis ma riflette il nominativo Felix, è attestato nel Catalogus Baronum: << Tancredus Sancti Felis dixit Sanctum Felem quem tenet esse feudum…>> e poi anche nel RDApLC (Muro Lucano): << Clerici S.Felicis>> nella forma corrispondente a Felice. In effetti, questo piccolo comune dell’area del Vulture, è conosciuto per la nascita di San Giustino de Jacobis, missionario in Etiopia, e per la presenza di uno dei più antichi luoghi di culto della nostra regione: il Santuario di Santa Maria di Pierno. Ma è la natura che gioca un ruolo particolare nel suo territorio creando uno scenario in grado di incantare il visitatore.  La nostra terra, la nostra Lucania, è una miniera linguistica e, allo stesso tempo, uno scrigno di pietre preziose. Ogni comune lucano è una gemma che ci offre un patrimonio linguistico in larga parte ancora inesplorato e delle bellezze naturali che incantano e affascinano. Le forze della natura possono creare spettacoli straordinari e sul palcoscenico del piccolo borgo di San Fele si possono ammirare delle meraviglie indescrivibili. Dall’Appennino lucano nasce il torrente Bradano vradënë [ˈvradənə] che, prima di convergere nella fiumara di Atella e nel fiume Ofanto, realizza insoliti e staordinari salti di quota che generano le incantevoli Cascate di San Fele. Queste meraviglie della natura sono chiamate localmente u uattëniérë [u wat:əˈnjerə] con riferimento alla “Gualchiera” una macchina che, sfruttando la forza dell’acqua, veniva usata per follare la lana. La forza motrice dell’acqua azionava una ruota che, a sua volta, metteva in movimento un cilindro nel quale erano inserite le aste dei folloni che, entrando e uscendo da una vasca sul fondo della quale erano posti i tessuti, conferivano a questi caratteristiche tali da migliorarne l’aspetto, il tatto e gli donavano importanti proprietà. U uattëniérë [u wat:əˈnjerə] la “Gualchiera” di San Fele, riconosciuta come “bene culturale” nel 2014 con decreto emanato dal Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata, è rimasta in funzione fino al 1940 e dopo la Seconda Guerra mondiale, grazie all’opera di un giovane artista, ritornò in funzione per un periodo. Presso le Cascate di San Fele, quindi, avveniva l’intero ciclo della lavorazione della lana : si procedeva prima al lavaggio delle pecore, poi alla tosatura e, infine, alla lavorazione del tessuto. Il responsabile di questo procedimento era u ualcatórë [u walkaˈtorë] “gualcatore” o, come suggerito dal Prof. Alfonso Ilario Luciano, cultore locale, tirlinféffë [tirlinˈfef:ə] che aveva il compito di azionare la Gualchiera e controllare che tutte le fasi si svolgessero al meglio. (Di seguito un’immagine del canale di scorrimento dell’acqua che alimentava la ruota della gualtiera)

I Sanfelesi sfruttavano ciò che il territorio offriva loro. La loro terra era ricca di acqua e quindi la sua potenza veniva anche utilizzata per azionare antichi mulini. Il responsabile era u mulënuarë [u muləˈnwarə]“mugnaio”. La zona compresa tra località Montagna e u uattëniérë [u wat:əˈnjerə] è quella in cui c’è la maggiore concetrazione di mulini e viene chiamata rë mmulénë [rə m:uˈlenə]. Oggi, grazie soprattutto al lavoro dell’associazione  u uattëniérë, questo piccolo angolo di paradiso, un tempo motore dell’economia della zona, è diventato una meta turistica molto ambita. Le meravigliose cascate sono identificate dai locali con i seguenti nomi:

  • u vërtónë [u vərˈtonə]che è la cascata più alta e nasce da uno degli affluenti del Bradano nel vallone Corbola:
  • u fussónë [u fuˈs:onə];
  • cascatë i tre livèllë [kaˈskatə i tre liˈvɛl:ə];
  • cascatë u uattëniérë [kaˈskatə u wat:əˈnjerə], oggi “Gualchiera”, da battendiere;
  • cascatë i nnammuruatë [kaˈskatə i n:am:uˈrwatə], importante perché il suo nome è dovuto alla miniserie televisiva girata a San Fele su Carmine Cracco;
  • cónga d’órë [ˈkonga d­­_orə];
  • cascatë i ggemèllë[kaˈskatə i d:ʒeˈmɛl:ə];
  • cascatë u puaravisë [kaˈskatə u pwaraˈvisə];
  • cascatë u fuóssë d’Annë [kaˈskatə u ˈfwos:ə d_ˈan:ə];
  • cascatë i carvunuarë [kaˈskatə i karvuˈnwarə].

Che dire? Non ci resta che andare a San Fele per scoprire e ammirare questo splendido paesaggio.

L’ADL DI SAN FELE

Alfabeto Dialetto Lucani _ ADL San Fele

Curatrici:

La lingua_Giovanna Memoli
Pillole dall’ ALBa_ Irene Panella
Postilla etnolinguistica_ Teresa Graziano
L’ADL di San Fele_ Anna Maria Tesoro

la foto di copertina e’ di Nicola Figliuolo

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