FRANCESCA BERILLO: “QUINDICESIMO ANNO”

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QUINDICESIMO ANNO

Entrambi sorridevamo al mattino,
ci ubriacavamo di caffè
e riflettevamo a luce spenta,
 fissando il soffitto.
Chissà se qualcosa sarebbe fuoriuscito da quelle mura,
o dalla testa.

Come tutti i mostri che sopravvivono all’infanzia,
prendendo la forma assurda di problemi inesistenti,
ma corrosivi,
era rimasto qualcosa di te
di cui  non mi sarei più potuta sbarazzare.

 Entrambi avevamo perso l’estate  
e non rimpiangevamo niente,
l’abitudine ci soggiogava,
 le persone erano già libri letti fino alla nausea.

 Ma tu non c’eri nella mia vita, e io nemmeno,
io non c’ero nella tua.

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