Melfi: il dialetto di un centro antico e potente

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1.Il dialetto di Melfi

 La posizione geografica di Melfi è molto importante per comprendere la presenza di alcuni fenomeni linguistici all’interno del suo dialetto. Esso si trova infatti in un’area posta in continuità tanto con i dialetti campani, quanto con i dialetti pugliesi e, pur conservando il suo precipuo carattere, condivide tratti sia con gli uni che con gli altri.

Una delle caratteristiche più importanti del dialetto di Melfi riguarda il vocalismo ed è il fenomeno chiamato tecnicamente sensibilità alla struttura sillabica. In base a questo fenomeno una stessa vocale tonica latina può avere esiti differenti a seconda che si trovi in una sillaba libera (che finisce per vocale)  o in una sillaba implicata (che finisce per consonante):

ad esempio /o/ > –ó– in sillaba libera, come in  [ˈnovə] ‘nove’, ma /o/ > –ò– in sillaba implicata, come in òt [ˈɔt:ə] ‘otto’.

Ancora, /e/ > –é– in sillaba libera, come in [ˈpedə] ‘piede’, ma /e/ > –è– in sillaba implicata, come in dèn [ˈdɛndə] ‘dente’.

Inoltre, come nel dialetto di Montemilone, anche nel dialetto di Melfi la differenza di genere e di numero è affidata per molte classi nominali al fenomeno della metafonia (per la spiegazione di questo fenomeno si rimanda all’articolo sul dialetto di Montemilone): le vocali finali latine si sono ridotte a suono indistinto e dunque la differenza fra singolare e plurale, maschile e femminile di alcuni nomi e II e III persona singolare dei verbi è affidata al mutamento della vocale accentata.

Ad esempio, si registrano:

dèndë [ˈdɛndə] ‘dente’, ma dindë [ˈdində] ‘denti’;

grussë [ˈgrus:ə] ‘grosso’, ma gròssë [ˈgrɔs:ə] ‘grossa’;

puórtë [ˈpwortə] ‘(tu) porti’, ma pòrtë [ˈpɔrtə] ‘(lui) porta’.

Per quanto riguarda il consonantismo, il dialetto di Melfi presenta, tra i fenomeni più interessanti, l’evoluzione dei fonemi latini -DJ-, -GE-/-GI- e -J- in –š-, a differenza di altri dialetti della regione in cui si registrano evoluzioni differenti per gli stessi. Si può osservare per -DJ- > -š- óšë [ˈoʃə] ‘oggi’< HODIE, per -GE- > -š- šinërë [ˈʃinərə] ‘genero’ < GENERU(M); infine per -J- > -š-, šënnarë [ʃəˈn:arə] ‘gennaio’< JENNARU(M).

Dal punto di vista morfologico, inoltre, il dialetto di Melfi presenta tre diversi generi, maschile, femminile e neutro, al contrario dell’italiano che presenta soltanto i primi due.

Dai rilievi A.L.Ba. risulta che il paradigma degli articoli per i generi maschile e femminile è il seguente:

maschile singolare u/lu [u]/[lu], femminile singolare a/la [a]/[la]

maschile plurale i/li [i]/

  • , femminile plurale [rə].

    Il genere neutro, invece, è il genere dei nomi di materia, come latte, pane, vino. Il cambio di genere in questo caso è indicato dall’articolo ru [ru]e dalla presenza del fenomeno del  raddoppiamento fonosintattico, ovvero il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva all’articolo. Si vedano gli esempi: ru ppanë [ru ˈp:anə]‘il pane’, ru llattë [ru ˈl:at:ə]‘il latte’, ru mmélë [ru ˈm:elə]‘il miele’.

    Infine, come gran parte dei dialetti lucani in particolare e meridionali in generale, il dialetto di Melfi presenta il fenomeno dell’enclisi del possessivo con i nomi di parentela. A causa di questo fenomeno gli aggettivi possessivi di I, II e III persona singolare vengono posti dopo il nome di parentela. Vediamo qualche esempio:

    attanë [aˈt:anəmə] ‘mio padre’;

    fratë [ˈfratəmə] ‘mio fratello’;

    frat [ˈfrat:ə] ‘tuo fratello’.

     

     

    2.Uno sguardo all’A.L.Ba.

    La carta che andiamo a commentare è tratta dal III volume dell’A.L.Ba., che raccoglie la terminologia relativa alle parti della casa tradizionale e agli utensili domestici. Si tratta della carta n. 24 sezione II “spatola per la pasta”, un oggetto piuttosto specifico utilizzato durante la preparazione della pasta fatta in casa e tal volta del pane.

    Come si noterà dalla carta, l’oggetto è diffuso in tutta la Regione, ma con nomi diversi. Il tipo lessicale più frequente è [raˈsolə] rasólë, che deriva dal verbo RADERE. In questo caso, dunque, il nome dell’oggetto rimanda ad una delle operazioni per cui si utilizza lo stesso, cioè quella di “radere” la madia per ripulirla dai residui dell’impasto.

    Affianco a questo tipo lessicale, ampiamente attestato, se ne registrano altri tre, presenti in un’area più limitata: [krəˈʃ:ɛndə] crëššèndë nella zona meridionale della Regione, tra la costa jonica e il confine calabro-lucano, [kəˈsistrə] chësistrë, registrato nelle colonie arbëreshë e, infine, [paˈlɛt:ə] palèttë, registrato a Melfi (punto 3) e, con qualche variante fonetica, lungo quasi tutto il confine settentrionale della Regione, da Venosa (punto 5) a Balvano (punto 36).

    Il termine melfitano [paˈlɛt:ə] palèttë è formato da una base PALA(M) a cui si affianca il suffisso diminutivo -[ɛt:ə] -èttë, probabilmente la presenza della base PALA(M) può essere spiegata pensando alla forma dell’oggetto, e l’uso del suffisso diminutivo sarà dovuto alle sue dimensioni solitamente ridotte.

    L’esempio proposto ci permette di scoprire, ancora una volta, la straordinaria ricchezza linguistica della nostra Regione, i cui dialetti rappresentano un capitale culturale inestimabile.

    Nella denominazione di quest’oggetto il dialetto melfitano, insieme agli altri dialetti del confine settentrionale, ci mostra la sua personalità linguistica, che porta i parlanti delle singole comunità ad operare delle scelte autonome nella denominazione degli oggetti. Infatti, nel caso di [raˈsolə] rasólë, ciò che viene focalizzato è una caratteristica relativa all’uso dell’oggetto, mentre nel caso di [paˈlɛt:ə] palèttë, la caratteristica focalizzata nella denominazione è relativa alla forma dell’oggetto.

    Proprio questa spiccata personalità rende la Basilicata un luogo unico dove svolgere studi dialettologici e motiva la presenza di un ambizioso progetto come il Centro Internazionale di Dialettologia.

     

    3.Melfi tra cultura e folclore 

    La città di Melfi si presenta agli occhi di un osservatore come un altalenante intrecciarsi di due anime: da un lato il centro storico di aspetto complessivamente medievale, dall’altro un polo industriale che ospita un gran numero di fabbriche tra cui la SATA, il più avanzato stabilimento del gruppo FIAT in Italia.

    Il vecchio e il nuovo sorgono sotto il vigile ed immutato sguardo dall’alto del castello, la cui origine risale alla fine dell’XI secolo ad opera dei Normanni, che sovrasta la città. Questo, pur presentando una forma architettonica multistilistica dovuta allo scorrere delle diverse epoche e stili succedutisi nel tempo, conserva un’anima sostanzialmente medievale. Al suo interno è sito il museo archeologico nazionale del Melfese che conserva numerosi reperti archeologici riguardanti le popolazioni indigene della preistoria, dei periodi dauno, sannita, romano, bizantino e normanno.

    Legata al castello e a Federico II, che scelse il castello melfitano come residenza, è la Festa della Falconeria di Melfi che si tiene tutti gli anni nell’ultimo fine settimana di ottobre. Si assiste al raduno dei falconieri provenienti da tutta Europa che partecipano a una gara di caccia con i propri falchi. La manifestazione prevede anche spettacoli con figuranti in costumi d’epoca, convegni e degustazioni.

    Ancora oggi vive nel ricordo dei melfitani la leggenda della coraggiosa impresa di Giovan Battista Cerone (detto Ronca Battista). La leggenda nacque in seguito al Sacco di Melfi del 1528. Questo avvenne quando l’esercito francese fu inviato in Italia dopo la presa di Roma da parte dei Lanzichenecchi e il seguente imprigionamento del Pontefice ad opera delle truppe di Carlo V. Si racconta che Giovan Battista Cerone, boscaiolo, mostrò grande valore in battaglia durante lo scontro tra francesi e spagnoli. Battista, mentre si trovava nel bosco a tagliare legna, incontrò una vecchia donna che raccoglieva legna secca per darla ad un fornaio in cambio di pane. Il boscaiolo prontamente le offrì il suo mantello per consentirle di ripararsi dal freddo e un pezzo di pane. La donna, come ricompensa, conferì un tocco magico alla sua roncola.

    Battista, durante il sacco, attese in una strada del centro l’arrivo degli invasori e con la propria roncola “benedetta” affrontò da solo i soldati francesi entrati in città.

    I francesi ebbero difficoltà contro il boscaiolo melfitano che da solo riuscì ad ucciderne molti. Infine Battista fu ferito gravemente e morì nello scontro.

    Melfi ha deciso di dedicare a Ronca Battista una delle strade principali del centro storico, Via Ronca Battista, per l’eroismo e l’amore dimostrato per la sua patria.

    La tragedia del 1528 è rievocata anche durante la festa dello Spirito Santo o “Pasqua di Sangue”. In occasione della celebrazione della Pentecoste cattolica, infatti, si affianca alla processione religiosa una rappresentazione degli eventi cruciali dell’assedio di Melfi e un corteo in costumi dell’epoca.

    Legata al passato è anche la cucina tipica melfitana.

    Tra i primi piatti si annoverano diversi tipi di pasta fatta in casa: maccuarnarë [makːwar’narə] ‘maccaronara’, strašënatë [straʃə’natə] ‘strascinati’, rëcchitèllë [rək:i’tɛl:ə] ‘orecchiette’, conditi, solitamente, con il sugo. Gli strascinati si prestano più degli altri tipi di pasta a essere mangiati con i legumi, soprattutto fagioli.

    Tra i secondi piatti: u cuciniddë [u kuʧi’nidːə], agnello cucinato con pancetta, salsiccia, pomodori, cardi e uova.

    Tra i dolci: cauzunciddə [kauʦun’ʧidːə], piccoli panzerotti ripieni di un impasto di cioccolato e mandorle (o castagne) e scartëddatë [skartə’dːatə], dolci di farina fritti e impregnati di vincotto o di miele.

     

    4.File interattivo  ADL_ Melfi

     

    Curatori:

    1. Il dialetto di Melfi_ Teresa Carbutti
    2. Uno sguardo all’ A.L.BA._ Francesco Villone
    3. Melfi tra cultura e folclore_ Giovanna Memoli
    4. File interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani: Melfi_ Anna Maria Tesoro
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