Montemilone: un paese lucano di confine

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DIALETTANDO

Montemilone: un paese lucano di confine

 

LA LINGUA

Il toponimo ‘Montemilone’ [mondəməˈlonə] móndëmëlónë è composto da due elementi: il sostantivo monte affiancato al nome di persona latino MILO, -ONIS e si trova attestato nel XII secolo come Montem Milionem, con i due elementi non ancora uniti, e ad inizio XIV secolo come Montismiloni, forma più simile a quella attuale.

Il dialetto di questo centro, come tutte le lingue romanze, deriva dal latino e presenta un sistema delle vocali accentate (vocalismo tonico) cosiddetto di transizione. Questo dato, fornito grazie agli studi svolti in seno all’Atlante Linguistico della Basilicata (A.L.Ba.) va ad aggiornare precedenti studi linguistici risalenti agli anni Settanta del secolo scorso, che ponevano il montemilonese nella compagine dei dialetti a vocalismo romanzo occidentale, quindi con un sistema delle vocali accentate simile nella struttura a quello dell’italiano.

L’aggiornamento risulta importante perché riconosce in questa lingua locale uno stadio evolutivo più arcaico rispetto a quanto precedentemente rilevato.

Rispetto alla lingua madre, ossia il latino, la parlata di Montemilone fa registrare per le vocali toniche, in alcuni casi la conservazione dei timbri originari, in altri casi esiti che se ne discostano.

Si conserva, per esempio, la vocale A sia in sillaba aperta NĀSU(M) > [ˈnasə] nasë ‘naso’, CĂPUT > [ˈkapə] capë ‘testa’, sia in sillaba chiusa MĀRTIU(M) > [ˈmarʦə] marzë ‘marzo’, GĂMBA(M) > [ˈgam:ə] gammë ‘gamba’.

Mutamenti si rilevano, invece, per le vocali toniche alte Ī ed Ū che presentano esiti diversi rispetto al latino. Queste, contrariamente alla A, presentano inoltre anche sensibilità alla struttura sillabica, cioè il loro esito cambia a seconda del fatto che si trovino in una sillaba terminante in vocale (sillaba aperta) o terminante in consonante (sillaba chiusa). Infatti Ī diventa /ə/ ë (vocale muta) in sillaba aperta APRĪLE(M) > [aˈb:rələ] abbrëlë ‘aprile’, ma diventa /e/ é in sillaba chiusa MĪLLE > [ˈmel:ə] méllë ‘mille’. Lo stesso accade per la Ū che diventa /y/ ü in sillaba aperta LŪCE(M) > [ˈlyʧə] lücë ‘luce’, ma diventa /o/ ó in sillaba chiusa MŪNDU(S) > [ˈmon:ə] mónnë ‘mondo’.

Tuttavia per le vocali lunghe in sillaba aperta l’esito registrato non è unico, ma affianco agli esiti riportati, che si configurano come i più diffusi e i più arcaici, se ne registrano altri influenzati dal modello italiano, ad esempio per la parola ‘aprile’ si sono rilevate anche le forme [aˈb:ɪlə] abbrịlë e [aˈprilə] aprilë.

Le vocali non accentate (atone), invece, si indeboliscono categoricamente in fine di parola dando come esito la vocale muta /ə/ ë.

La situazione cambia quando la vocale atona si trova all’interno della parola dove la A si conserva CAPILLU(M) > [kaˈped:ə] capéddə ‘capello’, la I, la E e la U si riducono generalmente a vocale muta /ə/ ë SEPTIMANA(M) > [sət:əˈmanə] sëttëmanë ‘settimana’, CEREBELLU(M) > [ʧələˈvrid:ə] cëlëvriddë ‘cervello’, RUMORE(M) > [rəˈmorə] rëmórë ‘rumore’, mentre la O diventa /u/ u DOMINICA(M) > [duˈmɛnəkə] dumènëkë ‘domenica’, OCTANTA > [uˈt:andə] uttandë ‘ottanta’, COOPERTA(M) > [kuˈvɛrtə] cuvèrtë ‘coperta’.

Altre interessanti considerazioni si possono fare a proposito del sistema delle consonanti. Anche qui, infatti, si registrano analogie e differenze rispetto al latino.

Ad esempio le consonanti D e G latine nel montemilonese generalmente si conservano: GAMBA(M) > [ˈgam:ə] gammë ‘gamba’, DENTE(M) > [ˈdɛndə] dèndə ‘dente’, in questi casi, dunque, registriamo un’analogia rispetto alla lingua madre.

Altre consonanti, invece, vedono il loro timbro modificarsi rispetto al latino come ad esempio la B che nel montemilonese diventa /v/ BRAC(C)HIU(M) > [ˈvrat:sə] vrazzë, oppure la laterale doppia LL che nel montemilonese diventa /dd/ COLLU(M) > [ˈkud:ə].

Un’altra delle caratteristiche della parlata di Montemilone si registrava anche nel latino e riguarda la presenza del genere neutro. Il latino, infatti, presentava oltre al maschile e al femminile anche un terzo genere a cui appartenevano i cosiddetti “nomi di materia”, cioè i nomi degli elementi non numerabili. Il genere neutro nel montemilonese si riconosce facilmente, in quanto presenta, rispetto al maschile singolare, il raddoppiamento della consonante iniziale: [u ˈp:anə]u ppanë ‘il pane’, [u ˈl:at:ə]u llattë ‘il latte’ e [u ˈm:elə]u mmélë ‘il miele’. Di contro il genere maschile presenta sempre l’articolo [u]u ‘il’ non seguito, però, dal raddoppiamento della consonante iniziale [u ˈmesə]u mésë ‘il mese’, [u ˈfornə]u fórnë ‘il forno’ e [u fukaˈrələ]u fucharëlë ‘il focolare’.

Produce il raddoppiamento della consonante iniziale anche l’articolo femminile plurale [lə] ‘le’ come mostrano gli esempi [lə ˈb:rat:sə] lë bbrazzë ‘le braccia’ e [lə ˈg:am:ə] lë ggammë ‘le gambe’.

Le ricerche portate avanti dall’A.L.Ba., contestualmente alla raccolta e salvaguardia degli elementi più strettamente tecnici, come possono essere quelli visti finora, si occupano di indagare anche aspetti più propriamente culturali. Ogni lingua, infatti, che sia essa d’ambito locale o nazionale, oltre ad essere un insieme di convenzioni fonetiche, morfologiche, sintattiche e lessicali necessarie per la comunicazione fra i membri di una comunità, è anche assimilabile ad uno scrigno che conserva tutta la storia di quella determinata comunità.

Questo secondo aspetto emerge con evidenza sfogliando il III Volume dell’A.L.Ba., che raccoglie tutti i termini riguardanti le parti della casa tradizionale e gli utensili domestici.

Queste parole offrono la possibilità di riscoprire un mondo che è andato scomparendo nel corso del tempo e che oggi si può ricostruire solo grazie alla lingua.

Ad esempio per quanto riguarda le parti della casa, e in particolare il tetto, gli informatori hanno riferito come il tipo più diffuso a Montemilone fosse quello realizzato con le canne, che proprio in virtù del materiale con cui era realizzato prendeva il nome di [kaˈn:it:sə] cannizzë o [kaˈn:et:sə] cannézzë. Accanto a questo tipo si è registrata anche la presenza di una tipologia di tetto realizzato in legno chiamato [traˈvatə] travatë e costituito da assi di legno sulle quali venivano poggiate delle tavole. Entrambe queste strutture erano ricoperte nella parte esterna con degli embrici detti [ˈkjeɳgələ] chiéngëlë.

Le canne erano utilizzate, oltre che per costruire i tetti, anche per realizzare dei silos domestici per la conservazione del grano, queste strutture erano chiamate [kanaˈkamərə] canacamërë, avevano una forma circolare ed erano composte cucendo insieme numerose canne. Per effettuare questa operazione si utilizzava uno specifico ago di grandi dimensioni detto [ˈakə də lə kanaˈkamərə] achë dë lë canacamërë.

Dato il largo uso che si faceva delle canne ognuno nei propri terreni impiantava un proprio canneto [kaˈn:ətə] cannëtə.

Le case di un tempo non erano dotate di servizi idrici e intorno all’approvvigionamento e conservazione dell’acqua ruotavano tutta una serie di oggetti ormai in disuso. L’acqua si attingeva dalle fontane pubbliche o dalle fonti naturali mediante dei barili in legno, ne esisteva un tipo più piccolo dalla capienza di circa dieci litri chiamato [varˈlɔt:ə] varlòttë, che era trasportato sulla testa dalle donne, erano loro, infatti, che si occupavano di svolgere il gravoso compito di approvvigionare la casa d’acqua. Un altro tipo di barile, con una capienza di circa trenta litri, era chiamato [manˈdɛɲ:ə] mandègnë. I barili di questo secondo tipo venivano trasportati in coppia, legati al basto, sul dorso degli animali.

Per conservare l’acqua in casa si usava una grande anfora di creta chiamata [raˈsolə] da cui si attingeva mediante una brocca, anch’essa di creta, chiamata [ˈd:zarlə] ggiarlë e utilizzata per portare l’acqua a tavola.

Questa modalità di conservazione dell’acqua in casa all’interno di recipienti di creta differenzia Montemilone dalla maggior parte dei paesi della Basilicata, dove, invece, si utilizzavano i barili di legno. L’impiego di oggetti realizzati con materiale diverso si spiega facendo riferimento al fatto che, dato il clima piuttosto caldo di questa zona, un recipiente di creta permetteva all’acqua di mantenersi più fresca rispetto ad un recipiente di legno.

Certo i quattro volumi dell’A.L.Ba. hanno solo avviato il lavoro di raccolta e salvaguardia dei dialetti lucani. Tuttavia gli ambiti semantici indagati finora: i nomi di parentela, le parti del corpo, i numeri, il tempo inteso in senso non meteorologico, il tempo inteso in senso meteorologico, le parti della casa tradizionale, gli oggetti in disuso e le fasi della vita degli esseri umani, offrono già una notevole messe di materiale che da un lato ci permette di avere un’idea piuttosto precisa dei tipi linguistici presenti nella nostra Regione e dall’altro lato ci consente di cominciare a portare alla luce l’immensa ricchezza culturale veicolata dalle lingue locali che altrimenti rischierebbe di cadere per sempre in oblio.

 

UNO SGUARDO ALL’ A.L.Ba.: carte 14 e 15, volume I, sezione II.

Nel dialetto di Montemilone si registrano per il singolare le forme

–  dèndë [ˈdɛndə] ‘dente’;

   pédë [ˈpedə] ‘piede’;

Per il plurale, invece, si registrano le forme

–  dindë [ˈdində] ‘denti’;

pidë [ˈpidə] ‘piedi’;

La vocale accentata del plurale è differente da quella del singolare pur avendo la stessa etimologia. Anche l’opposizione tra genere femminile e genere maschile è indicata quindi dal cambio della vocale accentata quando questa è una /e/, che diventa /i/, o una /o/, che diventa /u/.

– zòppë [ˈtsɔp:ə] ‘zoppa’

  (g)ròssë [ˈɣrɔs:ə] ‘grossa’

– zuppë [ˈtsup:ə] ‘zoppo’

  (g)russë [ˈɣrus:ə] ‘grosso’

Anche tra la III persona singolare e la II persona singolare dei verbi si registra lo stesso fenomeno:

–  galéjë [gaˈlejə] ‘(lui/lei) sbadiglia’

  së spósë [sə ˈsposə] ‘(lui/lei) si sposa’

–  galijë  [gaˈlijə] ‘(tu) sbadigli’

  të spusë [tə ˈspusə] ‘(tu) ti sposi’

Per quale motivo parole che hanno la stessa etimologia presentano realizzazioni differenti nel dialetto di Montemilone? A ben guardare questa differenza si motiva secondo una regola ben precisa, che si chiama metafonia, in base alla quale la diversa vocale segnala il cambio di numero (plurale rispetto al singolare), di genere (maschile rispetto al femminile) e di persona (II persona rispetto alla III persona).

Nel dialetto di Montemilone, nel quale le vocali finali latine  si sono ridotte a suono indistinto, la differenza fra singolare e plurale, maschile e femminile e II e III persona singolare dei verbi è affidata al cambio della vocale accentata.

 

Curatori:

  1. La lingua_ Francesco Villone
  2. Uno sguardo all’ A.L.BA.: carte 14 e 15, volume I, sezione II._ Anna Maria Tesoro e Teresa Carbutti
  3. File interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani: Montemilone_ Giovanna Memoli e Anna Maria Tesoro

ADL_ Montemilone

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