Pescopagano: una forte identità.

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1. La lingua di Pescopagano

La prima attestazione del toponimo Pescopagano risale al XII secolo, quando si registra già nella sua forma attuale come PESCUMPAGANUM. Il nome appare composto da due elementi: pesco e pagano.

Il primo elemento “pesco” ha come significato ‘pietra, grosso macigno, roccia’ e secondo una delle ipotesi etimologiche più accreditate rappresenterebbe uno dei rari relitti lessicali italici, che si trova diffuso nella toponomastica di diverse aree dell’Italia centro-meridionale. Si dovrebbe trattare della continuazione del termine osco peesslúm/pestlúm, attestato col significato di ‘podio, basamento’. Da questo significato originario il termine deve aver subito uno slittamento, passando ad indicare un’ ‘altura’, per poi subire un ulteriore evoluzione semantica arrivando a ricoprire anche il significato di ‘roccia’.

Il secondo elemento “pagano”, invece, deriva dal latino PAGANUS, nome proprio, oppure aggettivo che indicava appartenenza al territorio rurale (PAGUS).

Secondo Giacomo Racioppi “pagano” potrebbe anche far riferimento ai Saraceni.

Quello che è certo è che il toponimo, almeno nel suo primo elemento “pesco” trova una motivazione evidente già osservando il luogo dove sorge l’abitato di Pescopagano, dominato da una grande roccia sulla quale si intravedono ancora i ruderi di una roccaforte.

Il nome del paese in dialetto è pëšcupa(g)anë [pəʃkupaˈɣanə] ‘Pescopagano’ e il nome degli abitanti è pišcupa(g)anisë [piʃkupaɣaˈnisə] ‘pescopaganesi’.

Il dialetto pescopaganese rappresenta una delle gemme del tesoro linguistico della Basilicata, che grazie all’Atlante Linguistico della Basilicata sta venendo alla luce in tutta la sua straordinaria ricchezza. Le indagini, infatti, mostrano come ciascun dialetto rappresenti davvero qualcosa di unico. Qui in particolare si proverà a focalizzare l’attenzione su due aspetti del pescopaganese, il primo riguarda la lingua come sistema per la comunicazione e il secondo riguarda la lingua come patrimonio culturale.

Tra le informazioni morfologiche fondamentali che una lingua, intesa come sistema per la comunicazione, deve fornire ci sono sicuramente il genere e il numero. In questo ambito il pescopaganese ha sviluppato diverse strategie utili a tale scopo.

Un primo esempio è offerto dal sistema degli articoli determinativi lu [lu]‘il’ maschile singolare, la [la]‘la’ femminile singolare, li

  • ‘i, gli’ maschile plurale e [rə] ‘le’ femminile plurale, si avrà quindi, ad esempio, lu vuvëtë [lu ˈvuvətə]‘il gomito’ e li vuvëtë
  • ‘i gomiti’, la manë [la ˈmanə]‘la mano’ e rë mmanë [rə ˈm:anə] ‘le mani’. Come si noterà al femminile plurale l’articolo provoca il raddoppiamento della consonante iniziale della parola.

    È interessante notare, inoltre, che grazie agli articoli scopriamo alcuni termini dialettali cha al singolare hanno genere maschile e al plurale hanno genere femminile, ad esempio lu rištë [lu ˈriʃtə]‘il dito’, rë ddéštë [rə ˈd:eʃtə] ‘le dita’, lu šënucchië [lu ʃəˈnuk:jə]‘il ginocchio’, rë ggënócchië [rə d:ʒəˈnok:jə] ‘le ginocchia’.

    Tuttavia non sempre gli articoli forniscono queste informazioni, come accade, ad esempio, per alcuni termini che iniziano in vocale come l’annë [ˈl_an:ə] che significa sia ‘l’anno’ sia ‘gli anni’, in questi casi, dunque, dovrà essere il contesto della frase a darci le informazioni riguardanti il numero singolare o plurale.

    Il pescopaganese, oltre al sistema degli articoli, ha sviluppato un’altra strategia per veicolare le informazioni morfologiche. Questa strategia è basata sul timbro della vocale accentata per cui si avrà, ad esempio, pèrë [ˈpɛrə] ‘piede’, piérë [ˈpjerə] ‘piedi’, mésë [ˈmesə] ‘mese’, misë [ˈmisə] ‘mesi’, gruóssë [ˈgrwos:ë] ‘grossi’, gròssë [ˈgrɔs:ë] ‘grosse’.

    Eppure una lingua non è solo questo, ma rappresenta anche uno straordinario patrimonio culturale che ci informa su quella che doveva essere la società e la cultura del passato.

    La giornata, ad esempio, era scandita da quattro momenti principali lu matinë [lu maˈtinə]‘il mattino’, mezzëiuórnë [mɛd:zəˈjwornə] ‘mezzogiorno’, ròppë mezzëiuórnë [ˈrɔp:ə mɛd:zəˈjwornə] o ròppë mangiatë [ˈrɔp:ə manˈd:ʒatə] ‘pomeriggio’ e la sérë [la ˈserə]‘la sera’.

    La giornata, inoltre, era scandita anche dal suono delle campane, che a seconda dell’ora in cui suonavano avevano una precisa denominazione. Tra le cinque e le sei di mattina suonava matutinë [matuˈtinə], intorno alle diciassette suonavano li ndinnë

  • , tra le diciotto e le diciannove suonava vèsprë [ˈvɛsprə] e alla sera, intorno alle venti, suonava la vindiquattórë [la vindikwaˈt:orë].

    La compresenza di elementi tecnici, come il sistema morfologico e di elementi culturali, come la scansione della giornata, ci danno l’idea di come il dialetto possa essere considerato a buon diritto l’elemento identitario più caratteristico della comunità pescopaganese.

    2. Uno sguardo all’A.L.Ba.

     Se si dà uno sguardo all’Atlante Linguistico si possono osservare fenomeni molto particolari registrati a Pescopagano. Diamo un’occhiata al III volume e in particolare alle cc. 24 e 25, II sezione, rispettivamente ‘cuscino’ e ‘federa’.

    Osserviamo che a Pescopagano, che corrisponde al p.d.r. 18, si registra lo stesso termine, cioè cuššinë [kuˈʃ:inə] tanto per ‘cuscino’, quanto per ‘federa’. Il motivo di questa sovrapposizione va ricercato nella storia di questi oggetti nell’ambito della nostra civiltà contadina: un tempo il cuscino era formato da una sacca che veniva riempita con foglie seccate o paglia, dunque non esisteva nessuna federa in stoffa che conteneva questa sacca; si può pertanto comprendere perché i parlanti non distinguano fra il contenuto e l’involucro esterno.

    Ma rimanendo sempre al III volume, diamo ora uno sguardo alla c. 4 della III sezione, ‘Paiuolo’.

    A Pescopagano è stato registrato il lessema callarë [kaˈl:arə] che, come per altri dialetti della Lucania, proviene dal termine latino CALDARIA. La particolarità del dialetto di Pescopagano, rispetto a quelli dei restanti comuni della regione, sta nel fatto che qui si registra il fenomeno dell’assimilazione progressiva: a causa di questo fenomeno la -L- ha condizionato la -D- successiva assimilandola completamente.

    Nella maggior parte della Basilicata le evoluzioni più comuni per questo lessema sono, invece, caurara [kauˈrara] o caudara [kauˈdara] con passaggio di -D- a –r– -[r]- (rotacismo), nel primo caso, e di -L- a –u– -[u]- (vocalizzazione della U), in entrambi i casi.

    3.  Pescopagano tra Sacro e Profano

    Pišcupa(g)anë ‘Pescopagano’ si erge su un’altura che domina l’area du Marmë Platënë ‘del Marmo Platano’ e a chianë ra Cónzë ‘la valle di Conza’. È il paese della Basilicata situato più a ovest e confina sia con la provincia di Avellino che con la provincia di Salerno. Le sue origini sono molto antiche, l’importantissima Via Appia, attraversa il paese e a Pescopagano prende il nome di via Naziunalë ‘Via Nazionale’. Tra il XII e il XIII secolo Pescopagano subì diverse invasioni barbariche e saracene e a questi eventi è legato il sentitissimo culto di San Frangischë rë Paòlë ‘San Francesco di Paola’, Prutëttórë du paisë ‘protettore del paese’.

    A fèstë rë San Frangischë  ‘la festa di San Francesco’

    Secondo la tradizione religiosa, San Francesco ha liberato il paese, trasformando gli invasori in cardunë ‘cardoni’, piante selvatiche ricoperte di aculei. I festeggiamenti durano dal 30 giugno al 2 luglio con eventi che intrecciano sacro e profano. In particolare si celebra u vólë rë l’angëlë ‘il volo dell’angelo’: un bambino veste i panni dell’Arcangelo Gabriele sospeso mediante un cavo, recita per due volte delle odi a San Francesco di Paola. La cittadinanza al grido: «Adda assì l’angële» ‘deve uscire l’angelo’, si precipita indë a chiazzë ra Madònninë ‘nella piazza della madonnina’, e assiste all’evento.

       A Passatë ‘La passata’

    Altra tradizione molto sentita è a passatë ‘la passata’. U criaturë ‘il bambino’, oltre al sacramento battesimale, riceve una protezione diversa secondo la credenza popolare. Egli viene passato dai cumbarë ‘dal padrino e la madrina’ ai genitori, attraverso nu faššë rë spinë ‘un fascio di spine’. La tradizione simboleggia la depurazione dai mali della vita e la protezione da rë ppigliatë a uócchië ‘dai malocchi’.

     A Marònnë rë Mauriéllë ‘la Madonna di Monte Mauro’

    È forte la partecipazione che investe la cittadinanza durante le celebrazioni in onore della Marònnë rë Móndëmaurë  ‘la madonna di Monte Mauro’ detta anche a Marònnë rë Mauriéllë. L’ultima Domenica di agosto a prugëssiónë ra Marònnë parte dal paese e raggiunge il Monte Mauro per poi far ritorno nuovamente al paese.

     A sagrë ra podòlichë ‘la sagra della podolica’

    Più recente ma ugualmente molto partecipata, è la sagra della podolica. Pescopagano, data la sua grande ricchezza paesaggistica e geografica, è meta privilegiata ra transumanzë ‘della transumanza’, tradizione antichissima che porta mandrie di bovini dalle zone pianeggianti alle alture ricche di vegetazione durante i mesi estivi. Rë vvacchë ‘le mucche’ raggiungono i vòschë ‘i boschi’ di Pescopagano, trovando l’ambiente ideale che consente di ottenere prodotti dal gusto ineguagliabile. Da questo, nasce la sagra della podolica, che ogni anno si tiene a Pescopagano alla fine di agosto e permette di degustare il delizioso casëcavaddë ‘caciocavallo’ e altri prodotti tradizionali.

    4. FIle interattivo: ADL_PESCOPAGANO

    Curatori:

    1_La lingua di Pescopagano: Francesco Villone

    2_Uno sguardo all’A.L.Ba. : Teresa Carbutti

    3_Pescopagano tra Sacro e Profano: Potito Paccione

    4_File interattivo: ADL_Pescopagano: Vita Laurenzana

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