La Basilicata meridionale in versi

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I componimenti poetici presentati di seguito hanno partecipato al II concorso di “Poesia dialettale lucana” indetto dal Centro Interuniversitario di Ricerca in Dialettologia nel 2018. Entrambe le poesie sono state composte in due dialetti dell’area meridionale della Basilicata di paesi non molto distanti tra loro.

I versi del componimento Aggë turnètë ndu strittulë vècchië sono stati composti dal sig. Mario Appella in dialetto Castronovese. Mario Appella , castronovese doc , da anni vive a Roccanova, paese limitrofo, ma non ha mai dimenticato il paese natío tanto che vi torna spessissimo partecipando alla vita sociale e culturale della piccola comunità. Né ha dimenticato la propria “lingua del cuore” che cerca di custodire e preservare nello scrigno dei suoi ricordi. Il tema centrale della sua poesia, infatti, è proprio l’amore profondo per il proprio paese e, in particolare, per il quartiere dove ha trascorso l’infanzia che ormai è stato completamente abbandonato. Emerge, quindi, un senso di malinconia per i tempi passati quando i strittulë [ˈstritːulə] ‘vicoli’ erano pieni di gente, di bambini, di anziani, pieni di vita nonostante la miseria e la mancanza dei beni di prima necessità come il pane. Ora, a causa dell’emigrazione e dello spopolamento, i nostri piccoli centri sono vuoti e silenziosi, sono rimaste solo case vecchie e abbandonate e in mezzo alle viuzze cresce solo l’erba. Il cuore dell’autore piange il suo paese che sta “finendo”. La poesia è composta da 11 versi contraddistinti da una metrica libera con la presenza di alcune rime baciate.

 

 

Aggë turnètë ndu strittulë vècchië

 

Ci_aggë turnètë ndu strittulë vècchië

ma nòn ng’è cchiù nè ppènë nè mmësèrië.

A tònëchë dò chèsë iè ggià tutta scurcètë

e ad angunë purë u sulèrë s’à sfunnètë.

O uagliunë nòn ngë në sù cchiù

e o viécchië c’u sèpë adduvë sù.

C’è ll’èrvë crëššutë mmiénzë a vijë

e tandë crëstëiènë ca, iuórnë iuórnë,

së në pigliënë a vijë.

Pòvërë pajisë mijë stèië furnènnë

e u còrë mijë ppë cchissë stèië chiangènnë.

 

Mario Appella

 

 

 

Sono tornato nel vicolo vecchio

 

Sono tornato nel vicolo vecchio

ma non c’è più né pane né miseria.

L’intonaco delle case è già tutto scrostato

e a qualcuna pure il soffitto si è sfondato.

I bambini non ci sono più

e i vecchi chissà dove sono.

C’è l’erba cresciuta in mezzo alla via

e tanta gente che, giorno dopo giorno,

continua ad andar via.

Povero paese mio stai finendo

e il cuore mio per questo sta piangendo.

 

Mario Appella

 

L’autore, anche se vive da anni a Roccanova, utilizza la propria lingua d’origine e questo è testimoniato nella poesia dalla conservazione della laterale che a Roccanova, invece, diventa semivocale posteriore u /w/. Dalla poesia si possono estrapolare degli esempi: strittulë [ˈstritːulə] ‘vicoli’ laddove in roccanovese si avrebbe strittuwë [ˈstritːuwə], sulèrë [suˈlɛrə] ‘soffitto’ che a Roccanova è suwèrë [suˈwɛrə].

Sempre nel testo troviamo uagliunë [waˈʎːunə] che in roccanovese è uagnunë [waˈɲːunə] per ‘bambini’ e pigliënë [piˈʎːənə] per ‘prendono’ che a Roccanova è pigghiënë [piˈgːjənə].

La caratteristica più evidente che è un tratto tipico del dialetto di Castronuovo presente in soli sei paesi della Basilicata, è l’articolo plurale ò /ɔ/. I sei paesi lucani che presentano questa caratteristica sono Catronuovo di Sant’Andrea p.d.r.101, Sant’Arcangelo p.d.r.93, Armento p.d.r. 83, Guardia Perticara p.d.r. 80, Gorgoglione p.d.r. 73 e Chiaromonte p.d.r. 111. e formano due blocchi distinti e separati da una fascia di comuni che presentano, invece, come articolo plurale i /i/.  La spiegazione di questa particolarità linguistica di quest’area potrebbe essere, come osserva Patrizia Del Puente, una diffusione per effetto di prossimità con un collasso del sistema degli articoli analogamente a quanto succede per la ò /ɔ/ del femminile plurale nella zona della provincia beneventana, che proverrebbe dall’estensione al femminile dall’antico articolo neutro.

Ora ci spostiamo a circa 10 km di distanza nel vicino centro di Senise p.d.r.106 di A.L.Ba dove il giovane Salvatore Abalsamo ha composto la poesia A vitë. Il nostro autore è della classe 1993 e per noi del CID è motivo d’orgoglio avere tra la rosa dei nostri bravi autori e autrici di poesie dei giovani ragazzi e delle giovani ragazze che sono ancora legati alla propria terra , alle proprie origini, alla lingua degli avi. In questa poesia Salvatore esprime tutto il suo disappunto e la sua amarezza verso un mondo caratterizzato solo da promesse non mantenute e la difficoltà ad andare avanti in una terra dove le raccomandazioni sono più efficaci dei talenti personali, questo è ben messo in evidenza nell’espressione utilizzata nella poesia të fẽnë arrëvëndẽ granë purë sènza spi(g)ë [të ˈfænə arːəvənˈdæ ˈgranə ˈpurə sɛnza ˈspiɤə] ‘ti fanno diventare grano pure senza spighe’. Nonostante questo, negli ultimi versi, l’autore chiude con una nota positiva e ottimista : l’unica soluzione, dice, è “ridere e stare in compagnia” quindi un inno alla vita nella sua bellezza della condivisione e della convivialità.

 

A vitë

 

A vitë, së sa, iè nẽ còsa carë

però tandë che ièrë amarë.

Còmë nẽ grappë a pprima matinë:

të nfòctë, të stòntë, mẽ së ssèmbë ẽru pundẽ i primë.

Ppë num_barlà ddò dë ssa Bbasëlëcatë

ẽdduvë tuttë ièrë aggravatë.

Polëtëcandë chè: “rammë u vòtë, të tròvë a fẽti(g)ë”

të fẽnë arrëvëndẽ granë purë sènza spi(g)ë.

Tuṫṫë cumbarë e ccumbariéddë

mẽ ròppë r’i votaziònë è ffërnutë paschẽriéddë.

Singhë convịndë che l’unëca soluziònë iè qquiddë i rirë

e stẽ ngumbagnijë: “facimënë n_atu ggịrë”.

 

 

Salvatore Abalsamo

 

La vita

 

La vita, si sa, è una cosa cara

però è tanto amara.

Come una grappa a prima mattina:

ti infervora, ti stordisce, ma sei sempre al punto di prima.

Per non parlare qui in Basilicata,

dove tutto è aggravato.

Politicanti che: “dammi il voto, ti trovo il lavoro”.

ti fanno diventare grano pure senza spiga.

Tutti compari e comparucci,

ma dopo le elezioni è finita Pasquetta.

Sono convinto che l’unica soluzione è quella di ridere

e stare in compagnia: “facciamo un altro giro”.

 

 

Salvatore Abalsamo

 

 

La poesia, costituita da 12 versi a rima baciata, è scritta in dialetto senisese. Senise p.d.r 106 di A.L.Ba si trova nella cosiddetta zona Lausberg così chiamata dal nome dello studioso che per primo ne descrisse le peculiarità linguistiche negli anni ’40 del ‘900. Quest’area è la zona più arcaica della nostra regione infatti conserva ancora le antiche desinenze  latine –S e –T di II e III persona singolare e di II plurale. Nella poesia ne troviamo degli esempi: të nfòctë [tə ˈnfɔktə]  ‘ti infervora’, të stòntë [tə ˈstɔntə] ‘ti stordisce’.

Altra caratteristica del dialetto di Senise che emerge dal testo è il rotacismo   della

(-)D- iniziale di parola o intervocalica: (-)D- diventa (-)r– [r]: rammë [ꞌramːə] ‘dammi’, arrëvëndẽ [arːəvənˈdæ] ‘diventare’, ròppë [ꞌrɔpːə] ‘dopo’, rirë [ˈrirə] ‘ridere’.

Il dialetto di Senise presenta anche la palatalizzazione di a /a/. Tale fenomeno attualmente è molto instabile nel dialetto in questione, tant’è che colpisce il fonema a /a/ sia in sillaba aperta che, seppur raramente,  in sillaba chiusa arrivando ad interessare talvolta anche la a in posizione atona. Alcuni esempi nel testo sono: nẽ [næ] ‘una’, mẽ [mæ] ‘ma’, fẽti(g)ë [fæˈtiɤə] ‘lavoro’, fẽnë [ˈfænə] ‘fanno’, paschẽriéddë [paskæˈrjedːə] ‘pasquetta’.

Le poesie dei nostri autori rappresentano un importante contributo per la tutela e la salvaguardia delle lingue lucane sempre più a rischio di scomparsa. Noi non possiamo fare altro che ringraziare e incoraggiare i nostri cultori lucani a continuare nel loro appassionato interesse e amore verso il proprio dialetto.

 

Teresa Graziano

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1 commento

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    Salvatore il

    Bellissima analisi. Lo studio della storia che c’è dietro le nostre tradizioni ed i nostri dialetti suscita molte curiosità oltre ad ampliare la nostra conoscenza. Nello stesso tempo si può soddisfare il lettore ripercorrendo la suddivisione territoriale che ha caratterizzato il nostro passato con i relativi ceppi linguistici tanto vicini quanto differenti. Davvero complimenti.

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