LA RICCHEZZA LINGUISTICA DI ATELLA

0
  1. La lingua di Atella 

Atella è un comune di circa 3800 abitanti, collocato nella parte nord-occidentale della Basilicata. Pare che il centro sia stato fondato da Giovanni d’Angiò, conte di Gravina, agli inizi del XIV e fu popolato successivamente, tra 1325 e 1330, da pastori rioneresi. Il suo nome dialettale è ratèddë [raˈtɛd:ə] e il nome dei suoi abitanti è ratëddisë [ratəˈd:isə]. Il toponimo sembra collegato con il latino ater ‘nero’ e l’umbro atru e adru. Il nome dialettale potrebbe aver avuto origine dall’unione dell’articolo prevocalico l [l], poi rotacizzato in r [r], al toponimo atèddə [aˈtɛd:ə]: questo accade perché i dialetti meridionali non tollerano molto le parole inizianti per vocale.

Linguisticamente il dialetto di Atella si presenta molto interessante. Nell’atellano si registra in primo luogo il cosiddetto fenomeno della sensibilità alla struttura sillabica: in base ad esso una stessa vocale tonica latina può avere esiti differenti a seconda che si trovi in sillaba libera (che finisce in vocale) o in sillaba implicata (che finisce in consonante). Vediamo qualche esempio:

/e/ > –é– -[e]- in sillaba libera come in névë [ˈnevə] ‘neve’, pérë [ˈperə] ‘piede’;

/e/ > –è– -[ɛ]- in sillaba implicata come in lènghə [ˈlɛngə] ‘lingua’, rèndë [ˈrɛndə] ‘dente’;

/o/ > –ó– -[o]- in sillaba libera come in chióvë [ˈkjovə] ‘piove’, dóië [ˈdojə] ‘due (femminile)’

/o/ > –ò– -[ɔ]- in sillaba implicata come in nòttë [ˈnɔt:ə] ‘notte’, ògnë [ˈɔɲ:ə]  ‘unghia’

Un fenomeno che accomuna il dialetto di Atella a molti dialetti meridionali è quello del rotacismo. A causa di questo fenomeno la -D- del latino evolve in –r- -[r]- come in:

rëšëtalë [rəʃəˈtalə] ‘ditale’

trapérë [traˈperə] ‘treppiede’.

È inoltre molto importante il fenomeno del raddoppiamento fonosintattico, che permette di distinguere il genere femminile plurale dal maschile plurale e il genere neutro dal maschile singolare. Questo fenomeno consiste nel raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva all’articolo determinativo. Per comprendere meglio, vediamo qualche esempio:

lu/u rèndë [lu/u ˈrɛndə] ‘il dente’ vs i riéndë [i ˈrjendə]‘i denti’;

la (g)ammë [la ˈɣam:ə]‘la gamba’ vs ggammë [rë ˈg:am:ə] ‘le gambe’;

lu/u mésë [lu/u ˈmesə] ‘il mese’ vs mmélë [rə ˈm:elə] ‘il miele’.

A livello sintattico, il dialetto di Atella, come la maggior parte altri dialetti meridionali, presenta il fenomeno dell’accusativo preposizionale. Si tratta di un fenomeno grazie al quale il parlante introduce con la preposizione “a” il complemento oggetto quando esso è rappresentato da un essere umano. Perciò si registra:

Vachë a ppiglià a ssòrëmë [ˈvakə a p:iˈʎ:a a ˈs:ɔrəmə] ‘vado a prendere mia sorella’;

Vachë a ttruwà a Ggiovannë [ˈvakə a t:ruˈwa a d:ʒoˈvan:ə] ‘vado a trovare Giovanna’;

ma

Fa ènzë la (g)attë [fa ˈɛndzə la ˈɣat:ə]‘fa’ uscire il gatto’;

Chiamë lu canë [ˈkjamə lu ˈkanə] ‘chiama il cane’.

  1. Uno sguardo all’A.L.Ba.

È noto che i nomi di parentela rientrano tra i termini appartenenti al cosiddetto vocabolario di base, cioè a quel gruppo di parole che i parlanti utilizzano con la più alta frequenza.

Dal punto di vista strutturale, in una lingua, il lessico costituisce un insieme aperto di elementi e la sua composizione può variare nel corso di intervalli temporali anche minimi.

In questo senso i dialetti, in quanto lingue la cui trasmissione è affidata all’oralità, possono subire, proprio in ambito lessicale, le perdite più evidenti. Queste perdite, purtroppo, possono riguardare anche il vocabolario di base, portando nel giro di poche generazioni alla scomparsa di alcuni dei suoi termini.

Con questo breve contributo si vuole mostrare come il lessico dialettale per un verso esprime una notevolissima ricchezza culturale, che, tuttavia, si trova associata ad una fragilità intrinseca.

La due carte che si andranno a considerare, “Nonno” e “Nonna” , ad Atella rispettivamente registrati come [tataˈran:ə] e [mam:aˈran:ə], ci mostrano proprio questo.

Entrambi i termini si configurano come nomi composti, costituiti da un sostantivo e da un aggettivo:

1) [ˈtatə] tatë “papà” e [ˈgran: ə] grannë “grande d’età”;

2) [ˈmam:ə] mammë e [ˈgran: ə] grannë “grande d’età”.

Dal punto di vista culturale queste due parole portano a riflettere sul ruolo, anche affettivo, che le due figure parentali ricoprivano all’interno della famiglia tradizionale e sul rispetto che era loro dovuto in quanto grandi d’età.

Dal punto di vista linguistico, invece, questi termini, raccolti nel I volume dell’A.L.Ba. dalla viva voce di informatori e informatrici ultrasessantacinquenni, e oggi non più usati dai giovani atellani, ci mostrano che il processo di perdita di un elemento lessicale non avviene all’improvviso, ma coinvolge più generazioni, infatti, immaginando uno schema generazionale tripartito, ci sarà una generazione conservativa che utilizza ancora questi termini, una generazione intermedia che pur conoscendo questi termini non li utilizza più, in termini tecnici si parla di conoscenza passiva, e, infine, una generazione di giovani che perderà anche quest’ultima forma di conoscenza.

Proprio allo scopo di arrestare questa pericolosa deriva, che potrebbe condurre, nel giro di alcune generazioni alla perdita o allo snaturamento del patrimonio dialettale tradizionale, dal 2007 è sceso in campo il Progetto A.L.Ba., che con i quattro volumi pubblicati finora, ha avviato una titanica impresa di raccolta del lessico dialettale affinché anche le generazioni più giovani, e quelle future, non siano private delle loro radici, che nella lingua, meglio che in altri contesti, riescono a essere ben visibili.

  1. Atella: confine tra il Vulture-melfese e l’area aviglianese 

Secondo alcune testimonianze, la fondazione di Atella sarebbe avvenuta a opera di coloni provenienti dall’omonima città, situata in Campania. Tuttavia non ci sono fonti che provano la veridicità di questa ipotesi; la fondazione certa di Atella risalirebbe, invece, all’inizio del XIV secolo, come si è detto, per volere di Giovanni D’Angiò. Atella, come detto in precedenza, è situata nella valle di Vitalba che rappresenta idealmente il confine tra il Vulture Melfese e l’area linguistica aviglianese. Per tale ragione la lingua di Atella fa registrare alcuni fenomeni tipici dell’area del Vulture e altri che invece richiamano il dialetto aviglianese.

Sulla base delle caratteristiche che assume, la metafonia può essere considerata un fenomeno esemplificativo del dialetto di Atella: gli esiti dittonganti, propri dell’area linguistica aviglianese, convivono con gli esiti monottonganti in continuità con il Vulture-Melfese.

Es. littё [ꞌlitːə] ‘letto’, curtiddё [kurꞌtidːə] ‘coltello’, iurnё [ꞌjurnə] ‘giorno’, convivono con: riéndё [ꞌrjendə] ‘denti’, cupiérchiё [kuꞌpjerkjə] ‘coperchio’, cuóddё [ꞌkwodːə] ‘collo’, suó(g)rё [ꞌswoɣrə] ‘suocero’.

  • Il carnevale di Atella, tradizione e lingua

Nella valle di Vitalba il Carnevale rappresenta un momento di evasione e trasgressione al quale partecipa l’intera cittadinanza. Uomini e donne si travestono, celando la propria identità e formando la mašcaratё, un corteo carnascialesco che si riversa nelle vie di Ratèddё [raꞌtɛdːə] ‘Atella’. In coda al corteo viene portato un carro, con un fantoccio riempito di paglia, di nome Carnёvalё [karnəꞌvalə] ‘Carnevale’. Le maschere annunciano l’arrivo di Carnevale con la frase: ‹‹Passё la mašcaratё, prёparatёvё ca v’avita purgà, arrivё Carnёvalё chinё rё pagliё››, [ꞌpasːə la maʃkaꞌratə, prəpaꞌratəvə ka v_aꞌvita purꞌga, aꞌrːivə karnəꞌvalə ꞌkinə rə ꞌpaʎːə], ‘passa la sfilata in maschera, preparatevi che vi dovete purgare, arriva Carnevale pieno di paglia’. Il momento della rinascita catartica raggiunge il culmine quando viene vrušatё [vruꞌʃatə] ‘incendiato’ il fantoccio di carnevale. Questo evento simboleggia la morte dell’inverno e la rinascita della natura che avviene in primavera. Sullo sfondo l’incendio di Carnevale fa da contorno alla festa che prosegue tra balli e canti. In particolare le maschere circolano per le vie del paese alla ricerca di cibi e leccornie ma soprattutto della pregiata sauzizzё [sauꞌtsitːzə] ‘salsiccia’ simbolo beneaugurante di abbondanza e benessere. La ricerca di cibo e leccornie viene attuata mediante la pronuncia di una filastrocca caratteristica, tramandata oralmente, dai toni scherzosi che verrà, di seguito, riproposta.

ADL

Zzì, zzì, zzì, dammё nё póchё rё sauzizzё:

sё manghё mё nё vu rà,

tu i uaiё aia passà!

Iè arruvatё Carnёvalё,

nёn zё fannё i maccarunё,

a la fèmёnё ca rё ffacivё

s’è spёzzatё u la(g)ёnaturё,

tinghё, tinghё, tinghё,

dammillё nu malamèndё,

dammillё nu malamèndё,

quandё au córё rё la šummèndё,

e ssё nё mmё nё vù rà

chё tё puzza strafucà!

 

IPA

[tːsi tːsi tːsi ꞌdamːə nə ꞌpokə rə sauꞌtsitːsə

si ꞌmaŋgə mə nə vu ra

tu i ꞌwajə ꞌaja paꞌsːa!

jɛ arːuꞌvatə karnəꞌvalə,

nən zə ꞌfanːə i makːaꞌrunə,

a la ꞌfɛmənə ka rə fːaꞌtʃivə

s_ɛ spəꞌtːsatə u laɣənaꞌturə,

ꞌtiŋgё, ꞌtiŋgё, ꞌtiŋgё,

daꞌmːilːə nu malaꞌmɛndə,

daꞌmːilːə nu malaꞌmɛndə,

ꞌkwandə au ꞌkorə də la šuꞌmːɛndə,

e sːə nə mːə nə vu ra

kə tə ꞌputːsa strafuꞌka].

 

TRADUZIONE

‘Zio, zio, zio dammi un poco di salsiccia

se non me ne vuoi dare

tu i guai devi passare.

È arrivato Carnevale

non si fanno i maccheroni,

alla donna che li faceva

si è spezzato il matterello,

ting (suono onomatopeico)

dammelo un pezzo grande,

dammelo un pezzo grande,

quanto il cuore della giumenta,

e se non me lo vuoi dare,

che tu ti possa soffocare’.

 

 

4. File interattivo: ADL_Atella

Curatori:

  1. La lingua di Atella: Teresa Carbutti
  2. Uno sguardo all’A.L.Ba.: Francesco Villone
  3. Atella: confine tra il Vulture-melfese e l’area aviglianese; il carnevale di Atella, tradizione e lingua: Potito Paccione
  4. File interattivo: ADL_Atella: Vita Laurenzana
Share.

Sull'Autore


Lascia un Commento